- Nonostante le barricate, l’iter parlamentare della riforma non cambia. E lo spazio per trattare c’è ancora. A partire dal 5 marzo, quando avvocati e magistrati verranno ascoltati a Roma. Al di là degli slogan, l’Anm di Cesare Parodi apre degli spiragli su alcuni punti.
- Pd, M5s e Cgil fanno la ola ai magistrati. Antonio Di Pietro a sorpresa: «Incomprensibile».
Lo speciale contiene due articoli.
Celebrato il rito dello sciopero dei magistrati, al quale ieri secondo l’Anm ha aderito l’80% delle toghe, la riforma della giustizia prosegue il suo percorso parlamentare. Il disegno di legge costituzionale targato Carlo Nordio è stato approvato dalla Camera lo scorso 25 gennaio al termine della prima delle quattro letture previste dall’iter di un ddl costituzionale. Ora il percorso prevede un’ulteriore approvazione a Montecitorio e altre due al Senato. Tra una lettura e l’altra devono passare almeno tre mesi. In seconda lettura, sia alla Camera che al Senato, è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti di ciascun ramo del Parlamento. Se l’approvazione in seconda lettura, sia alla Camera che al Senato, avviene con una maggioranza di due terzi dei componenti, il ddl entra in vigore; se non si raggiunge questo quorum, la legge costituzionale viene sottoposta a referendum popolare, che deve essere richiesto da un quinto dei membri di una Camera o da 500.000 elettori o da cinque cinque consigli regionali.
Attenzione: in questi casi perché il referendum sia valido non è necessario raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. Qualunque sia il dato dell’affluenza, se i no superano i sì la legge viene cancellata, viceversa viene approvata. Il 16 ottobre 2001, ad esempio, il referendum sule modifiche al Titolo V della Costituzione fece registrare la vittoria dei sì (64,2%) sui no (35,8%) con un’affluenza del 34,1%.
Fin qui la procedura, poi c’è la politica con le sue scadenze. Una molto importante è in programma il prossimo 5 marzo, quando a Palazzo Chigi il governo incontrerà prima l’Unione delle camere penali e successivamente l’Associazione nazionale magistrati. Giorgia Meloni e il ministro Nordio si confronteranno quindi sia con gli avvocati, che sono favorevoli alla riforma, sia con i magistrati, contrari ma non si sa quanto contrarissimi. La guida dell’Anm è cambiata all’inizio di febbraio, quando Giuseppe Santalucia, esponente di Area, corrente di sinistra della magistratura, ha passato il testimone a Cesare Parodi, procuratore aggiunto di Torino, di Magistratura indipendente, corrente moderata. L’approdo di Parodi al vertice dell’Anm fa sperare in un atteggiamento meno oltranzista nei confronti della riforma. Non a caso, appena insediatosi, Parodi ha chiesto al governo un incontro e la Meloni ha commentato la sua elezione con un comunicato di grande apertura: «Parodi ha chiesto subito un incontro al governo, e Giorgia Meloni ha risposto poche ore dopo con una nota molto dialogante: “Accolgo con favore”, ha scritto la Meloni, “la richiesta di un incontro con il governo che il presidente Parodi ha già avanzato e auspico che, da subito, si possa riprendere un sano confronto sui principali temi che riguardano l’amministrazione della giustizia, nel rispetto dell’autonomia della politica e della magistratura». Lo sciopero di ieri, ricordiamolo sempre, era stato proclamato quando al vertice dell’Anm c’era ancora Santalucia, e può essere considerato come l’ultimo atto della passata gestione. Non è da escludere quindi che da qui al momento della seconda lettura alla Camera tra governo e Anm si possa raggiungere un’intesa.
Ieri mattina a Palazzo Chigi si è svolto un vertice sulla riforma della giustizia, al quale hanno partecipato la Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, il ministro Nordio, e il sottosegretario Alfredo Mantovano. A quanto si è appreso, l’incontro è stato finalizzato a preparare le consultazioni già programmate per il 5 marzo, prima con l’Unione delle Camere penali e con l’Associazione nazionale magistrati. La maggioranza ha confermato la propria disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Anm. La riforma della giustizia, è stato ribadito nel corso del vertice, non è concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini. «Non contro»: un messaggio al quale ha risposto con le stesse parole Parodi, a Radio 24, commentando la protesta di ieri: «Non è uno sciopero contro qualcuno», ha sottolineato Parodi, «ma a difesa di alcuni principi della Costituzione in cui fermamente crediamo e che crediamo siano la soluzione migliore per i cittadini, anche per i magistrati e addirittura anche per i politici. Non è uno sciopero contro, ma a difesa di una serie di principi secondo noi fondamentali».
L’Ansa ieri ha riportato di aver appreso da fonti di governo della disponibilità a riflettere con l’Anm su alcuni punti, dalle quote rosa al sorteggio temperato per i componenti dei nuovi Csm previsti dalla riforma. Un sentiero stretto ma aperto, quindi, quello del dialogo tra governo e Anm. Bisognerà verificare inoltre se Parodi riuscirà a tenere a freno le componenti più oltranziste dell’Anm.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >