Hanno le mascherine nel cervello
Con la demenziale gestione dei dispositivi sugli aerei (differente da quella degli altri Paesi) Roberto Speranza & C. hanno raggiunto ieri un ulteriore primato di incompetenza. Inferiore soltanto alla crudeltà dell’obbligo nelle aule fino alla fine dell’anno scolastico.

Prendete nota: fino al 15 giugno, se decidete di imbarcarvi su un volo da Milano per Roma, anche se il viaggio dura solo un’ora, una volta a bordo dovrete indossare una Ffp2. Tuttavia, se ne prendete uno per Dubai o per Londra – durata del primo sei ore e mezzo e del secondo due – forse potrete anche levarvela. Attenzione però: quando rientrerete in patria, da Dubai o da Londra, la mascherina sarà d’obbligo. Vi pare una follia? Anche a me, ma questo pare il combinato disposto tra le regole di tutto il mondo e le nuove disposizioni di quello scienziato dell’ex assessore all’Urbanistica di Potenza che risponde al nome di Roberto Speranza, al quale il governo ha demandato la nostra salute. Da due anni e mezzo il segretario di Articolo uno, micropartitino che fa parte della maggioranza e in ragione di questo ha ottenuto per il suo capo una poltrona ministeriale, ci infligge decisioni a dir poco assurde, che non trovano alcuna spiegazione nella letteratura scientifica. Così si è passati dal paracetamolo e vigile attesa una volta contratto il Covid, al green pass come certificato di immunizzazione al virus, per finire con le regole assurde delle mascherine togli e metti a seconda della destinazione di volo.

Sì, non c’entrano le compagnie aeree. Si può partire con Emirates o con British Airways o Ryanair, ma sono partenza e arrivo che contano: se si parte o si arriva in Italia vale la legge di Speranza; per tutti gli altri voli valgono quelle in vigore nella stragrande maggioranza degli Stati e non c’è bisogno di alcun dispositivo di protezione.

La faccenda risulta ancor più assurda se si pensa che si può volare da Parigi a Barcellona senza indossare una mascherina, ma senza non si può prendere un traghetto da Civitavecchia a Olbia, né un treno o un autobus, ancorché non di lunga percorrenza. Qual è la differenza? Forse sullo stesso aereo che decolla da Oslo il virus non sale, mentre sullo stesso identico apparecchio che parte da Fiumicino, o su una nave in servizio fra la Calabria e la Sicilia sì? Anche chi è digiuno di norme epidemiologiche ovviamente si accorge che tutto ciò non ha alcun senso, e si tratta soltanto di una bizzarra interpretazione dettata dalla burocrazia ministeriale. Di certo non c’è un criterio scientifico o un suggerimento medico che imponga di togliersi la Ffp2 se si viaggia all’estero e di indossarla quando si rimpatria.

Del resto, questa non è la sola follia che Speranza impone agli italiani. Tra le disposizioni impartite ce ne sono alcune davvero incredibili e tra queste l’obbligo di indossare la mascherina in teatri, cinema, sale da concerto, locali con musica dal vivo e palazzetti dello sport. In pratica, in tutti i luoghi al chiuso ci si deve proteggere. Un principio di precauzione, a sentire il ministero. Peccato che la stessa indicazione non valga in una serie di altri casi, tra i quali ristoranti, bar, alberghi ma soprattutto discoteche. Non so chi abbia deciso di porre questi limiti, ma se lo scoprissi sarei curioso di chiedergli che cos’abbia di più pericoloso un teatro di una discoteca. Forse al virus non piace ballare, dunque non c’è pericolo di contagio, mentre essendo il Covid un amante della prosa si annida più volentieri attorno al palcoscenico? No, ditemi, perché sono curioso di conoscere il criterio che ha determinato alcune scelte, le quali agli occhi di un comune mortale risultano incomprensibili.

Qualcuno poi dovrebbe giustificare l’obbligo di indossare la mascherina in un’aula scolastica dove le finestre sono aperte. In questi giorni, con la bella stagione e le temperature che in città come Milano sfiorano i 30 gradi, le lezioni si svolgono facendo circolare e ricircolare l’aria. Ma nonostante la completa aerazione dei locali, secondo Speranza studenti e insegnanti devono indossare la mascherina. Non importa poi che quegli stessi ragazzi, una volta finita la lezione, si ritrovino la sera ammassati in locali alla moda per prendere un aperitivo o si diano appuntamento in discoteca dove non è richiesto alcun dispositivo di sicurezza. No, per il ministro è indispensabile che indossino il bavaglio mentre sono seduti al loro banco di scuola, poi possono fare ciò che credono.

Spesso su queste pagine ho denunciato l’incongruenza di molti provvedimenti che si sono susseguiti nel corso dei mesi, ma l’obbligo di mascherarsi mentre si rientra in Italia in aereo e in locali al chiuso eccezion fatta per le discoteche li supera tutti. Assurdità di cui temo non riusciremo a sbarazzarci fino a che non ci sbarazzeremo di Speranza e compagni.

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