Cicero: «Contro la moria di piccole imprese il segreto è la finanza regionale»
Gianni Cicero, presidente del network Valore Impresa (Imagoeconomica)

A Torino c’è stato il confronto tra le finanziarie regionali e le Pmi. Tra le problematiche affrontate, la sottocapitalizzazione delle aziende e il sostegno a quelle in crisi, prima che ricorrano agli ammortizzatori sociali, gravando sui contribuenti. Gianni Cicero ha portato a Michele Vietti, presidente dell’Anfir, le istanze del network Valore Impresa e delle società consortili per azioni.

In Italia, nel 2020, hanno chiuso ben 220mila imprese, per un totale di 660mila persone che hanno perso il proprio lavoro. La gran parte di queste sono micro-piccole, molto spesso di tipo familiare, che non hanno potuto accedere ai servizi bancari, sia per il credito che per la capitalizzazione. Ed è proprio su quest’ultimo tema che lo scorso 28 novembre si è confrontata a Torino una pluralità di soggetti coinvolti, nell’ambito di un incontro, dal titolo significativo di “Finanziarie regionali al servizio del tessuto produttivo del Paese”, promosso dall’Anfir, l’Associazione Nazionale delle Finanziarie Regionali presieduta da Michele Vietti, ex-parlamentare ed ex-vicepresidente del Csm. Un’occasione di dibattito nella quale ha avuto un ruolo importante la partecipazione della rete Valore Impresa, che raccoglie nella forma delle società consortili per azioni migliaia di piccoli imprenditori italiani, con l’obiettivi di mantenerli competitivi in un mercato sempre più globale e ostile ai “minori”. Abbiamo fatto il punto sul tema con Gianni Cicero, presidente del network Valore Impresa.

Presidente, come è andata a Torino?

Direi molto bene. Quello che emerso è che in Italia c’è un’evidente penuria di strumenti finanziari a supporto dell’impresa, e a questo proposito Vietti ha fatto presente che c’è un sistema come Valore Impresa che sta creando aggregazione. L’asse di discussione poi si è spostato sulla necessità di portare una connessiosne tra finanziarie regionali e amministrazioni e imprese. Le politiche finanziarie, infatti, stanno disattendendo le aspettative di un sistema sempre più micro.

Qual è la cosa che manca maggiormente?

Oggi capitalizzare le micro-picccole imprese è praticamente impossibile: in termini sistemici non puoi pensare di capitalizzare strutture che nascono sottocapitalizzate. L’aggregazione eleva la capitalizzazione. Noi, come è noto, abbiamo scelto la forma delle società consortili per azioni per creare medie imprese attraverso l’aggregazione e semplificare il mercato strutturandole. Che non è il semplice consorzio, che in Italia è una politica fallita: le societa consortili per azioni possono trasformarsi in spa e questo comporta una gestione più ambiziosa e rispettosa dei gravami che arrivano senza tregua dall’Europa. Noi vogliamo far crescere le micro-piccole imprese coinvolgendo il sistema finanziario regionale.

Spesso però c’è da fronteggiare il problema della sopravvivenza dell’azienda, prima che della capitalizzazione

Vero, e infatti le finanziarie regionali possono anche svolgere un importante ruolo nell’ambito dell’M&A (mergers & acquisitions), ovvero per gli interventi sulle imprese in crisi: soprattutto per quelle che hanno un piano industriale valido. Evitando così di arrivare agli ammortizzatori sociali, privatizzando gli utili e socializzando le perdite. Intervenire con finanziamenti a sostegno dovrebbe essere caratterizzante per regioni e finanziarie regionali.

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