Il nuovo Mes spaventa le banche: «Non compriamo più titoli di Stato»
  • Il presidente dell’Abi: «Non sapevamo nulla del trattato». Roberto Gualtieri minimizza: «Nessun automatismo». Giuseppe Conte riferirà in Senato, ma intanto attacca: «Delirio collettivo, la Lega era al tavolo a sua insaputa».
  • Il «pacchetto» caro al presidente del Consiglio è già archiviato. Si teme che abbia detto sì per paura della procedura di infrazione.

Lo speciale contiene due articoli.

Se la riforma del Mes dovesse passare, da domani un sesto del debito pubblico italiano potrebbe non avere più un acquirente. È questa la minaccia, nero su bianco, lanciata ieri a margine di un evento svoltosi a Bruxelles da Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. «Noi siamo liberi di comprare titoli sovrani, non abbiamo un vincolo di portafoglio», ha spiegato Patuelli, «il problema è che cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico, non si tratta di debito delle banche e se le condizioni relative al debito pubblico alterano o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscono sinistri è chiaro che le banche sottoscriveranno meno debito pubblico». Mica bruscolini: oggi i titoli pubblici in pancia agli istituti di credito del nostro Paese ammontano a circa 400 miliardi di euro (sui 2.400 miliardi totali), poco meno della somma di tutti gli investitori esteri.

«Non so niente, ho letto i giornali stamattina», sottolinea piccato il presidente dell’Abi. Che poi lancia uno strale nei confronti del governo: «Sono materie sulle quali il mondo bancario non è stato messo al corrente. Questo è un problema delle istituzioni della Repubblica, bisogna chiedere agli esponenti della Repubblica perché non ci hanno consultati. Io non mi intrometto nelle polemiche politiche. Chiedo solo: non hanno fatto un tavolo con i loro stakeholder, con i soggetti interessati? Le conseguenze adesso se le gestiscano da loro». Nei confronti della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, dunque, quella che arriva da parte delle banche italiane è una bocciatura senza appello.

Nel corso delle audizioni che si sono svolte ieri in Commissione Bilancio alla Camera è stato Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa ricerche, a porre l’accento sulle possibili criticità innescate dall’introduzione della riforma: «Così come sono stati predisposti, gli strumenti di assistenza finanziaria sembrano perfetti per innescare una nuova crisi del debito, perseverando in tal modo nei gravi errori del 2011-12». Per il prossimo futuro il rischio, osserva poi Giacché, è quello di una «forte pressione al ribasso sui titoli di Stato».

Ma più che i giudizi tecnici, a infiammare l’agone sono i risvolti politici legati alla vicenda della riforma del Mes, con tanto di scazzottata a distanza tra il premier Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Parlando a margine dell’assemblea dell’Anci ad Arezzo, Conte ha avuto da dire sul «delirio collettivo suscitato dal leader dell’opposizione, lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di Mes, perché abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega». L’avvocato del popolo se la prende con il Carroccio, «lo stesso partito che partecipava a vertici di maggioranza sul tema» e che ora «scopre l’esistenza del Mes e grida allo scandalo: questo è un atteggiamento irresponsabile».

La reazione di Matteo Salvini, ovviamente, non si è fatta attendere. Tramite una nota il leader della Lega ha replicato: «Il signor Conte è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che ai tavoli, così come a ogni dibattito pubblico, abbiamo sempre detto di no al Mes. Non è difficile da ammettere. Del resto, se necessario, ci sono numerose dichiarazioni che testimoniano la contrarietà espressa da tutti i componenti della Lega, ministri compresi, su questo argomento». La mente corre subito all’intervento del capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, in occasione del dibattito sulla fiducia al Conte 2 svoltosi il 9 settembre scorso. «Le abbiamo chiesto di dire “no” al nuovo Fondo salvastati: non c’è una riga nei verbali dell’Eurogruppo in cui lei o il ministro dell’Economia abbiate detto qualcosa sul Fondo salvastati», urlava pochi mesi il deputato del Carroccio dai banchi di Montecitorio. Inserendo dunque di diritto l’approvazione la riforma del Mes tra le cause del divorzio del governo gialloblù. «Cosa teme il presidente del Consiglio? Ha forse svenduto i risparmi degli italiani?», ha chiosato ieri un Salvini più sibillino del solito.

La nota diffusa in serata dal Mef difende la posizione del governo. «Si è ingenerata nel dibattito italiano molta confusione», spiega il ministro Roberto Gualtieri, «soprattutto è bene chiarire come la riforma del Mes non introduca in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario». Anzi, è proprio «grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia» che «queste posizioni sono state respinte». Conte riferirà in aula solo il 10 dicembre, appena tre giorni prima del Consiglio europeo in programma sull’argomento. Con il forte rischio che sia ormai davvero troppo tardi per riuscire a mettere una pezza.


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