Saccheggi, la corsa ai nuovi reati non serve. Meglio estendere il Daspo ai cortei
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Se c’è una cosa che, a seguito delle violenze di piazza verificatesi nei giorni scorsi a Milano ed in altre città d’Italia, dovrebbe apparire evidente è che per combattere tali fenomeni occorre agire «a monte» sul piano della prevenzione, creando ostacoli che impediscano, per quanto possibile, a chi li organizza di raggiungere il suo scopo, piuttosto che agire «a valle», sul piano della repressione, inasprendo pene o introducendo nuove ipotesi di reato.

Provvedimenti di quest’ultimo genere, infatti, hanno di solito un’assai limitata efficacia dissuasiva tanto su coloro che programmano e organizzano le violenze e i disordini, i quali restano di solito ben occultati dietro le quinte e sfuggono in tal modo ad ogni genere di sanzione, quanto su coloro che li mettono in atto, essendo questi ultimi soggetti da considerare, in genere, come non dotati di adeguate capacità raziocinanti ma soltanto mossi da quello che Alessandro Manzoni, nel descrivere i comportamenti della folla nella giornata dell’assalto ai forni, definiva il «maledetto gusto del soqquadro».

Purtroppo, però, è proprio sotto il profilo anzidetto che il decreto legge appena varato dal governo mostra le sue manchevolezze, alle quali è sperabile (ma senza farsi troppe illusioni) che si dia rimedio in sede di conversione.

L’importanza del fermo di prevenzione

Il «pezzo forte», infatti, degli strumenti di prevenzione continua ad essere il fermo, denominato appunto di prevenzione, che, introdotto con il decreto legge n. 23/2026, emanato a seguito dei gravi disordini verificatisi a Torino il 31 gennaio del corrente anno, è stato ora reso applicabile in un maggior numero di ipotesi ed esteso anche ai minorenni.

Uno strumento, quello ora detto, che però, già nel corso della sua gestazione, era stato oggetto di numerose critiche – ivi comprese quelle di chi scrive – con riguardo non solo ai suoi possibili profili di incostituzionalità ma anche alle pratiche difficoltà della sua applicazione ed alla sua presumibile scarsa efficacia. Difetto, quest’ultimo, di cui proprio i nuovi, violenti disordini verificatisi in questi giorni hanno dato compiuta dimostrazione e del quale non sembra che le intervenute modifiche abbiano eliminato o ridotto la portata.

In cosa consiste il Daspo

Non appaia, quindi, frutto di ostinata presunzione il riproporre all’attenzione degli «addetti ai lavori» (come chi scrive ha già fatto in passato) un altro tipo di intervento, sicuramente al riparo da pericoli di incostituzionalità e presumibilmente più efficace, ricalcato sull’ampiamente sperimentato modello del c.d. Daspo, a suo tempo concepito per la prevenzione di violenze in occasione di eventi sportivi e poi esteso anche a finalità di tutela dell’ordine e della sicurezza in determinate aree urbane.

Esso dovrebbe consistere, essenzialmente, nell’imposizione, per un congruo periodo di tempo, del divieto di partecipazione a manifestazioni di piazza a tutti i soggetti, italiani o stranieri, già noti per essere stati condannati o denunciati come responsabili di violenze perpetrate in occasione di manifestazioni precedenti; divieto accompagnato dalla previsione, in caso di violazione, di adeguate sanzioni penali, con la possibilità, inoltre, di procedere, anche per tale violazione (come già previsto dalle norme vigenti per numerosi altri casi, cui proprio il decreto legge in discorso ne ha aggiunti di ulteriori) all’arresto non immediato ma «in differita».

Cosa si dovrebbe fare nel caso dei maranza saccheggiatori

Opportuno e costituzionalmente del tutto legittimo sarebbe inoltre (come sembra sia stato ventilato da parte della Lega) che, nel caso di manifestazioni motivatamente ritenute «a rischio», si imponga a promotori e organizzatori la prestazione di un’adeguata cauzione per l’eventualità che esse diano luogo a violenze o disordini, con la previsione che la stessa vada perduta anche quando coloro che se ne siano resi autori non siano stati identificati, salvo che sia fornita la prova di aver fatto tutto il possibile per evitarli.

Gli stessi promotori e organizzatori, come pure gli organismi associativi in nome e per conto dei quali essi abbiano agito, dovrebbero altresì assumere veste di responsabili civili nei procedimenti penali eventualmente instaurati a carico di coloro che, in occasione delle manifestazioni, avessero commesso dei reati.

Inutile dire che l’eventuale accoglimento, in sede di conversione del decreto, di una sola di tali proposte susciterebbe le furibonde e scandalizzate reazioni non solo della sinistra propriamente politica ma anche di tutto il sinistrismo imperante nel mondo dell’informazione, della cultura e del diritto, con immancabile evocazione dello spettro di un ritorno al «fascismo», condito con il richiamo ai sacri principi della Costituzione.

Le possibili mosse del governo per contrastare i maranza

Tra questi, naturalmente, vi sarebbe, in primo luogo, quello contenuto nell’art. 17, dimenticandosi, però, che esso garantisce sì il diritto di riunione dei cittadini in luogo pubblico, sul quale si fonda il diritto di manifestazione, ma solo a condizione che esso venga esercitato «pacificamente e senz’armi».

Condizione, questa, che, a ben vedere, è posta, oltre che a tutela dell’ordine pubblico, anche a tutela dello stesso diritto in discorso, essendo esso concepito perché tutti i cittadini possano liberamente e tranquillamente avvalersene senza dover affrontare il pericolo creato dall’azione di facinorosi.

Ragion per cui è compito ineludibile dello Stato far sì che la condizione in questione venga rigorosamente osservata, anche adottando, quindi, le opportune e legittime misure di prevenzione.

A fronte, quindi, delle presumibili reazioni di cui si è detto, le possibilità sono due: o la sedicente destra, essendo al potere, si decide, una volta per tutte, ad infischiarsene per adempiere, secondo le regole elementari della democrazia, a quanto ritiene giusto, conformemente anche alle aspettative dei suoi elettori; oppure deve rassegnarsi all’idea che, come diceva a suo tempo Gianni Agnelli, perché i suoi elettori possano sperare che si faccia (ovviamente senza dirlo) qualcosa che sia veramente «di destra» dovranno attendere che sia la sinistra a giungere al potere.

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