Banche, Unicredit vuole Bpm. La Lega insorge: «Va fermata»
Andrea Orcel (Getty Images)
  • Ops sul Banco, che ha appena lanciato una scalata su Anima e preso una fetta di Mps. Nascerebbe il terzo istituto in Europa.
  • Lega furiosa: il Mef non è stato informato dell’operazione che scompagina i piani sul Monte. Ma per il governo sarà difficile intervenire. Comunicazioni, invece, alla Bce. S’allarga la distanza fra Roma e la finanza milanese.

Lo speciale contiene due articoli.

Unicredit ha sganciato la bomba all’alba, quasi tre ore prima dell’apertura di Piazza Affari: il gruppo guidato da Andrea Orcel ha promosso un’offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni del Banco Bpm. Scombinando i piani del governo Meloni (e non solo) che qualche settimana fa ceduto il 15% del Monte dei Paschi e una quota (il 5%) è stata acquisita proprio dal Banco Bpm lasciando la porta aperta alla nascita di un terzo polo bancario con l’istituto di Piazza Meda a fare da pivot. Ieri Orcel ha sparigliato le carte e ribaltato le mosse del risiko del credito.

Vediamo perché e partiamo dai dettagli dell’operazione lanciata da Unicredit che entro 20 giorni presenterà a Consob il documento di offerta che ha un controvalore complessivo, in caso di integrale adesione, di quasi 10,1 miliardi (cioè 6,657 euro per azione di Banco Bpm). L’offerta pubblica di scambio (Ops) è una tipologia di offerta pubblica che utilizza le azioni dell’offerente, in questo caso Unicredit, per comprare quelle della preda. Viene per questo definita «carta contro carta» a differenza dall’Opa, che utilizza i contanti, e dall’Opas, che avviene in parte in contanti e in parte in carta, cioè in titoli azionari. Per finanziare la sua proposta l’offerente, a meno che non disponga di un grosso pacchetto di azioni proprie, vara un aumento di capitale al servizio dell’offerta, con il quale genera le azioni che verranno scambiate con quelle della preda. In questo caso l’Ops esprime un premio dello 0,5% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna di venerdì scorso. A supporto dell’offerta, Unicredit lancerà un aumento di capitale di nuove azioni destinate a essere scambiate con quelle del Banco. Aumento che dovrà essere approvato dall’assemblea straordinaria fissata per il prossimo 10 aprile. Entro 20 giorni verranno intanto presentate anche le richieste delle autorizzazioni a Bce, Banca d’Italia e Ivass anche per la quota di controllo in Anima (su cui il Banco ha lanciato l’offerta lo scorso 6 novembre) e le altre controllate. L’intera operazione, stima il gruppo, potrebbe poi chiudersi entro giugno. L’offerta sarà comunque efficace se Unicredit verrà a detenere almeno il 66,67% di Banco Bpm. Che verrà poi incorporata e ritirata dal listino milanese. Dove ieri il titolo della banca di Castagna ha guadagnato il 5,48% a 7 euro (oggi si riunirà il cda) mentre quello di Unicredit ha ceduto il 4,7% a 36,2 euro.

Quali sono gli obiettivi dichiarati della mossa su Piazza Meda? In una conferenza telefonica con gli analisti ieri l’ad Orcel ha sottolineato che «l’Europa ha bisogno di banche più forti e più grandi che la aiutino a sviluppare la propria economia e a competere contro gli altri principali blocchi economici». In dote il Banco Bpm porta 4 milioni di clienti. Con un’eventuale fusione Unicredit raddoppierebbe la quota di mercato per filiali nel Nord Italia (area in cui il Banco dispone di oltre 1.000 filiali), diventerebbe la terza banca europea e vedrebbe anche salire la quota di mercato nel Nord Italia dall’11 al 20% mentre la quota nazionale in termini di volumi intermediati salirà dal 9 al 15% e quella dei depositi dal 9% al 14%. Le sinergie di costo sono stimate in 900 milioni e quelle da ricavi in 300 milioni mente i costi di integrazione sono di 2 miliardi. Orcel aveva già tentato per la prima volta di rilevare il Banco di Castagna due anni fa, ma l’operazione venne ostacolata da una fuga di notizie che ha fatto salire il prezzo delle azioni. Nel 2021 la stessa Unicredit rinunciò a un potenziale accordo con il governo italiano per rilevare il Monte dei Paschi. Ieri, Orcel agli analisti ha chiarito di non avere per ora «alcuna ambizione su Mps». Ha invece confermato di voler portare avanti le discussioni relative a Commerzbank (che sono state già prolungate nel rispetto delle elezioni di febbraio in Germania). Così come è stata confermata la politica di distribuzione dei dividendi e il dividendo 2024.

La mossa di Orcel potrebbe avere un impatto anche su altri tavoli, come quello del risparmio gestito, e su altre partite, come quella che si giocherà a primavera 2025 sulla governance delle Generali. Per valutarne gli effetti bisogna scattare una fotografia di azionisti e accordi commerciali. Il primo socio di Unicredit, public company controllata per oltre l’85% da investitori professionali, è Blackrock con il 6,8%, seguito da Allianz con il 4,1% e da Vanguard con il 3,9%. Nel capitale della banca di Orcel c’è anche Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, che nei giorni scorsi ha rilevato una parte della quota di Mps (circa il 3,5%) ceduta dal Tesoro al fianco del Banco Bpm e di Francesco Gaetano Caltagirone (che aveva comprato un altro 3,5%). Delfin non sapeva nulla della mossa a sorpresa di Unicredit, riferiscono alcune agenzie di stampa citando ambienti vicini alla holding degli eredi del patron di Luxottica. Sia Delfin sia Caltagirone sono anche azionisti di Mediobanca (rispettivamente con il 19,8% e il 7,7%) che possiede il 13,1% delle Generali (di cui Delfin ha il 9,9% e Caltagirone circa il 7%). Ed è curioso che proprio ieri il Financial Times abbia rilanciato un’indiscrezione secondo cui la francese Natixis starebbe trattando con la compagnia triestina per una possibile alleanza strategica che darebbe vita a un gigante Ue del risparmio gestito da oltre 2.000 miliardi. Attenzione, infatti, agli altri intrecci societari in questo settore. Il Banco Bpm ha da poco lanciato un’Opa su Anima (di cui è azionista anche Caltagirone, con il 3,5%, che è anche socio del Banco Bpm, con oltre l’1%). «Se Banco Bpm vuole alzare l’offerta su Anima dovrà convocare l’assemblea», ha detto ieri Orcel agli analisti sottolineando che l’assenza di modifiche all’Opa è tra le condizioni di efficacia dell’Ops sul Banco. Anima, ricordiamolo, ha rilevato un 3% della quota di Mps ceduta dal Mef che, sommata all’1% già in suo possesso, ha portato la sua partecipazione nel Monte al 4%. Nessun commento è arrivato ieri dal Crédit agricole, primo azionista del Banco Bpm con poco meno del 10%. Unicredit ha anche un contratto in scadenza nel 2027 con il più grande gestore patrimoniale europeo, Amundi. Che è di proprietà del Crédit agricole e che ha investito in Anima per conto dei suoi clienti.

In mezzo a questo rompicapo, resta una domanda: di fronte alla mossa di Orcel sul Banco Bpm ci sarà una reazione sullo scacchiere del risiko dell’altra big del credito italiano, ovvero Intesa Sanpaolo?

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