Banche sotto attacco. Ma Intesa e Unicredit assieme macinano ben 8 miliardi di utili
Bene anche Bpm e Ubi. Sul futuro però pesano le regole Ue. Se lo fa la Germania, pure l’Italia deve difendere i suoi campioni. Il bubbone di Carige e i pericoli di Mps continuano invece a dominare il panorama. L’impressione è che una volta per tutte le istituzioni italiane dovrebbero porre il tema in modo univoco

Immancabile arriva Moody’s. L’agenzia di rating lancia l’allarme su come le banche italiane rimpiazzeranno i prestiti a basso costo ottenuti dalla Bce, i cosiddetti Tltro che scadranno a giugno 2020. «Non è ancora chiaro come usciranno da questa situazione», ha detto la responsabile di Moody’s per il settore bancario, Carola Schuler, durante una conferenza a Francoforte. «Considerando quanto sia difficile e caro al momento l’accesso ai mercati» per raccogliere fondi, «il tema è di particolare preoccupazione», ha sottolineato la Schuler, secondo quanto riferisce Bloomberg, ricordando che gli istituti di credito italiani hanno preso la fetta «più ampia» dei prestiti Bce, pari a a 240 miliardi di euro.

Il tema è più che noto e il dibattito all’interno del board della Bce è caldo. Nell’ultima riunione i voti favorevoli al prolungamento del Tltro erano quasi la maggioranza. Il voto tedesco sarà fondamentale per spostare l’ago della bilancio in terreno favorevole all’Italia. È indubbio che il sistema bancario italiano per via della situazione economica complessiva sia penalizzato in termini di raccolta. I soldi per gli italiani costeranno di più. Più di quanto pagheranno le altre banche europee.

Ecco perché l’uscita di Moody’s cade con una coincidenza tutta da valutare. Avviene nel giorno in cui gli istituti italiani sono impegnati nel rendere noti i conti delle trimestrali. Nonostante le tensioni sui mercati e la continua volatilità dei titoli, i risultati sono molto buoni. Basti pensare che l’altro ieri Intesa ha celebrato un utile superiore ai 4 miliardi. Numeri che consolidano il ruolo di banca di sistema per eccellenza e che lanciano l’istituto verso un 2019 positivo. Confermati infatti gli obiettivi di crescita dei ricavi, voce che insieme ai costi in continua riduzione nei piani della banca consentirà una «crescita del risultato netto rispetto al 2018», con un payout dividend dell’80%.

Ieri è arrivato il risultato definitivo anche di Unicredit che si conferma banca paneuropea vincente. Unicredit ha chiuso l’intero 2018 con un utile operativo pari a 6,4 miliardi di euro, in aumento del 13,1% rispetto all’anno prima. L’utile netto rettificato, il migliore dal 2008, è salito del 7,7% a 3,9 miliardi, nonostante accantonamenti a fronte delle sanzioni Usa.

Ieri in Borsa ha fatto faville Banco Bpm, che è lievitato in modo prepotente, con un guadagno del 5,52%, all’indomani dei conti 2018 che hanno visto dimezzare i crediti deteriorati. Il titolo si è posizionato alla vetta del Ftsemib e ha sovraperformato l’intero comparto, anche se poi ha ripiegato.

La scorsa settimana infine a margine del convegno Assiom Forex il numero uno di Ubi Banca, Victor Massiah ha anticipato che il 2018 è andato meglio dell’esercizio precedente e ha auspicato un 2019 ancora migliore. Al contrario, il manager non ha fornito indicazioni in merito a eventuali operazioni straordinarie nell’esercizio. In ogni caso, sarebbe arrivato il momento di riflettere sull’intero comparto.

Risultati molto soddisfacenti e al contrario continui bombardamenti in Borsa, addendum da parte della Bce che non consentono al comparto di smaltire in modo organico le sofferenze bancarie. Il bubbone di Carige e i pericoli di Mps continuano invece a dominare il panorama. L’impressione è che una volta per tutte le istituzioni italiane dovrebbero porre il tema in modo univoco. Se Berlino pensa a un fondo per tutelare le proprie aziende dalla concorrenza estera, le banche sono per l’Italia un asset troppo delicato per non ammettere che ne va della sicurezza nazionale.

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