Per ridurre i costi energetici deindustrializzanti delle imprese europee – in particolare quelle italiane – serve ovviamente una riduzione dei prezzi dei combustibili fossili via ripristino dei flussi bloccati dalla turbolenza geopolitica contingente, ma anche la cancellazione del sistema europeo degli Ets (Emissions trade systems).
In attesa di soluzioni relative al primo tema, si dovrebbe iniziare una pressione maggiore sull’Ue per eliminare il secondo peso. Il Parlamento europeo, anche grazie ad una postura puntuta dell’Italia, ha iniziato ad alleggerirlo a favore delle aziende energivore, ed è un buon segnale se confermato dal prossimo Consiglio (intergovernativo) dell’Ue.
Ma tale tendenza andrebbe amplificata perché il sistema Ets, oltre che de-competitivo, è ormai inutile per l’obiettivo de-carbonizzante che ne ha ispirato la creazione nel passato. Qui un motivo realistico evidente.
Come funziona il sistema europeo Ets
Prima va spiegato in breve il sistema Ets. L’Ue stabilisce un tetto massimo alle emissioni carbonizzanti consentite; le imprese ricevono o acquistano quote di emissione; chi emette meno può vendere le aliquote non utilizzate; chi emette più di quanto consentito deve acquistare quote aggiuntive. Questa è la procedura Ets 1 applicata alla produzione di energia elettrica, industrie energivore, aviazione e trasporto marittimo. Ma nel 2027 entrerà gradualmente in vigore l’Ets 2 molto più pesante sul piano dei costi sistemici perché includerà gli edifici, i trasporti più altri settori oggi esenti.
Ets 1 ed Ets 2, il rischio di deindustrializzazione
La combinazione di Ets 1 e 2 rende certo un impatto de-industrializzante con rischio di aumento della disoccupazione. Va annotato che ciò è stato previsto dai partiti ambientalisti della legislatura europea precedente, ma ritenuto effetto positivo: è più importante ridurre le emissioni carboniche che inducono il cambiamento climatico che salvare posti di lavoro. E va anche annotato che i partiti non ambientalisti non hanno contrastato questa dottrina perché i sondaggi demoscopici mostravano notevole consenso per tale malpensata priorità.
Ora il pensiero razionale deve scegliere tra due opzioni: accusare di stupidità criminale l’ambientalismo irriflessivo sul piano economico oppure con estrema pazienza evitare imputazioni che toccherebbero gli elettori, mostrando loro che ormai la decarbonizzazione forzata è roba vecchia e sostituita da una nuova priorità: ridurre la dipendenza da combustibili fossili importati che genera un rischio inflazionistico non gestibile. Cioè, invece di litigare mostrare la nuova realtà di una decarbonizzazione che non ha bisogno di essere forzata via terrorismo fiscale.
La strategia europea per ridurre la dipendenza energetica
La dipendenza dall’energia importata non è e non sarà più sostenibile e quindi la nuova formula energetica europea – pur nazionalmente differenziata in base alle specificità locali – dovrà puntare sull’energia autoprodotta: nucleare a fissione di nuova generazione a partire dal 2030 (e a fusione dal 2040 in poi), idroelettrico, solare corroborato da accumulatori per ridurne l’intermittenza, eolico e geotermico dove localmente sono più produttivi, biocarburanti, combustibili sintetici, ecc., il tutto collegato da una rete elettrica capace di più efficienza perché gestita con intelligenza artificiale. Tale programma è già in atto in molte aree europee ed implica una riduzione progressiva dell’importazione di combustibili fossili carbonizzanti.
Decarbonizzazione senza Ets: la proposta del gruppo Stratematica
In una simulazione del mio gruppo di ricerca (Stratematica) emerge che questa impostazione della politica energetica riuscirà ad ottenere l’obiettivo de-carbonizzante dell’Ue senza i famigerati Ets 1 e 2entro il 2050, circa.
Perché mai, allora, dovremmo tenerci gli Ets? Sarebbe più razionale eliminarli per lasciare soldi alle imprese energivore utili ad investimenti sulle nuove fonti energetiche. Mi sembra lapalissiano. Ed invito i verdi ad aderire a questa impostazione realistica chiedendo loro di accorgersi della novità. E se i verdi – che sono parte della maggioranza politica corrente nell’Ue – non volessero aderire a questo invito? Si meriterebbero una caratterizzazione come «angurie», verdi fuori, ma rossi (estremisti) dentro, cioè anti-mercato. È forse un segnale positivo che i verdi non si siano opposti all’allentamento degli Ets in sede di Parlamento europeo? Potrebbe essere un tentativo di salvare il modello Ets ammorbidendolo.
Italia, gas importato e nuove fonti energetiche
L’Italia con un eccesso di dipendenza dal gas importato per produrre calore ed elettricità? Certamente è un problema che ha spinto il governo ad aumentare recentemente lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nel perimetro terrestre e marino nazionale nonché fare accordi con gli esportatori. Ma è un problema che va visto in termini sistemici. La formula energetica nazionale dovrà mantenere una fonte di energia non-intermittente stabile per il tempo necessario all’insediamento del nuovo mini-nucleare ed al solare combinato con mega-accumulatori, dando nelle contingenze priorità al secondo perché più rapido.
La proposta: eliminare l’Ets per sostenere la transizione
Come ho scritto sopra, la formula energetica europea dovrà essere differenziata per specificità nazionali: l’Italia dipenderà più a lungo dai combustibili fossili, ma dovrà bilanciare questa necessità producendo un surplus di energie alternative, come sta già facendo. Scenario facilitato dall’eliminazione dell’inutile e depressiva gabella Ets.
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