Pensioni, un quarto sotto 1.000 euro
(Ansa)

Continua a crescere la spesa per le pensioni. Secondo gli ultimi dati al 31 dicembre 2025, l’importo complessivo annuo ha registrato un incremento del 2,3%. È quanto emerge dall’Osservatorio dell’Inps, da cui risulta anche che oltre 4,5 milioni di pensionati (il 27,5%) percepiscono meno di 1.000 euro al mese. All’interno di questa fascia, il 10,3% riceve un importo mensile fino a 500 euro, mentre il 17,2% si colloca tra 500 e 1.000 euro. Le donne con assegni inferiori a 1.000 euro sono 2,8 milioni. Guardando alle altre fasce di reddito, tra 1.000 e 1.500 euro mensili si trovano 2,871 milioni di anziani, pari al 17,5% del totale. Coloro che percepiscono un assegno superiore a 1.500 euro sono invece oltre 9 milioni, corrispondenti al 55%.

Quasi 478.000 persone ricevono almeno 5.000 euro al mese

Nella fascia più elevata, quella di importi da almeno 5.000 euro al mese, rientrano 477.654 persone, il 2,9% del totale. A questa quota è attribuito il 10,7% della spesa complessiva per le prestazioni. Nella fascia di reddito oltre 1.500 euro si collocano soprattutto gli uomini, mentre le donne rappresentano il 46,2%. La differenza emerge anche osservando gli importi medi annui: gli uomini ricevono 26.031 euro, contro i 19.553 euro delle donne. Rispetto al 2024, i valori sono aumentati rispettivamente da 25.712 a 26.031 euro e da 19.140 a 19.553 euro. Il reddito pensionistico degli uomini risulta così superiore del 33% rispetto a quello delle donne. Il 76,7% delle pensioni è di natura previdenziale (invalidità, vecchiaia e superstiti), mentre il 20,7% rientra tra le prestazioni assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) e il 2,6% circa riguarda prestazioni di tipo indennitario.

Pensioni di vecchiaia e superstiti: le prestazioni più diffuse

Il gruppo più numeroso è costituito dai titolari di assegni di vecchiaia, pari a 11,5 milioni di persone, di cui il 28% cumula anche trattamenti di altro tipo. Seguono i titolari di pensioni ai superstiti (4,1 milioni): di essi il 31% percepisce solo pensioni ai superstiti, mentre il restante 69% percepisce anche pensioni di altro tipo. I trattamenti di vecchiaia prevalgono al Nord, dove si concentra il 54,1% del totale. Nel Mezzogiorno, troviamo invece il maggior numero di prestazioni di invalidità, pari al 47,2%, e assistenziali (48%). Nel Centro, le diverse tipologie hanno percentuali tra il 20% e il 23%.

Anche gli importi sono differenti per aree geografiche. Nel Sud, il 35,3% percepisce fino a 1.000 euro al mese, percentuale che scende al 25,3% nel Centro e al 20,2% nel Nord. Per gli assegni oltre 3.000 euro mensili, l’11,9% è nel Mezzogiorno, il 17,2% nel Nord e il 17,8% nel Centro. Complessivamente, quindi, al 31 dicembre 2025 le prestazioni risultano 23,181 milioni, per un ammontare annuo di 372,450 miliardi di euro. L’importo medio dell’assegno è di 16.066 euro. I beneficiari sono 16.405.073, in aumento dello 0,6%, con una media di 1,4 prestazioni per persona, anche di diverso tipo. Il 68% percepisce una sola prestazione, mentre il 32% ne percepisce due o più.

Spesa pensionistica a 372,45 miliardi, la precisazione di Durigon

Le donne rappresentano il 51% dei beneficiari, ma ricevono il 44% dei redditi pensionistici complessivi. «Il dato della spesa pensionistica a 372,4 miliardi di euro va letto correttamente: parliamo di importi lordi, una parte dei quali torna alle finanze pubbliche attraverso l’Irpef e le addizionali. Alla crescita contribuisce inoltre la perequazione, che adegua gli assegni all’inflazione», ha spiegato il ministro del Lavoro, Claudio Durigon. Questo significa che «l’aumento della spesa lorda non equivale a un identico incremento dell’onere netto, né si traduce in maggiore capacità di acquisto: la rivalutazione serve a proteggere le pensioni dall’aumento dei prezzi».

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