- Il voto elettronico di Lello Ciampolillo al Senato è l’emblema di un’amministrazione incapace di usare la tecnologia. Dal sito Inps ko fino alle code virtuali per i bonus, tutte le occasioni perse per rendere la burocrazia più snella.
- L’ex vicepresidente della Commissione parlamentare sulla digitalizzazione Mara Mucci: «L’Agenda di cui si parla dagli anni Novanta è ancora sulla carta. Nello Stato un’incredibile assenza di competenze specifiche».
- Immuni doveva essere l’arma più formidabile per contenere il contagio, invece è un disastro. Nessuno ne parla più, tranne Arcuri che vuole usarla per monitorare la vaccinazione.
Lo speciale contiene tre articoli.
Se nemmeno il Senato riesce a essere al passo con la digitalizzazione, figurarsi il resto della pubblica amministrazione. La fiducia di Palazzo Madama al governo di Giuseppe Conte si doveva esprimere con voto elettronico. Eppure la presidente Elisabetta Casellati ha dovuto ricorrere alle immagini registrate per stabilire se i senatori Riccardo Nencini e Lello Ciampolillo avevano dichiarato il voto entro i tempi.Perché stupirsi se app e piattaforme pubbliche entrano in tilt quando l’afflusso degli utenti supera il numero di un piccolo condominio, se le autocertificazioni digitali funzionano a metà e se app nate per tracciare il virus, sbagliano i dati? Con la pandemia, l’Italia ha scoperto la sua debolezza sul fronte delle nuove tecnologie. Spinto dall’ansia innovatrice e dall’ambizione di mostrare di essere al passo con i tempi, il governo ha avviato una serie di operazioni ad alto tasso informatico. Una pioggia di app da far invidia ai giganti della Silicon Valley con la presunzione di far scoprire agli italiani che, stando a casa con il cellulare, si possono utilizzare i servizi della pubblica amministrazione, ricevere bonus e ristori pubblici e prenotarsi per il vaccino. Ma la promessa del «basta un click» per superare file e avere tutto a portata di smartphone si è rivelata una favola. E talvolta un incubo.
È quanto è successo il 1° aprile al sito dell’Inps. Milioni di lavoratori autonomi travolti dalla crisi si accalcano a richiedere l’indennità di 600 euro. La platea che può accedere al beneficio è di oltre 5 milioni di persone. Il portale collassa e viene sospeso per 3 ore. Centinaia di profili di utenti (dati anagrafici, residenza e domicilio, numeri di telefono, mail private, nomi dei figli) diventano di pubblico dominio. La privacy in centinaia di casi è violata.
Anche numerose domande per accedere al bonus baby sitter sono state modificate, cancellate e inviate a estranei. Molte di queste sono finite nel circuito dei social. Gli utenti danneggiati e furibondi si rivolgono al Garante per la privacy che inchioda l’Inps alle sue responsabilità e dice che le anomalie sono più ampie di quelle rilevate dall’Istituto e sono continuate anche dopo il 1° aprile. Quindi ingiunge di informare le famiglie entro 15 giorni della violazione dei dati altrimenti rischia una sanzione fino a 20 milioni di euro. Si profila anche l’ipotesi di un attacco hacker. Il sistema Inps non riesce a far fronte neppure alla mole di domande per la cassa integrazione dell’emergenza. Il meccanismo di erogazione, alle prese con numeri mastodontici, si inceppa con ritardi enormi sui pagamenti.
In estate è scoppiato il pasticciaccio delle graduatorie provinciali online. Centinaia di migliaia di precari della scuola si sono riversati sulla piattaforma del ministero che è imploso. Due giorni dopo il via delle operazioni, meno di 1 insegnante su 3 è riuscito a inviare la richiesta di entrare nelle graduatorie per le supplenze. Nessuno aveva previsto la valanga di accessi nonostante che i precari siano un quarto dell’organico. Anziché sveltire le nomine di ruolo e quelle a tempo determinato, è scoppiato il caos e l’anno scolastico è partito senza migliaia di insegnanti. Anche nel luglio 2017 il sito del ministero dell’Istruzione andò in tilt, preso d’assalto da 700.000 domande di docenti precari che chiedevano di essere inseriti nelle graduatorie.
Il Covid che ha costretto le scuole alla didattica a distanza ha messo allo scoperto la fragilità del sistema di connessione nazionale. La banda larga e il traffico in rete sono determinanti per seguire le lezioni fuori dalle aule, peccato che ancora non siano accessibili a tutti. Una famiglia su 4 nel nostro Paese non dispone di un accesso a internet a banda larga. Numerose famiglie si sono viste piombare in casa il sistema della didattica a distanza senza avere gli strumenti informatici.
Un flop annunciato pure quello dell’accesso digitale al bonus bici e monopattini: è il rimborso fino a 500 euro per favorire la mobilità ecosostenibile. Siccome i fondi stanziati erano limitati, il governo ha deciso per il clic day: chi prima arriva meglio alloggia. Mezz’ora dopo l’avvio, il sistema si è bloccato gettando nel panico gli utenti. La piattaforma è stata riattivata ma procedendo con lentezza. Nel frattempo è saltato anche lo Spid, il sistema di identità digitale necessario per accedere al bonus. Sui social si sono intrecciati i racconti di quanti lamentavano di avere atteso oltre tre ore per la registrazione mentre le associazioni dei consumatori davano consigli su come farsi risarcire il danno. Qualcuno ha ribattezzato il giorno fatidico come il «Colic Day». Online proliferano i tutorial che aiutano gli utenti meno tecnologici a ottenere lo Spid, a dimostrazione che l’accesso non è poi così facile. L’impressione è che lo Stato abbia scaricato la burocrazia cartacea in rete. Lo Spid si rivela pure poco utile. Dovrebbe consentire ai cittadini di accedere ai servizi online delle pubbliche amministrazioni e di taluni soggetti privati con un’unica identità digitale. L’intento è nobile; peccato che le amministrazioni in grado di fornire servizi online siano ancora poche.
La stessa cosa si può dire per l’app Io, nota agli utenti soprattutto per il cashback, il rimborso del 10% delle spese sostenute con carte e bancomat. Nonostante i toni trionfalistici del governo l’operazione è cominciata male. Avviata a dicembre per incentivare i consumi natalizi, si è rivelata subito un calvario per gli utenti che non riescono a scaricarla sul cellulare. Io è rimasta intasata per diversi giorni e molti ci hanno rinunciato, anche perché nel frattempo negozi e ristoranti sono aperti a singhiozzo. Tramite l’app è passato il bonus vacanze da 500 euro per le famiglie a basso reddito: un altro fallimento. Su 2,4 miliardi di risorse stanziate sono stati utilizzati solo 200 milioni, poco più dell’8%. Colpa del meccanismo complesso di utilizzo.
L’era Conte, nonostante la grande attenzione ai temi dell’innovazione, è cominciata con un flop. A giugno 2018, pochi giorni dopo l’insediamento, il sito della presidenza del Consiglio che permette di monitorare lo stato dei decreti attuativi è andato offline. È tornato consultabile qualche settimana dopo, ma è stato il primo di una serie di incidenti sempre più frequenti nella pubblica amministrazione digitale. Fino all’annus horribilis 2020.
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