- I due partiti al lavoro sugli emendamenti. Fi resta a guardare. I dem continuano a difendere la riforma: è una opportunità.
- Andrea Polo (Facile.it): «Cresceranno le imposte di registro sulle seconde abitazioni. Le modifiche all’Isee delle famiglie potrebbero far perdere alcune agevolazioni».
Lo speciale contiene due articoli.
Si allarga il fronte della protesta contro la possibilità di aumentare le tasse sulla casa inserita nella delega fiscale, attraverso la riforma del catasto. Quella che sembrava, all’interno della maggioranza, una battaglia condotta solo da Matteo Salvini, etichettata frettolosamente e strumentalmente come propaganda, arma di distrazione, diversivo, vede ora anche altri partiti ammettere che la stangata è effettivamente dietro l’angolo. Non è un caso che anche il M5s esca allo scoperto criticando aspramente la delega, anche se i ministri pentastellati, a differenza di quelli della Lega, l’hanno approvata in Consiglio dei ministri senza battere ciglio: «Vorremmo ricordare al ministro dell’Economia, Daniele Franco», attacca Emiliano Fenu, capogruppo del M5s nella commissione Finanze del Senato, «che all’interno della Nadef lui stesso ha scritto testualmente che “le costruzioni si mantengono su un sentiero di crescita robusto: il livello dell’attività resta ampiamente al di sopra dei livelli pre-crisi, +6,1% rispetto a febbraio 2020, e gli indicatori congiunturali tracciano segnali positivi per i prossimi mesi”. In più», ricorda Fenu, «ha scritto che “gli incrementi del Pil che stiamo registrando riflettono già alcuni incentivi all’innovazione e all’efficientamento energetico finanziati dal Pnrr, ma non ne incorporano ancora il forte impulso agli investimenti pubblici, peraltro già in notevole crescita”. Se ne deduce che il ministro Franco dovrebbe essere perfettamente consapevole della necessità non solo di prorogare il superbonus 110% al 2023, ma anche di tenere sempre aperta in futuro una finestra per sfruttare l’agevolazione, visti gli incredibili risultati che permetteranno alla stessa misura di ripagarsi. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per il settore immobiliare, non possiamo permetterci di lanciare segnali equivoci, come si rischia anche di fare con il riferimento al catasto nella delega fiscale. Inutile nasconderci», sottolinea Fenu, «che le raccomandazioni Ue, da anni, chiedono all’Italia di abbassare le tasse sul lavoro compensando il minor gettito con la revisione delle rendite catastali, cioè con un aumento delle tasse sulla casa. Ma l’Ue, a maggior ragione in questa fase, sbaglia di grosso l’obiettivo. Peraltro in Italia la casa, anche la seconda casa, è il frutto dei risparmi proprio da lavoro», conclude Fenu, «è spesso il bene rifugio di pensionati che tutto sono fuorché detentori di fortune patrimoniali».
Sembra di leggere le parole di Salvini: la presa di posizione del M5s potrebbe tradursi, a quanto risulta alla Verità, in una azione parlamentare volta a cancellare dal testo della legge delega il riferimento al catasto. In questa direzione, sarebbero costanti i contatti tra leghisti e pentastellati, alla ricerca di un modo per raggiungere questo obiettivo. Dal punto di vista politico, intanto, le parole di Fenu finiscono per ampliare a dismisura il fronte parlamentare contrario ad approvare la delega fiscale così come partorita dal Consiglio dei ministri, e per spingere nell’angolo Pd e Forza Italia, che ora corrono il serio rischio di apparire come i paladini dell’aumento delle tasse sulla casa.
Ecco perché, nel giro di 24 ore, i toni di Forza Italia cambiano completamente, passando dal «questa riforma non potrà mai portare a un aumento delle tasse» a parole molto diverse: «Se si alzano le tasse», dice a La7 il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, «si alza Forza Italia dal governo. La nostra linea è chiara: non esiste un’ipotesi di aumento della pressione fiscale. Lo ribadisco, siamo l’antifurto fiscale della casa degli italiani». Da «le tasse non aumentano» a «se le tasse aumentano usciamo dal governo» c’è tutta la differenza del mondo. Dunque, piano piano, uno dopo l’altro, i partiti di maggioranza si accodano a Salvini, dimenticando tutte le accuse che erano state rivolte al leader del Carroccio in seguito alla decisione di non far presentare i ministri leghisti in Cdm al momento dell’approvazione della delega sul fisco.
A difendere la possibilità di aumentare le tasse sulla casa resta quindi, manco a dirlo, solo il Pd: «Le destre», sottolinea il capogruppo dem in commissione Finanze alla Camera, Gian Mario Fragomeli, «devono scegliere: vogliono stare con la parte d’Italia che è ferma o quella che investe per la crescita del Paese? Da questo punto di vista, la riforma del catasto è un’opportunità. Oggi, infatti, solo le imprese che mettono in atto un investimento produttivo, come ad esempio la realizzazione o la ristrutturazione di un capannone, sono obbligate agli aggiornamenti catastali. Chi invece non si muove oppure chi resta nell’abusivismo», aggiunge Fragomeli, «non ha alcun interesse a una fotografia dell’esistente immobiliare. L’aggiornamento del catasto, dunque, ribadiamo a parità di gettito, è un’opportunità per chi investe, per chi fa impresa e, allo stesso tempo, pagando tutti permetterebbe per tutti prelievi fiscali minori».
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