C’è qualcosa che non va: più spendiamo soldi per il clima, più aumentano le emissioni. Dal 2015 al 2025 sono stati investiti 17.000 miliardi di dollari per la transizione green nel mondo. Eppure lo scorso anno, sostiene l’Onu, c’è stato il record assoluto di CO₂. Ma la Ue addirittura vuole creare un fondo da 70 miliardi l’anno contro il riscaldamento.

Il record della CO₂ nonostante gli investimenti green

Le concentrazioni dei principali gas serra hanno raggiunto nel 2025 nuovi livelli record, alimentando un riscaldamento globale i cui effetti dureranno per decenni e secoli. È l’allarme dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), agenzia dell’Onu, in un rapporto pubblicato a pochi giorni dalla Cop 31, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre. Secondo l’Omm, anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno tutti toccato livelli senza precedenti lo scorso anno. La concentrazione media globale di CO₂ è salita a 426,8 parti per milione, pari al 153% del livello preindustriale del 1750. La crescita della CO₂ è in accelerazione, prosegue l’ente delle Nazioni Unite: dagli anni Sessanta, l’aumento annuo medio è passato da 0,8 ppm a 2,4 ppm nel decennio 2011-2020. Tra il 2024 e il 2025 la concentrazione è cresciuta di 2,8 ppm, oltre la media decennale, pur restando leggermente sotto il picco del periodo 2023-2024.

A leggere questi dati catastrofici vengono in mente le parole del climatologo Luca Mercalli o del geologo Mario Tozzi, che gridano: «Bisognava agire prima, ora azzerare le emissioni o andrà sempre peggio». Peccato che non è che non si sia fatto nulla in questi anni verso la transizione green. Secondo la società americana Bain & Company, negli ultimi dieci anni sono stati investiti circa 17 trilioni (17.000 miliardi) di dollari in tecnologie sostenibili, 4 trilioni in più rispetto a quanto previsto nel 2015. Nel solo 2025 gli investimenti hanno raggiunto il record di 2,4 trilioni di dollari. E in Europa circa 1,8 trilioni di dollari investiti nell’energia verde hanno contribuito a ridurre del 42% le emissioni del settore energetico nell’arco di un decennio.

Di fronte a questi numeri, forniti da un gruppo che non ha particolari interessi a dare cifre sballate, sorge allora una domanda: se il mondo investe in maniera massiccia nel green, ma le emissioni crescono, dov’è che stiamo sbagliando? Come mai più spendiamo soldi per il clima, più aumentano le emissioni? Forse perché la CO₂ non è solo colpa dell’uomo e delle sue attività?

Il ruolo di El Niño e le conseguenze sul clima

Bisognerebbe fermarsi e capire dove si vuole andare per evitare di buttare denaro e tempo per raggiungere un obiettivo irrealizzabile. Anche perché la stessa Organizzazione meteorologica mondiale ha inoltre avvertito che un intenso fenomeno «El Niño» potrebbe far salire ulteriormente le concentrazioni nel corso di quest’anno: «Ogni parte per milione in più è significativa, poiché trattiene ulteriore calore. In sostanza, stiamo sovraccaricando di energia l’oceano e l’atmosfera», ha dichiarato Ko Barrett, vicesegretario generale dell’Omm. «Ciò significa che ondate di calore, cicloni tropicali e temporali si stanno intensificando più rapidamente di quanto i nostri parametri storici ci avessero portato a prevedere». Quest’anno diverse aree del mondo, tra cui l’Europa, hanno registrato temperature estive torride, mentre in Asia e in altre regioni si sono verificate inondazioni devastanti.

E allora: se è colpa di «El Niño», perché non cambiare strada? Invece no. La strategia sulla decarbonizzazione non risolve il problema emissioni, eppure la Ue non solo conferma il Green deal ma chiede uno sforzo in più. La Commissione europea ha presentato infatti un piano per la resilienza climatica che indica la traiettoria a cui prepararsi: un aumento delle temperature globali di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100 rispetto all’epoca preindustriale. Gli Stati membri dovranno dunque, stando ai ragionamenti di Bruxelles, elaborare piani nazionali che coinvolgano i diversi settori dell’economia, dalle infrastrutture agli ecosistemi. Il controllo aiuterà a integrare il clima nelle politiche economiche e nelle decisioni di spesa, fanno sapere dalla Ue.

Il costo della resilienza climatica

La sfida richiederà risorse ingenti. Secondo Bruxelles, adeguare infrastrutture, edifici, ecosistemi ed economia alle condizioni future costerà circa 70 miliardi di euro all’anno. La Banca europea per gli investimenti prevede di destinare almeno 30 miliardi all’adattamento nel periodo 2026-2030, sostenendo tecnologie e soluzioni per rafforzare la protezione dai rischi in Europa e nel resto del mondo. L’obiettivo infine è anche mobilitare capitali privati attraverso garanzie e strumenti di condivisione del rischio.

Insomma, se la strategia verde europea non funziona, allora bisogna varare piani statali per la transizione. Altro debito? E chi lo ripaga?

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