- Incongruenze, falle e rischi legati all’avvio odierno dell’ulteriore giro di vite sull’obbligo del lasciapassare scatenano la violenza di pochi esagitati. E la Procura di Torino apre un fascicolo su chi vuole bloccare i treni.
- Anche nel governo c’è chi vuole alzare l’asticella e chiedere ulteriori restrizioni sull’obbligatorietà del certificato. A cominciare da Roberto Speranza sui dipendenti pubblici.
Lo speciale contiene due articoli.
Se non si rischiasse di offendere qualche militante laicista, in questa epoca dominata dal dogma del politicamente corretto, l’espressione che meglio calza a una giornata come quella di oggi sarebbe senz’altro «che Dio ce la mandi buona». Tali e tante sono le incongruenze, le falle e i rischi (anche pecuniari) per i cittadini legati all’avvio odierno dell’ulteriore giro di vite sull’obbligo del green pass, che la tentazione di votarsi a qualche santo o di abbandonarsi al fatalismo è concreta. In più, come è già accaduto nell’ormai lungo corso della pandemia, ogniqualvolta ci si trova di fronte a uno snodo delicato per ciò che riguarda la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti del governo sulle nuove restrizioni, sui media mainstream la scena comincia ad essere dominata dalle gesta folli degli sparuti ma non meno esecrabili violenti, che si prestano perfettamente al disegno di screditare le decine di migliaia di critici o di scettici.
Da questo punto di vista, i numerosi tentativi di strumentalizzazione delle orribili immagini dell’aggressione del videogiornalista di Repubblica da parte di uno squilibrato sedicente no vax e dello squadrismo a mezzo social di una selva assortita di antropoidi sono stati per fortuna disinnescati da un coro unanime di condanne, anche se in casa Pd si registra un certo attivismo su questo fronte, come ad esempio l’interrogazione presentata alla Camera in cui si chiede al Viminale di indagare sull’infiltrazione di «neofascisti» all’interno dei no vax, o le dichiarazioni dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, che ha prefigurato una norma in base alla quale chi non si vaccina dovrebbe pagare di tasca propria l’eventuale ricovero in terapia intensiva. Dopo l’infettivologo Matteo Bassetti, ieri a incappare nelle farneticazioni dei gruppi su Facebook e su Telegram è stato, tra gli altri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha riscosso anche la solidarietà del leader leghista Matteo Salvini, il quale ha insistito sulla necessità di «tolleranza zero per i violenti», non senza ribadire a più riprese che l’errore più grande, in questa fase, sarebbe criminalizzare i normali e pacifici cittadini che nutrono perplessità sull’obbligo vaccinale e sulla stretta per il green pass.
Detto questo, la giornata odierna potrebbe oggettivamente riservare più di qualche problema alle forze dell’ordine e infiniti disagi ai lavoratori, soprattutto quelli pendolari, se le componenti più radicali dei no vax dovessero dare corso alla minaccia di occupare decine di stazioni ferroviarie su tutto il territorio nazionale, paralizzando di fatto le comunicazioni. E verosimilmente non avendo a cuore la penetrazione nell’opinione pubblica delle buone ragioni che risiedono in alcune loro perplessità sul nuovo quadro legislativo. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha già indossato l’elmetto e, dopo aver premesso che il Viminale «assicurerà come sempre la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole», ha aggiunto che «non saranno ammessi atti di violenza e di minacce». Il riferimento è in particolare al gruppo Telegram «Basta dittatura», che ha chiamato i propri follower al blocco ferroviario oggi in 54 città contro l’obbligo di green pass. Un’iniziativa che ha trovato immediatamente la risposta della Procura di Torino, che indaga sul canale Telegram: nel fascicolo, aperto a carico di ignoti in concorso, si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere aggravata dallo scopo di commettere delitti di terrorismo e dall’utilizzo di strumenti informatici e telematici e di trattamento e diffusione illecita di dati personali su larga scala.
Quanto alle aggressioni ai giornalisti, la Lamorgese ha accolto l’appello dell’Ordine dei giornalisti e ha deciso di istituire, nei prossimi giorni, un Coordinamento per monitorare gli atti intimidatori nei confronti dei cronisti.
Detto delle incognite per l’ordine pubblico e per la regolarità dei trasporti, c’è da fare i conti con il mare magnum di incertezze che l’inizio del nuovo regime sul green pass comporta. Intanto c’è da ricordare che succede da oggi: in sintesi, se finora il green pass è servito per mangiare al chiuso nei bar e nei ristoranti, per andare nei cinema, nei teatri e nei musei o allo stadio, da stamani occorrerà essere muniti del lasciapassare verde anche per treni a lunga percorrenza, aerei, navi, bus e traghetti interregionali (salvo quelli in servizio sullo Stretto). Saranno tenuti a esibire il green pass, inoltre, il personale scolastico e, nelle università, anche gli studenti. Il primo bug è sui trasporti e basterebbe da solo a far crollare tutto il castello, visto che la certificazione verde non è richiesta sul trasporto pubblico locale, notoriamente l’ambiente più a rischio per contrarre il virus, dato l’affollamento che fa registrare soprattutto nel corso della (imminente) stagione scolastica. Per non parlare, infine, di ciò che potrebbe succedere nelle fabbriche e nelle aziende, dove è al momento lontana da una soluzione la questione del green pass per i lavoratori, mentre l’obbligo della certificazione per mangiare a mensa, con l’arrivo dei rigori autunnali, potrebbe portare a severe discriminazioni.
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