• Tutti i ministri senza portafoglio, Paolo Savona incluso, dovrebbero perdere la tutela.
  • La grillina No Tav Laura Castelli in pole position come braccio destro di Giovanni Tria all’Economia: le spetterebbero le deleghe alla finanza pubblica e all’iter parlamentare dei provvedimenti di spesa. Ancora aperta la sfida sulla delega alle Tlc. Intanto l’Agcom dà il primo ok allo scorporo della rete Tim
  • Il pentastellato Danilo Toninelli, oltre alla linea in Val di Susa, critica pure l’operazione di Renato Mazzoncini.

Lo speciale contiene tre articoli

Nella cosiddetta Terza Repubblica un piccolo segno di cambiamento potrebbe venire dalle scorte. Nei giorni scorsi, a quanto risulta alla Verità, è arrivata dal governo la richiesta di sospendere o ridurre la tutela di alcuni ministri, rappresentanti di dicasteri a cui invece in passato era garantito un nutrito servizio di tutela.

In Italia attualmente gli scortati sono circa 800 tra politici, imprenditori e altre personalità, su cui vigilano più o meno 3.000 agenti. Il costo di tali dispositivi è passato negli ultimi anni da 250 milioni di euro a circa 200. Ma ora il taglio potrebbe essere più consistente, visto che anche i politici hanno deciso di dare l’esempio. Per esempio il ministro per il Sud, la grillina Barbara Lezzi, e il collega dell’Istruzione Marco Bussetti da lunedì avrebbero rinunciato all’auto di scorta. Eppure stiamo parlando di due dicasteri non certo facili. Addirittura, anche grazie alla cosiddetta riforma della Buona scuola, i titolari del ministero di viale Trastevere sono stati per anni al centro di vivaci proteste e per questo particolarmente protetti.

Sempre da lunedì, invece, il ministro dell’Economia e delle finanze Giovanni Tria è sorvegliato da una sola macchina con due agenti anziché da due vetture e quattro uomini. La riduzione o la cancellazione delle scorte dovrebbe riguardare anche tutti gli altri ministri senza portafogli: Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta), Giulia Bongiorno (Pubblica amministrazione), Erika Stefani (Affari regionali e autonomie), Lorenzo Fontana (Famiglia e disabilità) e Paolo Savona (Affari europei).

Tutte queste decisioni sono state prese lo scorso 4 giugno durante il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma. Nell’occasione gli esperti hanno valutato le richieste provenienti dai ministri e gli eventuali rischi specifici per soggetti particolarmente esposti. Certamente sarà stata valutata con particolare attenzione la posizione del ministro Savona, la cui figura è stata sovraesposta mediaticamente durante la formazione del governo. Le scelte riservate del comitato sono poi passate al vaglio, per la ratifica, dell’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale del Viminale.

Va detto che esistono incarichi politici che prevedono per legge una tutela obbligatoria e tra questi c’è quello di presidente del Consiglio. Per esempio il taxi su cui viaggiava Giuseppe Conte nei giorni scorsi quando si è presentato al Quirinale era preceduto e seguito negli spostamenti da due auto con sei uomini a bordo. Ricoprono ruoli particolarmente sensibili pure i ministri dell’Interno (Matteo Salvini), del Lavoro (Luigi Di Maio), della Difesa (Elisabetta Trenta) e degli Esteri (Enzo Moavero Milanesi). Costoro, quasi certamente, non potranno liberarsi dei loro «angeli custodi».

Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente della polizia, da sempre impegnato nella battaglia per un corretto utilizzo delle scorte, commenta: «Al di là della volontà dei singoli, il ministero dell’Interno assicura la sicurezza delle persone esposte a rischio anche contro la loro volontà. Confermo comunque che con il nuovo governo c’è una tendenza alla razionalizzazione delle scorte anche su richiesta di alcuni ministri desiderosi di tenere un profilo più basso. A quanto mi risulta diversi di loro avranno esclusivamente una tutela di due persone».

«Si tratta di un segnale che va nella direzione che abbiamo sempre auspicato per due motivi oggettivi», prosegue Pianese. «Gli agenti delle scorte sono professionisti della sicurezza altamente specializzati e non possono essere utilizzati per portare la borsa della spesa a nessuno; secondo, i cittadini devono pagare con le loro tasse la protezione di persone effettivamente a rischio. I tagli consentiranno di tutelare meglio chi è davvero in pericolo, offrendo dispositivi all’altezza, con tutti gli equipaggiamenti necessari».

Giacomo Amadori


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