Alleanza Zuppi-Renzi sull’8 per mille
Il presidente della Cei Matteo Zuppi (Ansa)
La Cei: «Modifiche di Chigi contro la Chiesa». L’ex premier plaude ma la norma risale al Conte bis che lui fece nascere. I soldi ora sono usati contro la droga e non pro migranti.

Dimenticate la crociata laica per abolire i presunti privilegi della Chiesa cattolica. Ora si sguainano spade per difendere dalla destra persino il vituperato 8 per mille.

La polemica l’ha sollevata ieri, al convegno bolognese «1985-2025. Quarant’anni di sostentamento del clero: ieri, oggi e domani», il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Matteo Zuppi: «Esprimo delusione», ha protestato, «per la scelta del governo di modificare in modo unilaterale le finalità e le modalità di attribuzione dell’8 per mille di pertinenza dello Stato. È una scelta che va contro la realtà pattizia dell’accordo stesso, che ne sfalsa oggettivamente la logica e il funzionamento, creando una disparità che danneggia sia la Chiesa cattolica che le altre confessioni religiose firmatarie delle intese con lo Stato». In effetti, c’è una novità: la quota incassata dall’erario andrà ripartita, in prima battuta, proporzionalmente alle scelte effettuate dai contribuenti; il residuo, cioè la somma di chi non ha effettuato alcuna scelta, verrà invece destinato dal Consiglio dei ministri, entro il 30 novembre, ad alcune tipologie di intervento, da indicarsi con apposita delibera. In assenza di delibera, si tornerà al criterio vigente fino a oggi: la già citata proporzionalità rispetto alle scelte dei contribuenti.

Zuppi ha insistito: il denaro permette ai volontari «di essere vicini alle esigenze delle persone e a coloro che sentiamo più vicini alle nostre preoccupazioni: la lotta alla povertà, l’educazione, le tante emergenze in Italia e nel mondo». «Non ci interessano i soldi, ci interessano i poveri», ha assicurato l’uomo entrato in conclave da Papa e uscitone da cardinale. Secondo cui le finalità del meccanismo «non possono essere modificate, se non di comune accordo».

Fin qui, il capo della Cei. A costui, però, è corso subito dietro Matteo Renzi: «La scelta del governo di andare contro la Cei e contro la Chiesa cattolica sull’8 per mille», ha scritto il senatore vestiti i panni di un templare, «è l’ennesima dimostrazione di un modo di concepire le istituzioni arrogante e sordo al confronto. Togliere alla Chiesa cattolica quello che le spetta in virtù del Concordato e farlo perché magari non si condivide la posizione della Cei sui migranti è l’ennesimo colpo di testa del duo MeloniMantovano. Solidarietà al cardinal Zuppi e a tutti i vescovi italiani». Ma davvero la riforma dell’8 per mille è figlia di una vendetta della destra per la difesa dei migranti da parte della Conferenza episcopale?

In verità, la modifica all’articolo 47 della legge 222 del 1985, contestata da Zuppi e Renzi, è stata introdotta dal governo Conte bis. Un esecutivo sostenuto dal Movimento 5 stelle e dal Pd e del quale lo stesso leader di Italia viva si vantò di essere stato il mattatore, ai tempi della famigerata «mossa del cavallo». Nel 2019, i giallorossi introdussero la possibilità, per i contribuenti, di indicare a quale tra cinque tipologie di intervento dedicare il contributo che intendevano destinare allo Stato: fame nel mondo; calamità; assistenza ai rifugiati e ai minori non accompagnati; conservazione dei beni culturali; ristrutturazione e messa in sicurezza delle scuole. Il «duo MeloniMantovano», come lo ha chiamato Renzi, ha solo aggiunto una sesta tipologia, cioè la lotta alle dipendenze e alla droga. Se è un peccato preferirla all’accoglienza dei clandestini, Zuppi assolva gli italiani…

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