Resta nelle classi il libro del geologo che discolpa l’uomo per il clima
Giorgio Giachetti (Youtube)

Cosa mai credete: i bambini che a scuola bullizzano i compagni che vedono deboli, poi crescono, e ve li ritrovate nella vita da adulti. Com’è successo al presidente dell’Ordine professionale dei geologi del Veneto, Giorgio Giacchetti, che s’è permesso di far presente, in conferenza pubblica, poi stampata tra gli Atti di un convegno, che per affrontare gli eventi meteorologici estremi bisogna farlo con la prevenzione, non con la decarbonizzazione.

Apriti cielo: il povero geologo diventa oggetto di un indegno massacro mediatico. Si mobilitano le truppe cammellate dei bulli ecocatastrofisti, chiedendo «la sospensione immediata della diffusione del volume degli Atti, il ritiro delle copie e una revisione dei contenuti prima di qualsiasi nuova edizione». Parole patetiche (e un po’ mitomani) di un tizio isolato, tale prof Carlo Barbante (peraltro un chimico, per di più analitico, con competenze ignote nel campo della geologia).

Resiste, invece, l’assessore all’Ambiente del Comune di Belluno, che ha fatto distribuire il saggio nelle scuole superiori: «Non si tratta di un opuscolo, ma di un libro di 157 pagine, con le relazioni dei relatori e le fotografie del convegno», ha detto Lorenza De Kunovich al Corriere del Veneto. «Noi abbiamo semplicemente pubblicato gli interventi di un convegno. Non abbiamo mai preteso di stabilire chi avesse ragione e chi avesse torto. Il contraddittorio è una cosa positiva». Complimenti all’assessore, una delle poche ad aver capito qual è l’etichetta nella comunicazione scientifica.

Ma, non me ne voglia il presidente dell’Ordine dei geologi del Veneto, non è lui il vero bersaglio. Sembrano, piuttosto, attacchi inquietanti verso professionisti, tanto più se giovani. Come dire: non v’azzardate a uscire fuori dalle righe, sennò vi facciamo neri, non vi facciamo lavorare, vi segreghiamo, vi paragoniamo ai negazionisti dell’olocausto, insomma vi distruggiamo. Avrete il trattamento riservato a Giacchetti.

Le truppe cammellate che si sono mobilitate, infatti, non hanno alcun credito scientifico: Cgil, Pd, 5 stelle, Iv, Legambiente, Verdi. E, ultimo, ma non ultimo, il giornalismo di terza categoria. Contro le parole del geologo professionista, strilla, nomen omen, tale Gianna Fracassi, della segreteria della Cgil con laurea in giurisprudenza. Strilla tale Attilio Fratta, altro sindacalista con competenze in pedagogia. Strilla tale Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, il cui curriculum nessuna IA riesce a trovare in rete. Strilla Elisabetta Piccolotti di Avs – laurea in «Scienze (sic!) della Comunicazione nella società della globalizzazione» – che annuncia un’interrogazione al ministro all’Istruzione, al quale chiederebbe di riferire in Aula. Devo confessarvi che sto ridendo mentre scrivo queste parole: penso, povero ministro, con quali soggetti gli tocca interagire. Un’altra che strilla (e interroga il ministro) è la parlamentare del Pd Rachele Scarpa (studi di lettere). Di Italia viva si unisce al coro addirittura il vicepresidente, Enrico Borghi, laurea in Scienze politiche. A strillare in nome del Movimento 5 stelle ci pensano la laureata triennale in biologia Ilaria Fontana e il geometra Pietro Lorefice. Né poteva naturalmente mancare un altro onorevole geometra: Angelo Bonelli, che si spinge ad accusare Giacchetti di aver avuto non una svista, ma di aver fatto «disinformazione pianificata». Addirittura pianificata. Tutti che strillano come oche, ma nessuno saprebbe dire perché.

Infine la stampa. Tralascio i giornali locali e cito solo La Stampa, pubblica la foto di «Rodolfo Carosi, presidente nazionale geologi». E ci tiene a precisare che contro Giacchetti «si è rivoltato lo stesso mondo della scienza, a partire dal suo». Senonché Carosi non è presidente nazionale dell’Ordine professionale dei geologi.

In ogni caso, il prof Carosi è stato molto superficiale quando ha affermato che «i cambiamenti climatici stanno avvenendo, oggi, con rapidità anomala»: non può non sapere che non è così, e non so perché l’abbia detto.

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