Avanti tutta sui vaccini in vacanza. Il Piemonte firma il patto con la Liguria
  • Alberto Cirio: «All’esame anche l’accordo con la Val d’Aosta». Studio promuove Pfizer e Astrazeneca contro la variante indiana.
  • Ieri 101 morti e 4.717 nuovi casi nonostante l’aumento dei tamponi. Giù pure i ricoveri.

Lo speciale contiene due articoli.

Il Piemonte va incontro alle esigenze dei vacanzieri e stringe accordi con Liguria e Valle d’Aosta perché le prime e le seconde dosi possano essere somministrate anche fuori dal proprio Comune di residenza, anzi fuori Regione. Ogni estate, «circa 50.000 liguri vanno in vacanza in Piemonte e 250.000 piemontesi soggiornano in Liguria», ha ricordato l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi. «Non è alcuna stravaganza, è il sale del regionalismo, è un servizio importante per i cittadini. Non vedo cosa vi sia di strano» ha commentato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che ieri mattina ha firmato il documento di intesa a Torino con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio. «Sarà sottoposto all’approvazione del generale Figliuolo», ha precisato Cirio. La possibilità vale per chi farà almeno una settimana di vacanza nell’altra Regione tra il 15 giugno e il 15 settembre, quindi non potranno usufruire della vaccinazione i turisti del fine settimana.

Una volta allineati i sistemi informativi delle due Regioni, prima operazione indispensabile, i certificati delle avvenute immunizzazioni saranno inviati all’anagrafe nazionale. Il vaccino in vacanza, nuovo slogan per promuovere adesioni, potrà valere negli spostamenti da e verso altre Regioni. «C’è un ragionamento anche con la Valle d’Aosta con cui collaboriamo già anche su altre questioni», ha fatto sapere il presidente Cirio, secondo il quale «trovare un accordo nazionale per vaccinarsi in vacanza è complicato ma ciò non toglie che si possa procedere ad altre intese territoriali».

Intanto il commissario straordinario all’emergenza vuole coinvolgere sempre di più medici di base, pediatri e farmacisti per non lasciare indietro anziani e fragili che non hanno ancora avuto la prima dose. Ieri pomeriggio è stata superata la soglia di 30 milioni di somministrazioni in Italia, ma Francesco Paolo Figliuolo invita le Regioni ad «aumentare in maniera graduale» il coinvolgimento di tutti gli operatori del servizio sanitario nazionale, così da raggiungere chi non ha potuto spostarsi da casa o per differenti motivi non ha aderito alla campagna vaccinale. L’attività nei centri prosegue, la capillarizzazione dovrebbe intensificare il processo di immunizzazione.

Le Regioni vanno avanti anche con le vaccinazioni, per le quali basta presentarsi con un ticket virtuale ottenuto online. Oltre al Lazio, dove si sta svolgendo il secondo open day di Astrazeneca per gli over 35, in Campania da ieri sera fino alle ore 7 di questa mattina all’hangar di Capodichino si è svolta la non stop organizzata dall’Asl Napoli 1, con il vaccino Astrazeneca somministrato alla fascia 30-39 anni che si era prenotata sulla piattaforma, mentre alla Mostra d’Oltremare sono state iniettate dosi di Janssen della Johnson&Johnson. Fine settimana di vaccinazioni pure in Sardegna, con prenotazioni per gli over 40 iniziate venerdì e somministrazioni tra ieri e oggi. Inoltre, nel Nuorese ieri è stato organizzato un open day per vaccinare senza prenotazione 1.200 persone tra fragili, caregiver e operatori sanitari.

Tre giorni di vaccinazioni Astrazeneca pure nella Marche, a Falconara, dove fino a domani avranno la prima dose gli uomini nella fascia d’età dai 40 agli 80 anni e le donne dai 60 agli 80, mentre a Pescara, in Abruzzo, gli over 40 avranno il vaccino anglosvedese anche martedì. All’Open vax day night organizzata dalla Provincia autonoma di Bolzano per gli over 18, molti giovani hanno aderito soprattutto con l’idea di poter poi essere liberi di muoversi e viaggiare.

Dunque solo il vaccino è la soluzione? Per fortuna ieri Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, sul Corriere della Sera ha fatto il punto sui farmaci che possono curare il Covid a domicilio. Con una premessa che è già confortante: «Lavarsi le mani, distanziamento e mascherina. Pensate, queste misure da sole, se adottate dal 95% della popolazione, sarebbero altrettanto efficaci quanto il vaccino», ha scritto il professore in un lungo articolo, ricordando che «i primi dieci giorni sono cruciali per fermare il virus». Tra i farmaci che possono vincere il coronavirus ha citato l’ivermectina che ha definito «interessante», ha parlato di un preparato usato comunemente per l’asma e che contiene un cortisonico: due spruzzi al giorno «se utilizzati entro sette giorni dall’inizio dei sintomi, riducono dell’80% la necessità di ricorrere all’ospedale». Ci vorranno conferme per gli effetti di uno sciroppo della tosse, provato su 78 pazienti: chi lo prende subito «non va in ospedale quasi mai e non muore». Ha parlato anche degli anticorpi monoclonali, che «costano tanto, forse troppo».

Sul fronte varianti, dal Regno Unito arriva una rassicurazione. Una nuova ricerca del governo britannico suggerisce infatti che due dosi di vaccino garantiscono una forte protezione anche contro la variante del Covid trovata in India, identificata come B.1.617. Mentre una singola dose proteggerebbe al 33% contro questo ceppo a rapida diffusione e al 51% contro quello inglese, dopo il richiamo la protezione salirebbe rispettivamente all’81% e all’87%. Per la variante sudafricana, una singola dose del vaccino Pfizer offre solo il 17% di protezione contro l’infezione confermata, salendo a 75% dopo due dosi. Public health england (Phe), l’agenzia nazionale di salute pubblica inglese, ha fatto sapere che gli scienziati stanno valutando l’efficacia dei vaccini Pfizer e Astrazeneca nei confronti della variante indiana e che pubblicheranno a breve i relativi studi.


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