Il premier in Aula risponde sui dazi. E intanto esclude l’Asia dal 5G
Giorgia Meloni (Ansa)
Per le tecnologie sensibili sono favoriti i fornitori dei Paesi dell’Unione e della Nato.

Il premier Giorgia Meloni chiarirà oggi in Parlamento, durante le comunicazioni alla vigilia del Consiglio europeo su conflitto in Ucraina e competitività, il tema dazi dopo le polemiche scatenate dal video rilanciato dal presidente americano Donald Trump secondo cui ci sarebbe un accordo separato tra Italia e Usa sui dazi e sulla riduzione dell’impegno dell’Italia per Kiev. Frasi mai pronunciate dalla presidente del Consiglio ma cavalcate dalle opposizioni che hanno attaccato Meloni: «Deve chiarire da che parte sta l’Italia e se è destinata a essere l’avamposto di Trump per rompere il fronte europeo e indebolire definitivamente l’Unione europea che non è soltanto un sodalizio economico, ma anche e soprattutto un patto politico tra Stati che condividono valori, diritti e libertà».

Palazzo Chigi aveva immediatamente chiarito: «Le trattative commerciali, come noto, sono guidate dalla Commissione europea, trattandosi di competenza esclusiva dell’Unione. È stata invece da tempo avviata un’interlocuzione bilaterale, che affianca l’azione della Commissione, sul tema dei dazi antidumping prospettati nei confronti di alcuni produttori italiani di pasta». Da Bruxelles è stato ribadito lo stesso concetto: l’Ue e la Commissione europea operano in pieno coordinamento sul dossier dazi Usa, compresi quelli recentemente annunciati sulla pasta. Nessuna fuga in avanti ma certo un dialogo con gli Usa, non una sottomissione a Trump, per migliorare il sistema tariffario di un prodotto squisitamente italiano dovrebbe inorgoglire anche l’opposizione che invece pare mettere in second’ordine l’interesse nazionale.

E nell’ambito della strategia politica, industriale e di difesa digitale è arrivato un decreto firmato dal sottosegretario Alfredo Mantovano in cui rientrano le reti mobili 4G e 5G ufficialmente tra le tecnologie sensibili tutelate dal perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Secondo Il Messaggero, il governo, con una scelta di campo, ha esteso le misure già previste da un decreto dello scorso aprile, introducendo criteri di premialità per fornitori e tecnologie provenienti da Paesi Ue, Nato o partner strategici dell’Alleanza Atlantica. L’obiettivo è rafforzare l’affidabilità della catena di fornitura e contenere il rischio di dipendenze tecnologiche da attori non allineati ai requisiti di sicurezza occidentali. Dal punto di vista delle imprese fornitrici la qualità tecnica resta decisiva, ma il rischio Paese e la tracciabilità della filiera diventano elementi che pesano nella scelta, logica che premia chi investe in trasparenza, certificazioni e governance dei dati.

Dopo gli incontri bilaterali tra Giorgia Meloni e Donald Trump, culminati in primavera con un documento congiunto sulla cooperazione tecnologica, il decreto è una mossa geopolitica che rafforza l’asse europeo e atlantico sulla gestione delle infrastrutture mobili, oggi fondamentali per ogni attività economica e amministrativa, e che ora dovrà orientarsi verso attori «affidabili» per quanto riguarda la cybersicurezza. Altro segnale che il governo Meloni vuole ridurre progressivamente la dipendenza dalle aziende cinesi nel cuore della rete italiana. Un’affrancatura che già lo scorso agosto aveva anticipato l’agenzia Bloomberg sostenendo che il governo italiano stava considerando la possibilità di frenare le partecipazioni di investitori cinesi in aziende italiane considerate strategiche per evitare tensioni con gli Stati Uniti. In particolare sarebbero state coinvolte sia aziende private sia aziende partecipate come Pirelli e Cdp Reti. Nel caso di Pirelli, in particolare, l’alleanza iniziale siglata con i cinesi nel 2015 vedeva come socio ChemChina, società di Stato ma indipendente nella gestione dell’investimento dalle agenzie del Partito comunista cinese a differenza di Sinochem, il socio subentrato nel 2021 a seguito di una fusione sui cui erano emersi in passato tentativi di ingerenze nella gestione e nella governance del gruppo della Bicocca.

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