Per fortuna che in Italia c’è qualcuno che pensa ai giovani: Giuliano Amato. Uno che, si sa, nella vita ha sempre fatto tutto pensando ai giovani. Quando nel 1998, per esempio, alla tenerissima età di 59 anni se n’è andato in pensione con un assegno lordo mensile da 22.000 euro al mese (12.518 euro netti), lui non stava pensando a sé stesso: macché stava pensando ai giovani.
E quando dieci anni dopo, smessi i panni di deputato, ha sommato alla modesta pensioncina da 22.000 euro lordi anche l’assegno da ex parlamentare (altri 9.000 euro lordi al mese), raggiungendo la cifra record di 31.000 euro lordi di pensione al mese, non stava pensando alla sua serena vecchiaia. Macché: stava pensando ai giovani.
Lui è sempre stato così: talmente innamorato dei giovani da dedicare loro ogni istante di vita. Ma soprattutto di vitalizio.
L’ex presidente del Consiglio, ex presidente della Corte costituzionale, ex ministro del Tesoro, ex ministro dell’Interno, ex ministro per le Riforme, ex deputato, ex senatore, ex Garante per la concorrenza, a 88 anni è ancora presidente dell’Istituto Reichlin, oltre che Garante del codice di comportamento sportivo del Coni.
Si capisce: chi pensa ai giovani non può fare a meno di occupare al posto loro qualsiasi poltrona disponibile. Così, per evitare i giovani abbiano fastidi.
E proprio come presidente dell’Istituto Reichlin Amato ha tenuto l’altro giorno un importante discorso a Barletta: «Salari e ascolto per non perdere i giovani». Parole forti che sono sembrate quasi una sfida. La famosa (di)sfida di Barletta. O burletta.
Comunque l’intervento è subito apparso destinato all’Avvenire. Non tanto l’avvenire dei ragazzi, per il momento, quanto l’Avvenire quotidiano, che infatti ha pubblicato il tutto con la dovuta evidenza.
«La risposta è una sola: retribuzioni più alte», ha tuonato Amato. E come dargli torto? In effetti i ragazzi che si lamentano di stipendi bassi e impieghi precari, non hanno che da imparare dall’ex premier: lui infatti, al contrario loro, è sempre riuscito nella sua lunga vita politica ad avere ottime paghe e un posto sicuro.
Socialista anti craxiano, poi socialista craxiano, prima con Scalfaro (Oscar Luigi) poi con Scalfari (Eugenio), a tratti berlusconiano, dalemiano, montiano quel che basta, ovviamente abbastanza vicino a Napolitano per diventare presidente della Consulta, è saltato da una poltrona all’altra, mancando solo quella del Quirinale, ma incassando sempre ricche prebende.
Tanto che la sua biografia si potrebbe riassumere così: in principio fu Dottor Sottile, alla fine Portafogli Spesso.
Tutto sempre per il bene dei giovani, s’intende. Per esempio quando scalò i vertici del Psi, occupando i posti di maggior responsabilità senza mai accorgersi che esistevano le tangenti, molti si chiesero: ma come è possibile? Ora si capisce: lui stava pensando ai giovani.
E quando sostenne l’euro salvo poi dire, a conti fatti, che sapeva benissimo che l’euro sarebbe stato un fallimento? Ora si capisce: lo ha fatto per aiutare i giovani.
Sempre a loro pensa. Per i giovani ha messo le mani nottetempo nei conti correnti degli italiani e per i giovani ha tagliato le pensioni, stando però ben attento a tenersene per sé una da 31.000 euro lordi al mese. Altrimenti ai giovani chi ci pensa?
Anche negli ultimi dodici anni, per dire, cioè dopo il compimento dei 75 anni, ha accumulato una carica dopo l’altra: giudice della corte Costituzionale, vicepresidente della medesima, presidente della medesima, presidente dell’International Advisory Board di UniCredit, presidente della Treccani, garante per il Coni e persino presidente del Comitato algoritmi, gruppo di lavoro costituito a Palazzo Chigi per studiare l’intelligenza artificiale. In qualche modo bisogna aiutarli ’sti giovani, no?
E Amato è una vita che fa di tutto per loro. Per dire: avete mai visto un professore universitario (che in media ha uno stipendio da 5-6.000 euro al mese) andare in pensione con 22.000 euro al mese?
Lui ci riuscì grazie a un giochetto da Dottor Sottile: infatti andò in pensione quando era distaccato all’authority per la Concorrenza, ottenendo che il ricco emolumento che prendeva per quell’incarico fosse considerato uno stipendio a tutti gli effetti.
Sim sala bin, bastò unire gli stipendi e a 59 anni si trovò la pensioncina d’oro alle spalle dei futuri contribuenti.
Come non fidarsi di uno così? Infatti quando l’altro giorno tutto infervorato ha detto che «la risposta è una sola: retribuzioni più alte», ci siamo convinti che stesse davvero, come sempre, pensando ad aiutare chi è giovane.
Perché in fondo si può essere giovani anche a 88 anni.
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