- La manovra spedita a Bruxelles rilancia il piano di vendita di edifici dello Stato, ma l’Ue la boccia. L’economista Fmi che ci bacchetta è quello che, secondo lo stesso Fmi, ha fatto disastri in Grecia.
- Dalla cessione di patrimonio lo Stato punta a 18 miliardi solo nel 2019. Il ruolo delle banche e il piano di Intesa.
- «Repubblica» e «Corriere» intervistano in tandem Rishi Goyal, del Fmi. Trattato come un oracolo, l’economista sbertuccia la ricetta sviluppista della manovra e paventa «una stretta di bilancio». E di lacrime e sangue se ne intende, avendo portato la Troika ad Atene.
- L’Austria spinge per la procedura d’infrazione. La Bundesbank: «Servono più tasse».
Lo speciale contiene quattro articoli.
L’ultima edizione della legge di bilancio 2019 si compone di 108 articoli e 75 pagine. Ora il testo dovrà essere convertito in Legge dalle Camere entro il 31 dicembre per diventare operativo entro il primo gennaio. La maggiore novità è che il sistema pensionistico quota 100 e il reddito di cittadinanza, per cui sono stati stanziati rispettivamente 6,7 miliardi e 9 miliardi di euro per il 2019, diventeranno operativi attraverso un apposito disegno di legge collegato alla manovra, un fattore che potrebbe far slittare questi provvedimenti di qualche mese, anche se il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha affermato in più occasioni che tutto sarà pronto per la fine del 2018.
Quota 100 è una misura per «favorire il ricambio generazionale nel mercato», si spiega che «a decorrere dal 2019, è istituito un fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani. Appositi provvedimenti normativi daranno attuazione, nei limiti delle risorse del fondo». Lo stesso vale per reddito di cittadinanza, volto a «inclusione sociale e contrasto alla povertà: un fondo «a decorrere dal 2019» per «pensioni e reddito di cittadinanza, anche attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro», e «appositi provvedimenti, nei limiti delle risorse del fondo» per attuarli.
È proprio sulle tempistiche, però, che Di Maio fa un distinguo: «Da ministro del Lavoro la norma su quota 100 e reddito di cittadinanza ce l’ho già pronta: sarà in un decreto legge subito dopo la legge di bilancio. Non c’è slittamento, collegato, calende greche…», ha detto a margine del question time alla Camera. «Appena diventa operativo, con il voto del Parlamento sulla manovra, il fondo da 16 miliardi, chiederò a Conte di convocare il Cdm e fare il dl con le misure. Non ci si appigli alla lettera di Tria: nessuno slittamento, il reddito sarà legge alla fine del 2018». Il punto è che per realizzare una legge collegata di solito serve almeno qualche mese e questo potrebbe far slittare tutto a dopo il 2018.
Del resto il ministro del Lavoro era presente durante il Consiglio dei ministri in cui si è deciso che la riforma delle pensioni e il sussidio ai cittadini sarebbero stati resi operativi solo attraverso una legge delega. Pertanto Di Maio conosce benissimo le tempistiche secondo cui parrebbe piuttosto improbabile che si metta in piedi una legge delega in poco più di un mese entro la fine del 2018.
Quello che è certo è che, con una partenza ritardata intorno a giugno-luglio (calcolando almeno 5-6 mesi per una legge delega), il governo avrebbe certamente bisogno di meno risorse in deficit e questo dovrebbe portare a più miti consigli la Commissione europea.
Per questo, anche se il governo ha ribadito l’intenzione di non cambiare gli obiettivi della manovra all’interno della lettera inviata da ministro Giovanni Tria a Bruxelles, ha comunque introdotto delle clausole di salvaguardia per evitare lo sforamento qualora le previsioni di crescita del governo nella manovra non fossero confermate.
L’esecutivo ha infatti confermato un meccanismo di controlli della spesa e il piano investimenti e riforme: codice degli appalti, sburocratizzazione e fondi per contrastare il dissesto idrogeologico. «L’indebitamento netto sarà sottoposto a costante monitoraggio», si legge nella missiva, «verificando sia la coerenza del quadro macroeconomico sottostante le ipotesi di finanza pubblica, sia l’aumento delle entrate e delle spese». Il ministro dell’Economia «è tenuto ad assumere tempestivamente, in caso di deviazione, le conseguenti iniziative correttive nel rispetto dei principi costituzionali».
All’interno della manovra sono inoltre presenti 15 miliardi di euro di investimenti pubblici aggiuntivi previsti nei prossimi tre anni. Tra questi fondi ci sono anche quelli per le ristrutturazioni edilizie legate a terremoti e alluvioni. «Nella legge di bilancio», ha detto Di Maio, «ci sono 5 miliardi per gli investimenti, tra cui anche quelli che riguardano le ristrutturazioni antisismiche. I soldi ci sono e, come ho promesso non è una questione di fondi, ma di quantificare per bene tutti i danni e metterci al lavoro per risarcire quelle che sono le amministrazioni che sono state colpite dal sisma», ha detto il vicepremier. Si tratta di fondi che però erano già previsti all’interno della manovra e per questo non andranno a intaccare ulteriormente il deficit rimanendo intorno a un valore complessivo di circa 36 miliardi di euro per il 2019.
Cambiano infine i requisiti di accesso al regime forfettario dei minimi: la legge di bilancio 2019 prevede l’aliquota al 15% per compensi e ricavi fino a 65.000 euro, indipendentemente dall’attività esercitata. Inoltre è prevista una nuova imposta sostitutiva del 15% per le lezioni private. Un sorta di «flat tax» pensata per intervenire su un volume di affari stimato da uno studio della fondazione Einaudi in quasi un miliardo di euro, di cui solo il 10% viene dichiarato. Inoltre è previsto un bonus sistemazioni aree verdi che prevede una detrazione del 36% e un altro per lavori che migliorino l’efficienza energetica. In questo caso si può arrivare a scaricare fino a un massimo del 65% in base al tipo di lavoro eseguito.
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