L’avvocato preme per la revoca ad Aspi. I dem a rimorchio, solita piazzata di Iv
  • Fibrillazioni nella maggioranza: Nicola Zingaretti s’accoda al premier, Vito Crimi punzecchia il Pd. E Matteo Renzi chiama «populisti» gli alleati.
  • Atlantia rischia un crac da 20 miliardi e 7.000 posti di lavoro. Ma Anas non ha mezzi per subentrare ed è caos sul nuovo azionariato: ipotesi Cdp, in lizza pure il fondo F2i.

Lo speciale contiene due articoli.

Oggi alle 11 arriva in Consiglio dei ministri la questione Autostrade, e il governo rischia ancora una volta di implodere a causa dei contrasti interni alla maggioranza. Il premier, Giuseppe Conte, ieri ha anticipato la sua posizione a favore della revoca, allineandosi al M5s; il Pd, pur con diverse sfumature, non è pregiudizialmente contrario alla revoca; Italia viva invece annuncia battaglia, con Matteo Renzi che si dichiara contrario, attacca «i populisti» del M5s e fa traballare i giallorossi.

Conte, ieri, al Fatto Quotidiano, ha sostanzialmente anticipato la sua decisione di procedere con la revoca delle concessione ad Autostrade per l’Italia: «Non sono per nulla soddisfatto delle proposte di transazione della famiglia Benetton», dice il premier, «due anni fa, dopo il crollo del ponte Morandi, abbiamo avviato la procedura di contestazione, mettendo in discussione la concessione ad Aspi. La mia sensazione è che Autostrade abbia scommesso sulla debolezza dei pubblici poteri nella tutela dei beni pubblici. Sabato», aggiunge Conte, «è arrivata una risposta ampiamente insoddisfacente, per non dire imbarazzante. Se crollasse un altro ponte, non potremmo sciogliere la convenzione e, se mai lo facessimo, dovremmo rifondere Aspi con 10 miliardi di euro, e solo per l’avviamento. Quando ho letto la proposta ho pensato a uno scherzo. I Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri», argomenta il premier, «ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani. Allo stato dei fatti, intravedo una sola decisione, imposta proprio da Autostrade».

Il Pd, dopo aver tentennato per mesi, si allinea alla intransigenza di Conte, pur lasciando ancora una possibilità ai Benetton: «La lettera di Aspi al governo», sottolinea il segretario dem, Nicola Zingaretti, «è deludente e conferma ulteriormente l’esigenza di un profondo cambio di indirizzo dell’azienda basato su impegni rigorosi in materia di tariffe, sicurezza e investimenti, e su un assetto societario che veda lo Stato al centro di una nuova compagine azionaria che assicuri l’avvio di questa nuova fase. I rilievi del presidente del Consiglio», sottolinea Zingaretti, «sono condivisibili. Il governo agisca tempestivamente e in modo unitario per giungere a una rapida conclusione in tal senso, assicurando quindi la soluzione migliore nell’interesse del paese e dei cittadini».

«Domani (oggi, ndr)», aggiunge Conte nel pomeriggio, in conferenza stampa con Angela Merkel, «ci sarà un’informativa al Consiglio dei ministri, è una decisione che deve coinvolgere tutto il governo, tutti i ministri saranno nelle condizioni di conoscere i dettagli. Conseguenze della eventuale revoca? Se c’è stato un problema di cattiva manutenzione, se ci sono stati problemi di inadempimenti, la responsabilità va sul management soggetto ad azione di responsabilità», sottolinea Conte, «non sulla cittadinanza che deve subire il ricatto di eventuali conseguenze e incertezze che avrebbero le decisioni pubbliche sul concessionario privato».

«Due anni fa», si compiace Vito Crimi, capo politico del M5s, «in questa battaglia il Movimento era solo e, rispetto alla nostra fermezza, i partiti manifestavano timidezza o addirittura avversità: in primis i nostri alleati di governo di allora, che adesso fanno la voce grossa ma che allora frenavano cosi come a frenare ci sono alleati di oggi».

Matteo Renzi, però, non ne vuole sapere di dare l’ok alla revoca: «I populisti», scrive Renzi su Facebook, «chiedono da due anni la revoca della concessione. Facile da dire, difficile da fare. Perché se revochi senza titolo fai un regalo ai privati, ai Benetton, ai soci e apri un contenzioso miliardario che crea incertezza, blocco cantieri, licenziamenti. Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà», aggiunge il leader di Italia viva, «l’unica possibilità è una operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cdp».

Anche l’opposizione interviene sulla vicenda: «Sono a favore della revoca», dice la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, «e sono per rimettere a gara, a condizioni diverse, con vincoli diversi, la gestione dell’infrastruttura. Non sono per la nazionalizzazione, sono per la gestione privata, però a condizioni che devono convenire al pubblico, non solo ai privati». «Il presidente del Consiglio», argomenta il leader della Lega, Matteo Salvini, «ha in mano uno studio giuridico. Se ci sono gli estremi si revoca, se non ci sono si proroga. Sicuramente dichiarare e far perdere un titolo in borsa il 15% significa non saper fare bene il proprio mestiere. Faremo la segnalazione a tutti coloro che devono vigilare sulla regolarità della gestione dei risparmi e dell’andamento dei titoli in borsa (la Consob, ndr), perché i risparmiatori che hanno i titoli di Atlantia in tasca sono anche operai e lavoratori, non sono i milionari e i Benetton».


Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.