- L’Ue si appresta a scaricare Az e J&J, favorendo Biontech-Pfizer. Ma il governo francese invita ad attendere anche i nuovi farmaci in arrivo. Il 20 aprile atteso il verdetto dell’Ema su J&J, che non è ancora fuori dai giochi.
- Massimiliano Fedriga (Conferenza delle Regioni) annuncia l’impiego di biologi, ostetriche e radiologi. Raggiunta la soglia del 50% degli over 70. Il Lazio propone Az agli under 60 volontari.
Lo speciale contiene due articoli.
Ieri la cancelliera tedesca, Angela Merkel (66 anni), si è vaccinata con Astrazeneca. Il giorno prima, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (62 anni), ha invece ricevuto una dose di Biontech-Pfizer così come gli altri funzionari della Commissione cui vengono inviate delle fiale «dalle autorità belghe, non abbiamo la possibilità di scegliere», ha spiegato un portavoce.
Ma la vera geopolitica dei vaccini si gioca sul campo dei contratti. Negli ultimi giorni si sono fatte sempre più insistenti le voci da Bruxelles sul mancato rinnovo degli accordi tra l’Ue e Az e anche Johnson&Johnson (utilizzano la stessa piattaforma a vettore virale). Obiettivo: privilegiare case farmaceutiche più affidabili e prodotti meno controversi come Pfizer e Moderna. Tanto che la stessa Von der Leyen ha già annunciato l’arrivo di 50 milioni di dosi aggiuntive di Pfizer nel secondo trimestre e l’apertura di una trattativa con Biontech-Pfizer per un terzo contratto su 1,8 miliardi di dosi da qui al 2023 e per la produzione europea dei componenti essenziali. Non solo. L’ad di Pfizer, Albert Bourla, ha detto che le persone avranno «probabilmente» bisogno di una terza dose del vaccino contro il coronavirus entro 12 mesi dalle prime due. Quindi, i contratti nei prossimi mesi saranno ancora più ricchi considerando anche che il prezzo delle singole dosi dovrebbe aumentare da 15,5 a 19,5 euro.
La partita per consegnare le chiavi dei vaccini Ue alla Germania, via Biontech, non è però ancora chiusa. Lo dimostrano le dichiarazioni fatte in tv dal ministro francese dell’Industria, Agnès Pannier Runacher, che considera, sì, «fortemente probabile» che l’Ue non rinnovi il contratto con Az. Ma non parla di J&J. E soprattutto, si aspetta che «i vaccini di Novavax e Sanofi siano pronti nella seconda parte di quest’anno». Facendo così intendere che a Bruxelles si può anche dare la precedenza ai vaccini a mRna ma tra qualche mese non si potrà non considerare anche le new entry come appunto l’americana Novavax (in fase di rolling con l’Ema, potrebbe essere messo in commercio tra un mese e i negoziati con la Commissione sul contratto sono in corso) e il prodotto a mRna della francese Sanofi che è in dirittura d’arrivo con due nuovi vaccini: uno a base di proteine sviluppato con l’inglese Gsk e l’altro (basato su mRna) con l’americana Translate Bio. Senza dimenticare l’altro vaccino francese, Valneva, basato su una quarta tecnologia (conta su due stabilimenti produttivi, uno in Svezia e l’altro in Scozia) che ha riportato ottimi risultati preliminari nelle fasi 1 e 2 dei test clinici e si appresta a iniziare la fase 3 (test di massa) previa approvazione. Insomma, se i tedeschi puntano a diventare dominanti nella produzione post emergenza, i francesi non si accontenteranno di fare i subfornitori di Berlino. Dove, come abbiamo già scritto nei giorni scorsi, la partita sulla produzione futura dei vaccini va letta attraverso la lente della campagna elettorale tedesca che andrà avanti fino a settembre, quando la Merkel lascerà il comando. Campagna in cui si sta combattendo una guerra interna alla coalizione – non di governo, ma di federazione – tra Csu e Cdu, che ha in mano la gestione politica della sanità del partito Popolare al Parlamento Ue. Non a caso quello che la von der Leyen ha lasciato solo intuire, è stato espresso in maniera esplicita dall’eurodeputato della Cdu tedesca Peter Liese, medico e portavoce per la salute del Ppe: «La Commissione in futuro non comprerà più vaccini da J&J e Az, ma si affiderà ai vaccini a mRna di Biontech/Pfizer, Moderna e Curevac per combattere nel lungo termine la pandemia».
Di certo, i riposizionamenti sono in corso e i grandi player già pensano all’anno prossimo. Novavax, ad esempio, prevede di produrre nel 2022 un miliardo di dosi, Moderna già quest’anno arriverà a quota un miliardo tra Usa, Ue e resto del mondo. Curevac dovrebbe essere approvato entro giugno e le prime dosi arriveranno a luglio. Stanno continuando le sperimentazioni su vaccini in età pediatrica negli Usa (sia Moderna sia Pfizer) e il prossimo 20 aprile verranno comunicati anche i risultati della valutazione dell’Ema su J&J dopo lo stop precauzionale dell’Fda americana. La stessa multinazionale Usa, secondo il Wall Street Journal, avrebbe contattato le concorrenti nella produzione del vaccino anti Covid per proporre uno studio congiunto sul rischio di trombosi ed esporsi mediaticamente con una sola voce: Pfizer e Moderna avrebbero rifiutato, mentre Az avrebbe accettato l’offerta. Nonostante la musica suonata dalle campane tedesche che incanta Bruxelles, dunque, J&J non è fuori dai giochi, anche perché il costo è una frazione di quello dei vaccini attualmente in somministrazione, e nel suo caso parliamo di un monodose che potrebbe avere un vantaggio logistico per la distribuzione nei Paesi più poveri.
Nel prossimo match dei vaccini resta ancora da capire quale posizione terrà l’Italia: si schiererà con i tedeschi monopolisti o con i francesi e quindi con il mercato? Vedremo.
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