- La Schlein, alla festa del sindacato, critica Stellantis e ritrova sintonia coi metalmeccanici. Un riavvicinamento volto a fermare l’Opa lanciata sulla sinistra dal capo Cgil e da Conte. Che teme il possibile ingresso nel campo largo di Renzi, inviso agli operai.
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Lo speciale contiene due articoli.
Mentre l’ombelico intorno al quale gira il mondo della sinistra si arrovellava per dare spiegazioni più o meno plausibili al pranzo di lavoro tra il segretario della Cgil, Maurizio Landini, e il numero uno dei Cinque stelle, Giuseppe Conte, passava in sordina un altro incontro, avvenuto alla luce del sole, che ha visto come protagonista Elly Schlein. In occasione della Festa nazionale della Fiom, i metalmeccanici del sindacato di Landini, la leader del Pd si è confrontata con il mondo fatto di operai e delegati della parte più dura e pura della rappresentanza sociale.
Un dialogo, con gli uomini delle fabbriche, che solo fino a qualche anno fa sarebbe stato considerato naturale e che invece da qualche tempo a questa parte naturale non è. Le analisi sociologiche del dopo voto sono piene di spiegazioni sulle motivazioni per le quali i lavoratori delle officine hanno da tempo abbandonando il partito erede della tradizione comunista, e di conseguenza gli applausi – e il fatto che la Schlein sia stata accolta «bene» dai metalmeccanici – è di per sé una notizia.
«Negli ultimi dieci anni», ha evidenziato Edi Lazzi, il segretario generale della Fiom Torino, «i lavoratori hanno associato il peggioramento delle loro vite con le leggi che il Pd ha sostenuto (Jobs Act su tutte ndr), ma c’è un aspetto positivo: abbiamo registrato con un parziale seppur ancora timido cambiamento nell’atteggiamento della segretaria». Se non è amore a prima vista, può essere l’inizio di un flirt promettente.
Flirt interessato però. Perché la presenza, secondo indiscrezioni che poi sono state implicitamente confermate dal successivo incontro di Landini con Conte, della Schlein a Torino (dove si è svolta la festa della Fiom) aveva finalità difensive. Proteggere se stessa in primis e di conseguenza il Pd dall’Opa – solo all’apparenza amichevole – che Landini sta provando da mesi a lanciare sul mondo democratico. Un’Opa stoppata dal buon esito del voto europeo per la Schlein ma che non è stata affatto ritirata. Un’offerta per spostare ancor di più il partito a sinistra e su un terreno movimentista.
La segretaria così ha pensato bene di coprirsi le spalle creando una cinghia di trasmissione con quella parte del sindacato che fa ancora il sindacato. E che, infatti, non ha difficoltà ad attaccare Stellantis e la sua non strategia sull’automotive in Italia. E che da questo punto di vista si contrappone in modo plastico a Landini e alla sua Cgil che ormai si occupa prevalentemente di referendum politici, come quello sull’autonomia differenziata, e non riesce a dire nemmeno una parola di biasimo agli Elkann.
Non a caso, nel dibattito della leader dem con il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, uno dei punti più apprezzati ha riguardato Stellantis e la posizione della Schlein, che ha definito «non tollerabile chi chiede, chiede, chiede e poi non rispetta gli impegni presi». «Stellantis», ha ribadito, «deve rispettare tutti gli impegni presi, garantire la continuità di questi siti, la continuità occupazionale e gli impegni su alcune vicende come quella di Termoli, anche perché il governo alcune di queste cose le ha fatte a partire dagli incentivi».
Certo, tra la Fiom e la Schlein c’è un terreno di assoluta incompatibilità che è rappresentato dalla posizione su Matteo Renzi. Mentre la segretaria sta lavorando per far entrare l’ex premier nella grande ammucchiata con la quale ambisce a battere il centrodestra, per la Fiom e gli operai (se n’è avuta ampia dimostrazione anche nella discussione di qualche giorno fa) il leader di Italia viva resta la causa di tutti i mali. Posizioni che non si tengono insieme, certo. Ma per un mondo abituato a vivere di incoerenze e paradossi, Renzi alla fine potrebbe pure rivelarsi un problema superabile.
Quello che non è superabile è lo scontro per la leadership che vede la Schlein contrapporsi all’asse Conte-Landini.
Il pranzo della spigola di cui ha parlato due giorni fa Il Messaggero non è certo un primo appuntamento. Il leader, in grande difficoltà, dei Cinque stelle, e il numero uno della Cgil si erano incontrati già in un’altra occasione. Inizio febbraio. A casa di Conte. Tre ore di colloquio per mettere al centro della loro agenda, secondo le indiscrezioni dell’epoca, iniziative comuni nel capo economico e sociale, a partire da un rinnovato pressing sul salario minimo.
Da allora però le cose sono di molto cambiate. Conte, come detto, si è indebolito e Landini, causa elezioni europee, ha fallito il blitz sul Pd. E anche l’agenda politica è mutata. I due speravano di poter contare su una legge di Bilancio lacrime e sangue per crocifiggere il governo sull’economia. Ma hanno capito che alla fine non sarà così.
Esaurite le armi della piazza e degli scioperi a prescindere, oggi gli restano i referendum, le battaglie sui diritti e la resistenza a Renzi. Poco per provare a scalare la, seppur debole, leadership della Schlein.
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