- Dopo aver abolito lo scudo penale, la maggioranza è stata a guardare e ha delegato la crisi ai magistrati. Risultato: Milano indaga Mittal perché vuole lasciare, mentre il tribunale pugliese le impedisce di andare avanti. Alla fine i 5 stelle si sono ammanettati da soli.
- Entro il 20 le parti devono dare alla Corte del capoluogo lombardo il piano di rilancio.
Lo speciale contiene due articoli.
Duole dirlo, ma l’avevamo detto. Avremmo voluto sbagliare, invece il governo mettendosi nelle mani della magistratura ha abdicato a ogni scelta di politica industriale o economica. Ha di fatto rinunciato a governare. E così martedì sera il giudice di Taranto, nonostante il parere dei pm e una relazione abbastanza favorevole da parte del custode giudiziario, ha deciso che l’altoforno 2 dovrà essere spento a partire da domani. Le motivazioni partono dall’incidente mortale avvenuto nel giugno del 2015 e si concludono con il rischio ambientale e di inquinamento diffuso.
Se il Parlamento per colpa dei 5 stelle e per la complicità del Pd e di Italia viva non avesse tolto lo scudo penale ora i commissari dell’ex Ilva (proprietari dell’area a caldo) non si troverebbero ad affrontare una tale grana. Il giudice si sarebbe dovuto fermare di fronte a una legge nata proprio per questo. Per evitare che una gestione commissariale e un’azienda, Arcelor Mittal che è locataria degli asset, si trovino a pagare per quanto avvenuto prima del loro arrivo e rispondano penalmente per una mancata bonifica. Che è tale non per negligenza ma perché la necessità di tutelare i posti di lavoro impone tempi lunghi e suggerisce, assieme al buon senso, che spegnere significa sì tutelare l’ambiente e la salute, ma porta la fame tra migliaia di operai.
Perché la prima reazione di Arcelor Mittal di fronte a questo schiaffo è stato restituirlo al mittente: lo Stato. Chiudi l’altoforno 2 nonostante l’iter di bonifica sottostante al contratto sia rispettato? Ecco che chiedo immediatamente la cassaintegrazione straordinaria per 3.500 operai. Già da domani per giunta. In pratica lo stop dei giudici arriva proprio a metà della difficile trattativa tra Arcelor e il Mise in vista della udienza del 20 dicembre davanti al tribunale di Milano.
I giudici meneghini in poche parole sono pronti a indagare i franco indiani perché vogliono chiudere e andarsene, mentre a Taranto si procede per la strada opposta. Si agisce perché Arcelor vuole tenere accesi i forni. Un paradosso italiano, su cui il governo dovrà fare ammenda e ammettere le colpe, sebbene nel frattempo a pagare siano gli operai. I giallorossi si sono affidati mani e piedi alla magistratura perché si sono fatti travolgere dalle scelte grilline che a loro volta hanno alimentato per motivi elettorali il motto secondo cui tutto si risolve con le manette. Adesso le manette sono finite ai polsi della maggioranza che non può fare altro che osservare impotente gli eventi. Arcelor, infatti, pur essendo tra incudine e martello è nella situazione ottimale per sguisciare via. E far pagare il conto alle casse pubbliche.
Nella relazione al Mise di lunedì pomeriggio l’azienda ha ricordato che l’altoforno 2 avrebbe lavorato ancora a tempo pieno per due anni. Poi sarebbe stato spento per la manutenzione straordinaria. Un tempo dettato dalla scaletta degli interventi. Il prossimo gennaio, infatti, è il turno dell’altoforno 4. Dovrà essere messo in stand by come da cronoprogramma e per mesi non sarà in grado di produrre. Se Arcelor si rifiutasse di abbassare la fiamma finirebbe di nuovo sotto inchiesta. E visto che a quella data il numero 2 sarà quasi sicuramente spento, le basta prendere il pallottoliere e chiedere la cassa integrazione per 3.500 persone.
La richiesta è stata comunicata direttamente ieri ai sindacati. Mentre oggi Lucia Morselli, ad di Arcelor Italia, si presenterà di nuovo al Mise per cercare di portare avanti la bozza di accordo. Un tentativo che in questo momento dopo l’intervento del tribunale di Taranto sembra disperato. La prossima settimana di fronte ai giudici milanesi Arcelor e commissari dovranno trovare una quadra o ammettere che non c’è più nulla da fare. A quel punto Giuseppe Conte e Stefano Patuanelli faranno una seconda conferenza stampa per sostenere urbi et orbi che lo scudo penale non è il tema? Sosterranno ancora che non sono stati loro a dare il via all’esplosione di Taranto? Continueranno a fuggire al populismo manettaro misto al peggiore attaccamento alla poltrona? Perché i grillini hanno finito con il tagliare il ramo su cui sono seduti, ma Pd e renziani hanno fornito loro la sega per abbattere il ramo e trascinare giù l’albero. In ballo non c’è solo la sorte di Taranto, ma anche quella del resto della Penisola.
Un’Italia senza acciaio è un Paese che rischia di non stare più al tavolo del G7, di non essere più una potenza industriale. Lo sanno Conte e Patuanelli?
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