Le carte del reddito di cittadinanza usate per pagare persino le dosi di droga. È uno degli aspetti più singolari emersi dall’operazione «Social card» che ha portato i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro a smantellare un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di stupefacenti.
Sono 24 le misure cautelari eseguite tra le province di Catanzaro e Vicenza: dodici persone sono finite in carcere, nove ai domiciliari e tre colpite da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato anche un bar utilizzato, secondo l’accusa, come deposito della droga e dove veniva consentito l’uso della cucina per il consumo di cocaina.
Cosa succedeva nel Catanzarese
Il provvedimento è stato emesso dal gip di Catanzaro Mario Santoiemma su richiesta della Dda ed è il risultato di un’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Girifalco con attività tradizionali, servizi sul territorio e riscontri sul campo. Le indagini hanno consentito di svelare un meccanismo complesso e un sistema al cui vertice ci sarebbe stato Davide De Santis, ventinovenne di Cortale, piccolo centro del Catanzarese.
L’uomo (ha messo nero su bianco il gip nell’ordinanza di custodia cautelare) «manteneva costantemente e direttamente i contatti con i grossisti, stabilendo tempi e modi delle forniture di narcotico, nonché le modalità operative necessarie a concretizzare, senza il rischio di essere individuato, gli approvvigionamenti e la custodia oltre che la distribuzione all’ingrosso degli stupefacenti sulle piazze territoriali. Di assoluto rilievo il volume d’affari dell’organizzazione».
Il «reddito di cittadinanza» per la droga
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga e detenzione illegale di armi e munizioni.
In particolare, De Santis avrebbe utilizzato un appartamento a Cortale, ritenuto il centro nevralgico del sodalizio, come deposito per ingenti quantità di cocaina e marijuana poi immesse sul mercato. A custodirlo ci avrebbe pensato Raffaele Bertuca, 49 anni di Catanzaro, ritenuto uno degli uomini più fidati del capo. Il ruolo di grossista sarebbe stato invece ricoperto da Aurelio Rocco Petrilli, 55 anni di Girifalco, che avrebbe avuto il compito di trasportare la droga dal fornitore ai sodali che poi la consegnavano ai pusher per la vendita al dettaglio.
Tra i pusher compare Antonio Saraceno, 48 anni di Girifalco, indicato come uno dei vertici dell’organizzazione. Per gli inquirenti, Saraceno avrebbe accettato come pagamento, in mancanza di contante, le carte del reddito di cittadinanza dei consumatori. «È emerso dall’indagine che gli assuntori utilizzassero carte di credito del reddito di cittadinanza per pagare le cessioni di sostanza stupefacente al Saraceno», ha evidenziato il gip Santoiemma.
I dettagli dell’inchiesta
L’inchiesta ha preso il via dall’analisi di un telefono sequestrato a una persona arrestata per spaccio. Da qui gli investigatori hanno scoperto che c’erano due gruppi operativi. Uno era già stato disarticolato con una precedente operazione che a maggio 2024 aveva portato a otto misure cautelari.
Per gli inquirenti, l’organizzazione sgominata ieri era dotata di una struttura stabile e organizzata, con ruoli specifici e referenti per ogni ramificazione territoriale. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 4 chili di cocaina; 6,7 chili di marijuana; 0,3 chili di hashish; una pistola e 10 proiettili calibro 7,65, per un valore complessivo di circa 500.000 euro.
Ma nonostante i sequestri, il sodalizio avrebbe continuato costantemente lo spaccio di droga.
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