Il M5s punta sul tesoretto del reddito. Ma quel miliardo non si può toccare
Ansa
I pentastellati hanno annunciato che la minor spesa prevista sarà girata sui fondi per la famiglia. Però è solo una sparata elettorale: in manovra infatti è scritto che eventuali risparmi dovranno andare a ridurre il deficit.

In Italia quando il debito o l’impegno di deficit calano anche solo leggermente, automaticamente la politica si appropria il famigerato tesoretto. Stavolta però il giochetto è in capo al presidente Inps, Pasquale Tridico, che da giorni sembra essere entrato in fase di campagna elettorale per conto del leader 5 stelle, Luigi Di Maio. Dalla scorsa settimana il successore di Tito Boeri ha lanciato un tour in giro per l’Italia. Il protagonista è il reddito di cittadinanza, i mezzi sono svariati gazebo e camper che servono per fare pubblicità all’intervento targato 5 stelle. Non solo.

In una lunga intervista rilasciata ieri alla Stampa il professore di economia politica voluto da Di Maio al vertice dell’Inps ha fatto sapere che si può fare di più. «Cambia il reddito, siamo pronti ad allargarlo anche a chi ha appena perso il lavoro», si legge. «Ci sono persone rimaste senza lavoro che non possono ottenere il sussidio solo perché l’anno precedente avevano un reddito. Ci saranno i fondi anche per loro?», chiede il giornalista. «Si potrà fotografare il reddito corrente, e ciò permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre diciotto mesi, di accedere al reddito», risponde Tridico. Nel corso del colloquio viene spiegato che il numero di richieste per il reddito sarà inferiore alle stime: ci si dovrebbe fermare a un milione invece dell’1,8 milioni di richieste messo a budget. E qui scatta il gioco del tesoretto. «Non mi aspetto risparmi significativi da quota cento», prosegue Tridico, «potrebbe esserci invece una minor spesa per il reddito pari a circa un miliardo». Cosa farà il governo con i fondi che avanzeranno? Qui scatta la mossa di prestigio: «Dovrebbe chiederlo al governo. Ma il ministro del Lavoro ha già annunciato che eventuali risparmi saranno destinati alle famiglie, al sostegno alle iscrizioni dei bambini agli asili nido e dell’occupazione femminile. Sono d’accordo con lui», conclude il numero uno dell’Inps. Omettendo un dettaglio non da poco. Quel miliardo di minore spesa non sono soldi risparmiati. Perché è un miliardo che non esiste da alcuna parte. Nella stesura della manovra di bilancio 2019, i fondi destinati alla copertura dei costi del Rdc sono indicati fino a una cifra massima di 9,1 miliardi compresi già i fondi destinati alla riforma dei centri per l’impiego. L’intera cifra è a deficit e al momento dell’approvazione del documento di bilancio, per volontà del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è stata inserita una clausola di salvaguardia. In caso di minore spese la percentuale di deficit si sarebbe ridotta di pari passo. Quindi a differenza di quanto fa capire il neo presidente Inps, non ci sono risparmi, ma solo minori spese che non possono essere destinate ad altre voci. Tanto meno essere usate per fare campagna elettorale. Se poi il governo dopo le elezioni dovesse decidere di introdurre sussidi fino a oggi non previsti, o aumentare fondi già in essere, potrà benissimo farlo, ma secondo strade e canali di spesa e copertura tutti ancora da definire.

Insomma, sembra in atto una staffetta tra 5 stelle e Inps della quale non c’è però di che stupirsi. Ne abbiamo già scritto. Tridico non ha mai nascosto i suoi buoni rapporti con Boeri e il suo arrivo ai vertici dell’istituto ha permesso una serie di decisioni e conferme di incarichi in piena continuità

L’Inps post boeriana non sembra voler rinunciare a dettare la linea al governo, magari a una nuova compagine. Lo scorso 7 maggio si è tenuto un convegno sulla gestione dei big data nella pubblica amministrazione e la capacità di incrociare le centrali informative più diverse: da quelle del Cerved, fino alle statistiche sanitarie passando, inutile dirlo, per l’Inps.

Al tavolo, oltre a Tridico, Boeri e Gabriella Di Michele, attuale dg, c’erano anche Paolo Sestito della Banca d’Italia e Salvatore Barca il nuovo segretario generale del ministero dello Sviluppo economico, fedelissimo di Luigi Di Maio. Al di là dei contenuti del dibattito, la fotografia che ne è scaturita è quella di una prova tecnica di governo tra Pd e 5 stelle. Innanzitutto, organizzando una rete di pensiero che miri a rivedere le politiche del lavoro dell’ultima legislatura.

Ad esempio, per sostenere il salario minimo e altri interventi nel mercato del lavoro che minino le mosse leghiste e possano creare un punto in comune nel caso 5 stelle e una parte del Pd dovessero veramente trovare un accordo post europee.

È chiaro che nel frattempo buttare sul tavolo nuovi interventi tutti targati M5s a due settimane dalle elezioni in qualche modo porta acqua al mulino di chi immagina o desidera che il governo gialloblù si spacchi. Come più volte abbiamo scritto ai tempi della presidenza Boeri, chi sta a capo dell’istituto dovrebbe occuparsi da fare il tecnico, gestire i conti e applicare le norme del governo e le leggi del Parlamento. Tutto il resto si chiama fare politica.

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