- Mutui in risalita, case all’asta, bollette insolute, boom dei prestiti: gli italiani non riescono più a onorare gli impegni. Per Bankitalia gli obblighi delle famiglie verso il sistema finanziario sono il 64% del reddito. Così diventiamo un Paese di insolventi.
- La Cgia di Mestre: i problemi maggiori dove regnano povertà ed esclusione sociale.
- Confcommercio: «La corsa al rialzo dei prezzi erode il tesoretto accumulato. Ci vogliono subito moratorie bancarie e fiscali».
Lo speciale contiene tre articoli.
Immobili pignorati, case messe all’asta perché i proprietari non riescono a pagare i debiti, bollette di luce e gas non pagate che si accumulano e file ai monti dei pegni o ai Compro oro. È l’altro volto dell’Italia, quella schiacciata dai debiti, che non ce la fa più, che non regge il ritmo dei rincari, che sopravvive con lavori precari e cassa integrazione. Dopo lo sblocco delle cartelle esattoriali, in molti si ritrovano lo stipendio o la pensione pignorata per pagare gli arretrati delle tasse. «Non sono evasori, ma persone che non sono riuscite a rispondere all’appuntamento con il fisco a causa della crisi che ha morso tanti settori. Ma ora vogliono mettersi in regola. Non è corretto aggredire in questo modo i patrimoni dei cittadini», tuona l’Udicon, associazione dei consumatori che ha segnalato la gravità del fenomeno soprattutto in Emilia Romagna.
Dai dati della Banca d’Italia emerge che nel 2021 i debiti delle famiglie verso banche e società finanziarie sono cresciuti del 4,3% e a fine anno ammontavano al 64,6% del reddito disponibile. È proseguita a ritmi sostenuti l’espansione dei mutui. Nel 2021, segnala Via Nazionale, il loro tasso di crescita è più che raddoppiato, al 5%. L’indebitamento è destinato a peggiorare. Nelle Considerazioni finali all’assemblea annuale di Bankitalia, il governatore Ignazio Visco ha insistito sulle conseguenze del conflitto ucraino che ha «peggiorato di colpo le prospettive di crescita dell’economia mondiale».
Secondo il centro studi del sindacato bancario Fabi, negli ultimi 12 mesi è cresciuto di 810 milioni di euro l’ammontare delle rate non pagate relative ai mutui e ai prestiti concessi dalle banche: una brusca inversione di tendenza dopo quasi sei anni consecutivi di riduzione del credito deteriorato riconducibile alla clientela privata, calato progressivamente da maggio 2016. Il totale delle sofferenze delle famiglie è passato, da febbraio 2021 a febbraio 2022 (quindi prima dell’inizio del conflitto), da 11,56 miliardi di euro a 12,37 miliardi, con una crescita in un anno del 7, 04%. Nel trimestre da novembre 2021 a febbraio 2022, le sofferenze bancarie sono aumentate di 1,48 miliardi di euro (+ 13,55%). Resta ora da capire quale sarà l’impatto della guerra e del caro energia, tenendo conto che nell’ultimo anno, con le sofferenze, sono cresciuti anche i prestiti, saliti di circa 19 miliardi, da 641 a 660 miliardi di euro. Il che fa immaginare che nei prossimi mesi la mancanza di liquidità e la difficoltà di ripagare i finanziamenti si trasformerà in una vera propria e emergenza sociale.
Che cosa accade a chi non riesce a pagare le rate del mutuo, i cui tassi hanno ripreso a salire pericolosamente? In genere, se si salta una mensilità la banca si limita ad applicare un interesse di mora. Diverso è il discorso se la morosità si protrae per più mesi consecutivi. Per legge la banca può rescindere il contratto dopo 180 giorni di mancato pagamento e chiedere il saldo delle rate non pagate più gli interessi di mora. Se l’insolvenza si protrae, può pignorare l’immobile ipotecato. Anche questo è un fenomeno in crescita. Come ha rilevato il centro studi Astasy analytics di Npls Re solutions, nel 2021 gli immobili pignorati dalle banche e battuti all’asta sono stati 84.475. I proprietari non riuscivano più a pagare il mutuo. Altri 39.086 immobili sono stati messi all’asta per situazioni di crisi, soprattutto aziendali, in seguito a procedure concorsuali collegate a fallimenti, concordati preventivi, ristrutturazioni, liquidazioni coatte. Ulteriori 2.522 immobili sono finiti all’incanto per altre ragioni, come divorzi o eredità giacenti. In totale, nel 2021 gli immobili messi all’asta sono stati 126.083.
Si tratta dell’8,1% in più rispetto al 2020, quando la pandemia aveva bloccato l’attività dei tribunali. Il 46,3% sono abitazioni e nel 9,3% dei casi sono box e posti auto. Una quota importante è rappresentata da uffici e negozi (10,7%), magazzini (7,3), capannoni (4,4). C’è poi un 11,5% di terreni. Il resto sono cinema, teatri, caserme in disuso, biblioteche, stabilimenti balneari e perfino chiese. Il report spiega che si sono sommati gli effetti della recessione legata al Covid con la crisi precedente e il passaggio a un’economia più digitale che ha sempre meno bisogno di spazi fisici. A dimostrazione della crisi c’è il calo dei valori: l’89% delle aste non superano il prezzo di 250.000 euro. La media è di 62.472 euro, molto meno del passato.
Gli italiani non riescono a pagare nemmeno le bollette. Secondo un’indagine Arte, l’associazione che raggruppa i grossisti di energia, un cliente su quattro fatica a onorare il contratto di fornitura e i distacchi sono aumentati. Si allungano pure le file ai monti dei pegni. Secondo le rilevazioni di Banca Sistema effettuate a Napoli, dove il fenomeno è più evidente (ma la situazione è in linea con quella di altre città italiane), le urgenze quotidiane come bollette, affitto, rette rappresentano il 50% dei motivi che portano le persone a dare in pegno i beni di famiglia. Quasi tutti i clienti recuperano successivamente l’oggetto impegnato: soltanto il 2% finisce all’asta. La percentuale più consistente di coloro che si rivolgono a questa antica forma creditizia è rappresentata dai dipendenti privati (circa il 30%) mentre quelli pubblici sono il 15%. L’importo medio che ottengono è di circa 1.300 euro: i soldi necessari per affrontare le spese della quotidianità.
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