Arcuri, furbata con l’Anticorruzione per tornare capo della Treccani Reti
Domenico Arcuri (Imagoeconomica)

Domenico Arcuri, ex amministratore delegato di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, non poteva essere confermato presidente di Treccani Reti, di proprietà dell’Enciclopedia italiana (ente di diritto privato, istituzione culturale) e di Treccani scuola, che ha l’esclusiva della commercializzazione delle opere, dai libri agli audiovisivi del prestigioso istituto, fondato nel 1925 da Giuseppe Treccani degli Alfieri e Giovanni Gentile.

Più conosciuto al grande pubblico come il commissario straordinario all’emergenza Covid scelto dal governo Conte nel marzo 2020 e rimosso dall’incarico un anno dopo per volontà di Mario Draghi, Arcuri avrebbe infatti violato il divieto di pantouflage e dato falsa comunicazione all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione cui spetta la vigilanza e il conseguente potere sanzionatorio in materia.

Introdotto dalla legge Severino del 2012 e tra le misure di prevenzione della corruzione, l’istituto del pantouflage (o revolving doors) ha la funzione di evitare situazioni di corruzione nel passaggio di alti funzionari statali dal settore pubblico a quello privato.

Arcuri e la carica di presidente di Treccani Rieti

Nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, costoro non possono svolgere «attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività dell’amministrazione, svolta attraverso i medesimi poteri». Deve esserci un periodo di «raffreddamento» di tre anni, ma Arcuri non l’avrebbe rispettato e si sarebbe pure ritoccato al rialzo i compensi.

Partiamo dalla carica di presidente di Treccani Reti. L’ex ad di Invitalia, incarico ricoperto dal 2007 al 2022, sapeva che l’organo di vigilanza dell’istituto stava verificando se avesse violato «la legge Severino» e il 29 aprile 2024, al presidente dell’Anac Giuseppe Busia (il cui mandato è scaduto l’11 settembre scorso), arriva un documento che riporta in calce «il presidente di Treccani Reti Spa» ma non sembra firmato Domenico Arcuri.

È una richiesta di chiarimento sull’applicazione della normativa «pantouflage» e nel testo si dichiara che il presidente di Treccani Reti Spa ha svolto il suo ruolo «nell’orizzonte temporale previsto dalla norma», e che «non è mai cessato dalla carica». Non solo, si pongono interrogativi sul fatto che Invitalia possa essere considerata pubblica amministrazione e rientri nei casi di divieto di pantouflage.

I rapporti fra Busia e Arcuri

Il 29 aprile 2015, l’agenzia era infatti entrata nell’azionariato di Treccani sottoscrivendo un aumento di capitale di 3,4 milioni di euro e designando Arcuri come proprio rappresentante nel cda dell’Istituto. Nel 2017 e nel 2020 Invitalia sottoscrive altri due apporti, rispettivamente di 809.407 euro e di 517.290 euro.

Nel 2019, inoltre, acquista per 4.000 euro uno spazio pubblicitario sulla rivista Enciclopedia Italiana. L’ad di Invitalia, che diventa presidente di Treccani Reti (già Editalia) nel gennaio 2017, sostiene nella missiva che non è mai cessato dalla carica e che c’è stato solo un «ampliamento delle deleghe di gestione».

Il 10 giugno 2024 Giuseppe Busia risponde direttamente al presidente Arcuri (quindi è certo della provenienza della richiesta del 29 aprile) e dichiara che «non vi è dubbio che Invitalia rientri negli enti di diritto privato in controllo pubblico», visto che «è una partecipata interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze». Quanto al pantouflage, afferma che sulla base della documentazione fornita il presidente di Treccani Reti non ha violato il divieto.

Busia, molto legato a Giuseppe Conte che a giugno 2018 l’aveva proposto per la carica di segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2020 era stato nominato all’Anac dall’allora premier. Tra gli incarichi, in precedenza era stato vice capo di gabinetto di Francesco Rutelli presso il ministero dei Beni culturali, garante delle primarie del Pd nel 2007. È nel board scientifico di Scuola di politiche, il think tank di Enrico Letta. Anche Arcuri è molto legato al leader del M5s.

Le omissioni del commissario straordinario per il Covid

Tra l’invio della richiesta, volta a tranquillizzare l’operato dell’allora numero uno di Invitalia, e la risposta dell’anticorruzione, nel mese di maggio c’è grande tensione in Treccani. L’organo di controllo interno, a conoscenza della nota inviata, giudica a dir poco singolare che a chiedere un parere all’Anac sia stato proprio il diretto interessato alla possibile disciplina sul pantouflage. Il documento, inoltre, era stato inviato senza i dubbi sollevati dal collegio sindacale e non sarebbe stato approvato dal cda.

Arcuri aveva omesso di dire all’Anac della cessazione dell’incarico in Treccani Reti da ottobre 2020 a maggio 2021. Quando era stato nominato commissario straordinario all’emergenza Covid, il 6 ottobre era stato lui stesso a comunicare con lettera la volontà «di interrompere, esplicitamente e formalmente, le attività connesse al ruolo di presidente Treccani Reti», già anticipate in data 21 settembre. Aveva poi riacquisito le funzioni il 12 maggio 2021, sembra senza l’approvazione dell’assemblea di Treccani.

Le mosse di Arcuri per rimanere alla Treccani

Riassumendo, nei tre anni precedenti la cessione dell’incarico di presidente di Reti, Arcuri era ancora ad di Invitalia (lo è stato fino a luglio 2022) con «poteri autoritativi o negoziali» nei confronti di Treccani Reti interamente controllata dall’Istituto Enciclopedia Italiana. Infatti, sottoscrive aumenti di capitale e acquista uno spazio pubblicitario. Quando nel maggio 2021 riacquista il ruolo in Reti (soggetto privato) e nel 2023 diventa vicepresidente dell’Istituto, non era trascorso il periodo «di raffreddamento» che impone il divieto di pantouflage.

Nell’ultima assemblea ordinaria dei soci dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Domenico Arcuri è stato confermato per altri tre anni come consigliere scelto, che non rappresenta direttamente gli interessi dei soci. Al suo posto, infatti, nel board era entrato Bernardo Mattarella, nuovo ad di Invitalia. Rimase come consigliere «cooptato» su proposta dell’ex presidente di Treccani Franco Gallo e, a quanto si mormora, su insistenza di Saverio Garofani, consigliere del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Continua a presiedere Treccani Reti, incarico che nel 2025 gli ha fruttato 150.000 euro, più 90.000 euro di premialità come lui stesso ha confermato in consiglio senza mettere a verbale la dichiarazione. Altri 25.000 euro sono arrivati perché rappresenta Treccani nel cda di Digit’Ed, la piattaforma per la formazione digitale. L’Anac non ha nulla da ridire?

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