I dem vanno a sbattere contro l’Autonomia
Francesco Boccia (Imagoeconomica)
  • Al Senato, il Pd prova a rimandare il testo in commissione per allungare i tempi, ma il blitz fallisce. Toni apocalittici da Francesco Boccia: «Uno dei disastri più gravi della storia italiana, referendum per fermarlo». Roberto Calderoli replica: «Ma se l’avete iniziata voi…».
  • Il ministro Carlo Nordio alla Camera: «L’abuso d’ufficio? Reato troppo evanescente».

Lo speciale contiene due articoli.

Dopo mesi di polemiche a distanza e di audizioni in commissione, sull’Autonomia si è cominciato a fare sul serio. Ieri infatti, al Senato, il ddl Calderoli che stabilisce le modalità con cui le Regioni a statuto ordinario possono richiedere maggiori attribuzioni per sé, è approdato in aula, ed è stato anche oggetto di una votazione rilevante. Il clou del primo vero banco di prova di questo discusso provvedimento, infatti, si è avuto quando le opposizioni hanno avanzato la richiesta che il ddl tornasse in commissione, senza procedere all’esame degli articoli da parte dell’assemblea.

Un tentativo, quello del «campo largo», che ha fatto il paio con la presentazione delle pregiudiziali di costituzionalità fatto martedì, con la velleitaria intenzione di affossare la legge. Anche questa volta i numeri non lasciavano scampo al centrosinistra, la cui richiesta infatti è stata nettamente bocciata, ma anche questa operazione si è innestata in un quadro che lascia facilmente intuire una tattica ostruzionistica nei prossimi giorni (a partire da oggi), quando cioè si passerà alle votazioni degli emendamenti e quindi sull’intero provvedimento.

Il canovaccio è noto e obbedirà a quanto già successo in commissione per questa e per altre leggi sensibili proposte dalla maggioranza dall’inizio della legislatura: interventi a raffica per illustrare ogni emendamento, richiami al regolamento e altri stratagemmi di questo tipo. Che Pd e M5s puntino, di sponda coi loro amministratori locali, a politicizzare il dibattito sull’Autonomia è parso ancor più evidente ieri in tarda mattinata, quando i dem hanno convocato una conferenza stampa per ribadire le critiche al ddl Calderoli, nella quale, per bocca del capogruppo e schleiniano di ferro Francesco Boccia è stata agitata la minaccia di una raccolta di firme per l’abrogazione della legge, una volta approvata. Un appello al popolo che suona per certi versi paradossale, dopo le critiche di «deriva plebiscitaria» indirizzate al premier Giorgia Meloni, ogniqualvolta quest’ultima fa riferimento al consenso popolare di cui gode il suo esecutivo e che non mancherà di risultare contraddittorio quando verosimilmente le sinistre criticheranno il presidente del Consiglio laddove dovesse decidere di sottoporre a referendum il premierato.

«Non basteranno le copertine di Linus», ha affermato Boccia, «dei comitati, da cui fuggono insigni giuristi che non vogliono mettere il loro nome su uno dei disastri più gravi della storia italiana, a far passare il ddl sull’autonomia differenziata. Non escludiamo il ricorso a nessuno strumento, referendum compreso». Sempre in conferenza stampa, Boccia ha confermato l’opzione del suo partito e delle altre opposizioni per l’ostruzionismo: «Faremo di tutto per fermarli, anche con gli strumenti regolamentari. Alcuni passaggi che hanno portato a una nuova mediazione fra Lega e Fdi stanno determinando la necessità di arrivare a nuove formulazioni, e ancora non abbiamo ancora iniziato».

Sul fronte parlamentare, oltre al fallimento dei tentativi di affossamento dell’opposizione, le parole più importanti le ha pronunciate il ministro e intestatario della legge Roberto Calderoli al termine della discussione generale, come da regolamento, laddove ha contestato punto per punto gli argomenti della minoranza, che si possono riassumere nell’accusa di un baratto Lega-Fratelli d’Italia tra Autonomia differenziata e premierato e di voler spaccare il Paese aumentando il divario tra i territori più ricchi e quelli più arretrati, vale a dire tra il Nord e il Sud.

Sul primo punto, Calderoli ha ricordato l’approvazione del Titolo V da parte del centrosinistra e osservato che il ddl «non spacca l’Italia, bensì attua la Costituzione», aggiungendo che «l’Autonomia differenziata non è nel mio testo di legge di attuazione ma è nella Costituzione che avete fatto voi». «Io ho cercato», ha detto ancora Calderoli, «di attuare la Costituzione rispetto a quello che c’è e c’era». Quanto all’accusa di uno scambio col premierato, il ministro ha risposto per le rime ai dem che avevano parlato di «barattellum» nel corso del dibattito in aula: «Non c’è nessun baratto tra premierato a Autonomia»,ha detto, «avete la memoria corta perché nel 2005 la Devolution aveva al suo interno il premierato e fu votata da tutto il centrodestra. Purtroppo fu bocciata dal referendum, ma la nostra volontà sul premierato era già chiara».

Insistendo sulle contraddizioni della sinistra che ora si scaglia contro l’Autonomia, Calderoli ha ricordato che quando ha iniziato il percorso del ddl, «Stefano Bonaccini è stato uno dei primi sostenitori e attuatori dell’Autonomia, perché ha sottoscritto le intese». «Oggi», ha aggiunto, «è presidente del Pd, ma nel 2018, quando si fecero le pre-intese, fu un governo di centrosinistra a sottoscriverle. Chi era vice governatrice della Regione Emilia-Romagna? Quella che oggi è segretaria del partito, solo che allora fu il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna che aveva votato la richiesta dell’autonomia differenziata».

Allineato col ministro leghista tutto il centrodestra, come emerso nel corso della discussione: il senatore di Fdi Marco Lisei, capogruppo in commissione Affari costituzionali ha infatti ricordato che la sinistra «su questo tema aveva già cercato di legiferare nel 2018 con gli accordi tra Stato e Regioni, una sinistra che negli ultimi venti anni prima ha inserito l’autonomia in Costituzione e poi non ha fatto nulla per eliminare le differenze a livello territoriale».

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