• Il leader leghista ad Atreju: «Io e la Meloni abbiamo fatto battaglie condivise. Con il Cavaliere ho solo accordi locali».
  • Il poeta Davide Rondoni, criticato dai social: «L’Italia deve uscire dai troppi cliché, continuare a parlare di destra e sinistra non aiuta. Il vicepremier non finge di essere un uomo di cultura, mi piace. Pasolini intervistò Ezra Pound, Don Giussani forse prenderebbe un gelato con noi».

Lo speciale contiene due articoli.

Matteo Salvini avrebbe voluto Giorgia Meloni seduta al suo fianco nel governo, ma non esponenti di Forza Italia.

Lo rivela intervenendo ad Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia a Roma: «Per me questo governo poteva essere allargato a Fratelli d’Italia, ma non a Forza Italia. Perché con Giorgia Meloni e Fdi abbiamo condiviso battaglie e valori. Io mi ricordo la battaglia di Roma che abbiamo combattuto in due contro tutto e tutti, mentre qualcuno sparava da fuori».

Una dichiarazione che arriva a una sola settimana dal vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli e che scatena nuovamente scintille con Silvio Berlusconi. Il leader della Lega aggiunge che «non c’è nessuna strategia del doppio forno: con Berlusconi parliamo solo di accordi locali». Quindi, a rassicurare Luigi Di Maio sulla sua fedeltà all’esecutivo grilloleghista, spiega: «Ho firmato un contratto che dura 5 anni e lo voglio rispettare. Lo dico perché ci credo davvero. Poi siamo nelle mani di Dio e, scendendo più in basso, in quelle di Fico».

La replica arriva, a stretto giro, dal vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Salvini cerca di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ma credo che questo matrimonio tra Lega e Movimento 5 stelle non sia un matrimonio di lunga durata. Sarà alla fine anche lui portato a dar vita a una coalizione di centrodestra anche per far nascere un nuovo governo». Rincalza con una nota anche Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia: «Salvini dice che vorrebbe Fdi e non Forza Italia al governo? Rilassati, Matteo. Siamo noi a non essere interessati ad un governo che sull’economia va al traino dei Cinquestelle: aumenta tasse e burocrazia, crea ogni giorno nuovi disoccupati, mette a rischio i risparmi degli italiani e non è capace di decidere su niente, compresi il crollo di un ponte di Genova o la salute dei nostri bambini coi vaccini». Il ministro dell’Interno non risparmia un attacco neppure alla sindaca capitolina, Virginia Raggi: «Se a Roma siamo in maggioranza o all’opposizione? Siamo all’opposizione, evidentemente. Io da ministro incontro tutti i sindaci: il sindaco di Milano, il sindaco di Roma, di Torino, di Verona. E la penso come la pensano molti cittadini, tantissimi romani che dalla Raggi si aspettavano molto e molto di più: ogni giorno in macchina è un rally. La città potrebbe essere più bella, più pulita e ordinata».

Tra i vari argomenti il vicepremier leghista tocca anche quello della candidatura olimpica per i Giochi del 2026: «A me piaceva l’idea di una olimpiade italiana, di tutte le Alpi, che partisse in Piemonte e arrivasse in Veneto. Sarebbe stata una vetrina per tutto il mondo. Qualcuno ha avuto paura: ha sbagliato. Io non vivo la politica con paura e non ho perso la speranza. Una proposta olimpica italiana ci sarà. Farò di tutto perché queste olimpiadi italiane ci siano. E se il governo era disposto a fare la sua parte con tre, non vedo perché non dovrebbe farlo con due sedi».


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