A Rimini Tajani chiede più studenti africani. E monsignor Paglia: «Viva lo ius scholae»
Imagoeconomica
  • Il ministro: «Non si è italiani in base alle generazioni passate». Poi assicura: «Siamo leali, l’esecutivo può dormire tranquillo».
  • Adolfo Urso dà l’ultimatum a Stellantis: «Noi abbiamo fatto la nostra parte, l’azienda no». La replica: «Concentrati sul piano».

Lo speciale contiene due articoli

Antonio Tajani tira dritto sullo ius scholae. Non cede e risponde a Matteo Salvini dallo stesso palco dal quale il giorno prima il vicepremier lo incalzava dicendo che non sarebbe andato fino in fondo. Al meeting di Cl a Rimini il ministro degli Esteri dice che bisogna aumentare gli studenti africani che studiano in Italia per avere più esperti, «ambasciatori», che parlino l’italiano oltre alla loro lingua madre. Poi la provocazione: «Non voglio parlare degli africani che poi intendono diventare cittadini italiani, non ne parlo sennò qualcuno si arrabbia. Mi riferisco allo ius scholae», precisa, come se ce ne fosse bisogno.

È un Tajani pragmatico quello di questi giorni, lo dice lui stesso. «Essere italiano, essere europeo, ed essere patriota non è legato a sette generazioni», spiega ancora, «ma a quello che sei tu. Non sono né un pericoloso sovversivo né un estremista di sinistra, ma dico che bisogna guardare alla realtà per quella che è. Io insisto sulla formazione, sull’identità, sulla cultura, perché se tu accetti di essere europeo nella sostanza, sei italiano ed europeo non perché hai la pelle bianca, gialla, rossa o verde, ma perché dentro di te hai quelle convinzioni, perché vivi quei valori». Sul palco accanto a Tajani, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita. Che al termine del discorso del vicepremier esclama: «Viva lo ius scholae!».

Tajani si fa immortalare poi con in braccio una bambina africana, una fotografia che ricorda quella che si fece fare Maria Elena Boschi in occasione dell’arrivo in Italia di 31 bambini congolesi. Era il 2014, ricopriva la carica di ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Fu uno spot vero e proprio. La Boschi si fece fotografare e riprendere mentre i bambini le facevano le treccine ai capelli. «Una scena indimenticabile anche per me che non sono madre» le sue parole.

Un po’ di propaganda anche per Tajani, si potrebbe pensare, ma per spezzare una lancia in suo favore va ricordato che pochi mesi fa, quando di ius scholae non si parlava affatto, ha fato insieme alla moglie da padrino di battesimo a una bambina nigeriana. Era l’8 dicembre 2023 e la cerimonia si è svolta a Fabriano. Tornando a ieri, a Rimini, i toni di Tajani restano sempre concilianti. Soprattutto quando spiega: «Avere delle idee e discutere non significa essere contro, né essere ai ferri corti, né fare polemiche. Ognuno ha le sue idee, noi abbiamo la nostra identità e non rinunceremo mai alla nostra identità. Siamo parte di una coalizione, siamo leali. Io ho tanti difetti, ma certamente la lealtà è uno dei pochissimi pregi che ho».

«Sono sempre stato leale al centrodestra», continua, «dal 1994 ad oggi. Quindi da questo punto di vista il governo può dormire sonni tranquilli per quanto riguarda Forza Italia. Siamo parte integrante del centrodestra, noi vogliamo però allargare i confini del centrodestra per far avere più voti al centro-destra».

E mentre la Lega risponde facendo notare che Silvio Berlusconi la pensava diversamente, diffondendo un suo video in cui dice chiaramente di essere contrario allo ius scholae e allo ius soli, nel 2022 anche Antonio Tajani in un’intervista rilasciata alla Verità, affrontava il tema diversamente. Erano i tempi del governo Draghi e tra le altre cose Tajani diceva che «la sinistra, attraverso il Pd e il Movimento 5 stelle, si è messa in testa di picconare il governo. Pretendono di affrontare questioni divisive come la cannabis e lo ius scholae quando abbiamo la guerra alle porte e la pandemia che non è ancora stata sconfitta. Dovremmo occuparci piuttosto di lavoro, di aiuti alle imprese e riduzione delle tasse». E a precisa domanda su come Forza Italia avrebbe votato se lo ius scholae fosse stato portato in aula, rispondeva: «Così come l’hanno presentato, è invotabile. Abbiamo fatto di tutto per trovare un compromesso. Se si vuole concedere la cittadinanza a un giovane straniero, devono valere le stesse regole applicate ai giovani italiani: cioè gli otto anni previsti per il completamento della scuola dell’obbligo. Otto anni, non cinque. Oppure avere una formazione professionale di primo livello, così da ottenere la garanzia di entrare nel mondo del lavoro».

Sulle parole di Tajani interviene anche Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, storico leader di Alleanza nazionale: «Sulla cittadinanza io non ho cambiato idea e confermo tutto quello che dicevo allora».


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