- Il nuovo dpcm mira a spedire a casa il 75% degli studenti di liceo. Intanto, sono le Regioni a chiudere gli istituti, dove procede a rilento la consegna dei monoposto. A Milano sospende i corsi in presenza anche la Bocconi.
- Il ministro Dario Franceschini tifa per le chiusure, ma con le dovute eccezioni a sinistra. Raccoglie l’appello degli attori per i teatri aperti. Perché la cultura fa chic.
Lo speciale contiene due articoli.
Da domani centinaia di migliaia di ragazzi faranno lezione in pantofole, senza mascherina. Nella cucina di casa o, i più fortunati, in un angolo studio, sempre che abbiano un computer, un tablet e una buona connessione a Internet.
In diverse regioni italiane parte la Dad, acronimo della tanto esecrata didattica a distanza, diventata inevitabile per i governatori che vogliono ridurre i contagi anche a scuola. Ma nella bozza del nuovo Dpcm si vuole che tutte le scuole superiori italiane facciano didattica da remoto per il 75% delle attività. Solo per elementari e medie sarà garantita la presenza. Intanto, da lunedì è certo che non riaprono i cancelli degli istituti superiori di Lombardia, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. Altri territori hanno già deciso lo stop al 50% della presenza, con ricorso alla didattica digitale integrata. L’hanno fatto le ordinanze del Piemonte e del Lazio (per le seconde fino alle quinte), della Liguria, delle Marche, dell’Umbria, della Basilicata. Preannunciate misure analoghe anche in Veneto, Toscana, Sardegna mentre in Alto Adige dal 9 novembre la scuola italiana integrerà la didattica in presenza con il 30% di lezioni online. Perfino la Bocconi lascia fuori dalle aule i suoi 14.500 studenti. «In attesa di possibili provvedimenti che verranno emanati in questi giorni», l’università università dell’establishment «erogherà esclusivamente a distanza la didattica degli insegnamenti afferenti ai corsi di laurea e laurea magistrale», ha comunicato agli iscritti il rettore, Gianmario Verona. Si parte con due settimane di lezioni online, ma è l’inizio di un nuovo stop allo studio in presenza.
Tutti pronti ai collegamenti in remoto? Niente affatto. In Lombardia, solo domani l’Ufficio scolastico regionale comunicherà se gli insegnanti si dovranno recare a scuola, per la Dad, e se i lavoratori fragili potranno impartire lezioni da casa. «In queste ore so che stanno monitorando la situazione degli istituti, per valutare quanti sono quelli pronti a partire. Per il momento c’è ancora confusone», fa sapere Giancarlo Sala, direttore scolastico del liceo classico e scientifico Antonio Banfi, a Vimercate, provincia di Monza e della Brianza. «Nella nostra scuola abbiamo messo la fibra a 300 mega, senza perdere tempo, ma tanti istituti tecnici e professionali non ne hanno avuto la possibilità. Mediamente sono ancora molti gli studenti che dovranno arrangiarsi con lezioni da soli, senza potersi collegare». Nel Lazio, da lunedì 26 ottobre le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al 50% degli studenti, con esclusione degli iscritti al primo anno, mentre le università la utilizzeranno al 75 per cento, come prevede il nuovo Dpcm. «Nelle scuole con più di 1.000 ragazzi e circa 130 docenti, sarà ben difficile pensare che tutti gli insegnanti possano collegarsi con i loro allievi, considerando la qualità delle connessioni a Internet», interviene Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi (Anp) del Lazio. «Fuori dal Raccordo anulare, centinaia di istituti hanno problemi di fibra. C’è scarsa copertura e non si è ancora pensato a potenziarla. Figuriamoci se devono fare didattica a distanza con ragazzi che abitano ancora più fuori Roma e che sono serviti malissimo dalle telecomunicazioni». Sulla multimedialità rischia di bloccarsi anche la scuola da remoto, dopo lo stop alla frequenza. Se problemi ci sono in Lombardia e Lazio, figuriamoci quale situazione si trovano ad affrontare gli insegnanti della Campania, della Calabria o della Sicilia. «Tutti gli uffici scolastici regionali dovrebbero pubblicare le sofferenze degli istituti, così da rendere ben chiara la situazione della Dad nel nostro Paese», suggerisce Rusconi. Che aggiunge: «Scordiamoci che basti consegnare un computer per rendere un docente esperto di didattica interattiva. In primavera siamo stati tutti costretti ad arrangiarci, ma dopo nulla è stato fatto per formare gli insegnanti. Se non la sai fare, la Dad, dopo due giorni gli studenti si annoiano e non riescono più a seguirti». Prima ancora di stancarsi, è purtroppo certo che per migliaia di ragazzi la scuola si ferma nuovamente.
Il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, ieri ha firmato l’ordinanza restrittiva che dispone la sospensione delle lezioni in presenza perché i contagi preoccupano. E adesso chi seguirà i ragazzi a casa?
Secondo un’indagine condotta dalla Sird, la Società italiana di ricerca didattica, la percentuale degli studenti del Sud e delle Isole non raggiunti dalla Dad durante il lockdown è stata del 20%. Un numero preoccupante di giovani non coinvolti nello studio e che si troveranno ancora una volta abbandonati a sé stessi in regioni dove almeno la scuola dovrebbe essere un presidio garantito. A breve anche la Sardegna chiuderà i cancelli degli istituti e prima ancora del nuovo Dpcm, i segnali che arrivano da ogni parte del Paese fanno pensare a un lockdown generalizzato.
A tirare un sospiro di sollievo sarà solo il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, che non dovrà rispondere dell’ennesima figuraccia. Sono stati consegnati, infatti, solo 1,5 milioni di banchi dei 2,4 milioni promessi alle scuole entro il 31 ottobre. Ne mancano all’appello ben 900.000. Tra una settimana scatta la scadenza imposta ai produttori, impegnati giorno e notte a realizzare banchi tradizionali e innovative sedute monoposto, cioè quelle ridicole con le rotelle. Forse a fine mese qualche consegna in più sarà stata fatta, ma se tutte le scuole chiuderanno Arcuri non dovrà spiegare perché «gli sono sfuggiti» almeno mezzo milione di banchi.
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