Docenti a scuola ma senza mansioni. Presidi in rivolta e silenzio dal Miur
  • A due giorni dal reintegro, nessuna indicazione sui compiti dei prof no vax. I dirigenti scrivono a Patrizio Bianchi. Il sottosegretario Rossano Sasso (Lega): «Assurdo demansionare gli insegnanti. Cortocircuito causato da Roberto Speranza».
  • Medici: dopo la malattia, il personale sospeso può tornare al lavoro solo per 90 giorni. Reparti verso lo stallo già in estate. Gli Oss, senza Ordine che li riammetta, restano nel limbo.

Lo speciale contiene due articoli.

Come era cominciata così finisce. Tra decreti e correzioni, obbligo vaccinale e super green pass non è mancata la confusione nella scuola nei due anni della pandemia, caos che resta, insieme alla polemica, con il nuovo decreto Covid e la fine dello stato d’emergenza. Infatti non sarà un pesce d’aprile ma da venerdì prossimo i professori non vaccinati torneranno a scuola con il solo tampone negativo. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, fino al prossimo 15 giugno resta in vigore l’obbligo vaccinale per tutto il personale scolastico (requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni), ma per docenti ed educatori che non si sono vaccinati resta la sanzione amministrativa di 100 euro, però potranno essere utilizzati dai presidi per svolgere «attività di supporto» all’istituzione scolastica.

I professori dunque non andranno in classe far lezione, al loro posto restano i supplenti, ma potranno comunque lavorare all’interno dei relativi istituti. È questa la novità prevista dal dl sulle disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto al Covid che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale venerdì scorso e che ha già mandato in tilt i dirigenti scolastici. Ma anche dall’interno dell’esecutivo arrivano voci polemiche. «I docenti non possono essere demansionati. Bisognerebbe mantenere almeno un minimo di serietà», ha detto ieri il sottosegretario al ministero dell’Istruzione Rossano Sasso, intervistato su Radio Capital. Secondo il deputato leghista si tratta di un numero risicato, circa 3.500 insegnanti (per i sindacati, insieme al personale Ata, sono circa 10.000) «che per un motivo o per un altro hanno scelto, penalizzando sé stessi, di non vaccinarsi. Questa decisione ci costa quasi 30 milioni di euro. Perché questi insegnanti vengono sostituiti. Paghiamo due volte per lo stesso servizio. Questo accade perché in un governo di unità nazionale c’è ancora chi vuole mantenere una situazione di emergenza che oggi, grazie ai vaccini, abbiamo superato. Qualcuno si vuole forse vendicare di questi lavoratori che non si sono vaccinati? Parliamo di insegnanti pronti a rientrare in classe, con il tampone, come è successo per altre categorie di lavoratori. È un cortocircuito generato dal ministero della Salute. Sono un sottosegretario e mi devo confrontare con due ministri, quello dell’Istruzione, sensibile al tema, e quello della Salute che, come si dice, da quest’orecchio non ci sente. Questa è una cosa che non ha alcuna logica sanitaria. Se il docente entra con un tampone negativo dov’è il rischio? Se vogliamo invece essere rigorosi, allora non facciamoli rientrare a lavoro, diciamolo chiaramente. Se il 31 marzo viene meno lo stato di emergenza, vengono meno anche tutte le misure legate a quella situazione».

Nel frattempo, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici ha inviato una lettera al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per chiedere di «emanare con tempestività disposizioni attuative che chiariscano quali sono le attività di supporto» che dal prossimo 1° aprile i dirigenti scolastici dovranno assegnare ai docenti inadempienti all’obbligo vaccinale o sprovvisti di documentazione giustificativa. Questo per evitare situazioni conflittuali o contenziosi legali con i singoli dipendenti o con i rappresentanti sindacali. Secondo l’Andis, inoltre, dentro un’organizzazione complessa come la scuola, non si possono definire in pochi giorni ruoli o funzioni di supporto organizzativo-didattico indipendentemente dalle competenze possedute dai docenti interessati e comunque in aggiunta alle funzioni già conferite con l’organico di potenziamento. Sottolinea inoltre il presidente Paolino Marotta «che soprattutto negli istituti comprensivi è difficile ipotizzare mansioni di supporto organizzativo-didattico che non prevedano il contatto con gli alunni». Senza tralasciare il rischio discriminazione, ed è qui la maggior polemica, che scaturisce dalla disparità di trattamento anche economico tanto che qualcuno già parla di «prof pagati senza far niente».

«L’attuazione del dl finirà per incidere negativamente sul clima organizzativo e relazionale delle istituzioni scolastiche, in quanto la nuova modalità di gestione dei docenti non vaccinati potrebbe essere vissuta come disparità di trattamento tra chi si è regolarmente sottoposto a vaccinazione e chi non lo ha voluto fare» spiega Marotta, «Altro motivo di malumore e di incomprensione potrebbe essere il fatto che ci troveremmo da una parte i supplenti confermati sulle classi e, dall’altra, i titolari non vaccinati destinatari di incarichi o funzioni di supporto a questo punto marginali nell’ambito dell’organizzazione scolastica». «Quale sarà la loro mansione?» si chiede il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, che paventa il rischio di «vedere pagati stipendi a persone per non lavorare».


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