- Bankitalia: i fidi deteriorati sono cresciuti del 2%. Il governo esclude manovre lacrime e sangue. L’Abi conferma Patuelli.
- Dopo «La Verità» anche il ministro Giorgetti smentisce il «Corriere»: nessun buco da 300 miliardi.
Lo speciale contiene due articoli.
«Non serve una manovra lacrime e sangue per ridurre il debito ma una seria politica di controllo della spesa pubblica perché l’Italia esca dalla sua condizione di Paese sempre sotto esame», ha detto ieri il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti davanti alla platea di banchieri riuniti all’assemblea dell’Abi. Ha assicurato che si stratta di un «obiettivo raggiungibile e da conseguire con determinazione» e ha ricordato come il nostro Paese abbia già visto riconoscere i suoi sforzi da parte «dei risparmiatori italiani ed esteri» con la sottoscrizione del Btp Valore.
Sullo sfondo, però, il perdurare dei tassi di interesse alti fa drizzare le antenne degli istituti sui prestiti. All’appuntamento annuale dell’associazione dei banchieri, che ha riconfermato per acclamazione il presidente Antonio Patuelli, è intervenuto anche il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta che ha parlato molto chiaramente: «Le future decisioni di politica monetaria dovranno tenere conto di due importanti fattori. Il primo è che i rialzi passati dei tassi ufficiali stanno tuttora comprimendo la domanda, l’attività produttiva e l’inflazione e continueranno a farlo nei mesi a venire. Il secondo è che gli effetti espansivi dell’allentamento monetario che si profila per i prossimi mesi saranno attenuati dall’ulteriore contrazione del bilancio dell’Eurosistema, che continuerà ad agire in senso restrittivo sui costi di raccolta e sulla liquidità delle banche e quindi sull’offerta di credito all’economia». Panetta ha poi ricordato che l’economia italiana cresce «a ritmi moderati» e può contare «sull’irrobustimento delle imprese, la solida posizione finanziaria delle famiglie e la forza delle banche». Si tratta di fattori che «ci consentono di guardare avanti con fiducia, ma non devono indurre a un eccessivo ottimismo». La solidità delle banche «rappresenta oggi un elemento di forza del nostro sistema produttivo», aggiungendo però che «la stretta monetaria della Bce ha indebolito significativamente l’erogazione di prestiti a famiglie e imprese con cali simili a quelli del 2009, quindici anni fa, negli anni a cavallo tra la crisi Lehman Brothers e quella dei debiti sovrani». Non solo. Secondo il numero uno di Bankitalia, un prolungamento della fase di alti tassi di interesse potrebbe incidere sulla capacità di rimborso dei debiti. Ci sono già i primi segnali in questa direzione: nel primo trimestre il flusso dei prestiti deteriorati è salito al 2,1% dei finanziamenti complessivi alle imprese, dall’1,8 del trimestre precedente, e si stima che continuerà a crescere moderatamente sia quest’anno sia il prossimo. Per le famiglie il tasso di deterioramento rimarrebbe più contenuto, intorno all’1%: «Si tratta comunque di valori lontani dai massimi storici, nei momenti difficili dello scorso decennio questo indicatore sfiorò il 10% per le imprese e superò il 3 per le famiglie», ha precisato il governatore. Alle banche sarà richiesta «un’attenta selezione dei debitori, un costante vaglio delle loro condizioni reddituali e finanziarie e un’efficace strategia di recupero in caso di insolvenza». Con l’aumento degli Npl, «il livello delle rettifiche di valore va definito in modo prudente», ha proseguito Panetta aggiungendo che le banche con operatività tradizionale «sulle quali vigiliamo direttamente hanno in media un tasso di copertura dei prestiti deteriorati inferiore a quello dei gruppi significativi. Abbiamo già richiamato gli intermediari interessati ad adeguare gli accantonamenti; la maggior parte ha intrapreso iniziative, la cui efficacia sarà valutata nei prossimi mesi».
Resta un numero «limitato di banche che non ha pienamente fatto seguito alle nostre esortazioni; con esse proseguiremo il confronto per stimolare l’adozione dei necessari interventi».
Il governatore ha infine messo in guardia dalla possibile «corsa al ribasso» sull’applicazione di Basilea3. Il prossimo anno entrerà in vigore in Europa l’ultima parte della normativa prudenziale sulle banche definita dal Comitato di Basilea. L’attuazione sarà «graduale e si concluderà nel 2030», ha detto Panetta ricordando che «le nuove regole comportano incrementi patrimoniali cui le banche possono fare fronte agevolmente nell’attuale fase di alti profitti». Il recepimento degli accordi «non sta però procedendo ovunque alla stessa velocità. In particolare, negli Stati Uniti avanza lentamente», ha continuato Panetta spiegando che ciò «rende la riforma incompleta e crea disparità competitive, come nel caso delle nuove regole sui rischi di mercato». Per questo motivo la Commissione europea, «al fine di assicurare parità concorrenziale tra gli intermediari che operano a livello globale», ha recentemente annunciato l’intenzione di sospendere per un anno l’entrata in vigore in Europa di questa parte della riforma. «Non è certo l’esito ottimale: una corsa al ribasso tra diversi ordinamenti non è la risposta che va data all’esigenza di ridurre i rischi e di rendere omogenee le regole a livello mondiale», ha concluso Panetta.
L’assemblea dell’Abi di ieri ha riconfermato per acclamazione il presidente Antonio Patuelli per un altro biennio. Proprio Patuelli dal palco è tornato a chiedere al governo una sforbiciata sulle tasse che gravano sul risparmio. Una mano «pesante» che favorisce la fuga all’estero del risparmio degli italiani e rischia di far mancare la benzina alle banche per sostenere famiglie e imprese.
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