• Le previsioni sono per un’inflazione ancora molto alta: oggi Christine Lagarde dovrebbe portare su dello 0,25 il costo del denaro. Nuovo allarme per i mutui. Lettera dell’istituto: l’imposta mette a rischio il credito alle imprese.
  • Vigilanza sul credito: si passa da Andrea Enria al falco Claudia Buch. Il nuovo presidente chiede più accantonamenti. Da Francoforte arriva un aiuto a Deutsche Bank.

Lo speciale contiene due articoli.

La tassa sugli extraprofitti delle banche mette a rischio la stabilità finanziaria. In un parere firmato dalla presidente Christine Lagarde, a seguito della richiesta inviata dal Mef lo scorso 11 agosto, la Bce boccia la tassa una tantum per gli istituti di credito contenuta nel cosiddetto Dl Asset dell’8 agosto. La stroncatura di Francoforte, arrivata dopo quella dell’Abi ieri in audizione al Senato e alla vigilia del consiglio direttivo della stessa Bce sui tassi fissato per oggi, non contiene indicazioni vincolanti per il governo. E non sorprende, considerando che la stessa linea era stata tenuta in passato con Spagna e Lituania. Ma è comunque un assist per chi chiederà corposi correttivi al provvedimento durante il dibattito parlamentare.

Secondo l’Eurotower, la tassa può creare incertezza giuridica, mette a rischio il credito a famiglie e imprese e potrebbe rendere più costoso attrarre nuovo capitale azionario, oltre che creare frammentazione nel sistema finanziario europeo. La Bce chiede quindi al governo Meloni un’analisi approfondita delle tassa sottolineando la necessità di evitare che le risorse siano usate per risanare i conti pubblici. Critiche anche alla retroattività dell’imposta che «aumenta indebitamente l’incertezza sul quadro fiscale, danneggiando la fiducia degli investitori e influenzando potenzialmente anche il costo del finanziamento per le società non finanziarie» e che può «dar luogo a un ampio contenzioso, creando problemi di incertezza giuridica». Poi sono tirati in ballo i rischi di tenuta per il sistema bancario che avrebbe più difficoltà nell’accumulare riserve supplementari di capitale e nell’erogare credito. Per la Bce, inoltre, la tassa penalizzerà soprattutto le banche piccole che «tendono a concentrarsi maggiormente sull’erogazione del credito, mentre gli enti significativi tendono ad avere una proporzione più elevata di reddito basato sulle commissioni».

La tassa sugli extraprofitti delle banche non prende poi in considerazione alcuni effetti della politica monetaria, sottolinea la banca centrale precisando che «un reddito netto da interessi degli enti creditizi più elevato può inizialmente derivare dall’aumento dei tassi di interesse. Ma l’aumento dei tassi di interesse può anche contribuire a un aumento dei costi di finanziamento e ad eventuali perdite sui portafogli di titoli bancari in essere». Inoltre, prosegue la Banca centrale, «in una prospettiva di lungo periodo, tassi di interesse più elevati possono incidere negativamente sulla situazione finanziaria dei beneficiari di prestiti, aumentando così il rischio di credito. Tali effetti non sono presi in considerazione nel concepire l’imposta straordinaria, in quanto quest’ultima è calcolata sul margine di interesse netto e non sugli utili netti. opportuno che tali diversi fattori siano debitamente valutati al fine di garantire che gli enti creditizi rimangano in una posizione favorevole per assorbire potenziali perdite future».

Già, resta il fatto che questi ultimi rischi paventati dalla squadra di Christine Lagarde sono alimentati dalla stessa Lagarde con la raffica di aumenti dei tassi di interesse varati nel 2023. Mai nei suoi 25 anni di storia la Bce aveva effettuato nove rialzi complessivi, per un totale di 425 punti. Vedremo se oggi il conto salirà a dieci o se, invece, Francoforte si prenderà una pausa. Gli analisti sono divisi praticamente a metà, tra chi si attende tassi fermi e chi invece stima un rialzo di 25 punti base.

Quasi tutti però concordano sul fatto che quella di oggi per la Bce sarà probabilmente la riunione più incerta dal luglio 2022 e cioè da quando l’istituto ha iniziato a rialzare i tassi. Da luglio Lagarde ha ripetuto che sono «data dependent», dipendenti dai dati. L’inflazione core è decelerata mentre quelle generale è rimasta stabile. La dinamica salariale è forte e l’inflazione è al 5,3%, contro un target Bce del 2%, ma, nello stesso tempo, i dati sul Pil e sull’indice delle Pmi dimostrano che l’economia europea in questa fase va male. Francoforte guarderà più all’inflazione o alla debolezza dell’economia? Questa è la domanda che si pongono gli esperti scommettendo comunque che la decisione verrà presa con una maggioranza piuttosto ridotta e non con una maggioranza assoluta come avvenuto finora.

Intanto, fa notare su X Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity nonché consigliere del ministro della Difesa: «Anche se oggi la Bce opterà per un nulla di fatto, la riaccelerazione dei prezzi di petrolio e carburanti apre al rischio di nuove spinte inflazionistiche nei prossimi mesi e dunque di ulteriori inasprimenti monetari. Il paradosso è che è la stessa Ue a essersi infilata in questo vicolo cieco nel momento in cui ha mantenuto inalterati i target climatici in un contesto di deglobalizzazione, decoupling e frammentazione».

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