• La sinistra britannica ha rivisto le linee guida sulla concessione prolungata del diritto di soggiorno: «Non c’è persecuzione». Ma i profughi assaltano gli studi legali per scongiurare il rischio «limbo».
  • Nel Regno Unito calano i consensi per Starmer. E ora anche Parigi deve fare i conti con l’austerità.

Lo speciale contiene due articoli.

Malgrado il Regno Unito sia guidato dall’esecutivo laburista di Keir Starmer, la sinistra britannica sta criticando da diverso tempo le rigorose politiche di protezione delle frontiere volute dal ministro dell’Interno, Yvette Cooper: segno che la lotta all’immigrazione non era affatto un vezzo dei precedenti governi conservatori, ma un’emergenza nazionale che va presa di petto con urgenza e determinazione.

Lo scorso gennaio, tra le altre cose, il ministero dell’Interno del Regno Unito ha aggiornato le proprie linee guida relative alle richieste d’asilo presentate dai cittadini ucraini. Il cambiamento principale riguarda la valutazione della sicurezza nelle diverse aree dell’Ucraina: anche se il conflitto con la Russia non è ancora terminato, il ministero considera ora generally safe («generalmente sicure») alcune zone del Paese, come Kiev e l’Ucraina occidentale. Questa revisione delle linea guida ha quindi portato il dicastero britannico a respingere molte domande d’asilo presentate dai rifugiati ucraini, negando loro la protezione internazionale. Nelle motivazioni fornite dai funzionari del governo, inoltre, viene specificato che il ritorno in patria sarebbe «ragionevole» e che, comunque, non esporrebbe i richiedenti asilo a rischi immediati.

Su questa vicenda è intervenuto ieri il Guardian con toni scandalizzati e accorati. «Molte famiglie ucraine», ha scritto il quotidiano, «stanno cercano un percorso che consenta loro di stabilirsi definitivamente nel Regno Unito, di garantire ai figli un’istruzione nel sistema scolastico britannico e di migliorare le loro prospettive di lavoro e alloggio. Diverse persone, infatti, sentono di non avere più nulla a cui tornare, provenendo da aree devastate dalla guerra». Il Guardian cita in proposito lo studio legale Sterling Law, che ha dichiarato di essere stato preso d’assalto da numerosi immigrati ucraini, «tra cui donne e bambini vulnerabili, le cui domande sono state respinte. Lo studio sta lavorando a diversi ricorsi, che comportano attese di diversi mesi, durante i quali gli ucraini sono condannati a rimanere in un limbo».

Al di là delle singole vicende personali – anche drammatiche – riportate dal quotidiano per suscitare l’empatia del lettore, è chiaro che le cose sono un po’ più complesse di quanto lasciato intendere dal Guardian. Andiamo ad analizzare i numeri: secondo i dati aggiornati al marzo 2025, il ministero dell’Interno ha registrato che, a partire dal 2022, il Regno Unito ha concesso circa 273.000 visti ai rifugiati ucraini. Per accoglierli, il governo ha attivato già nel 2022, nel giro di pochi mesi, ben tre programmi umanitari specifici, che garantiscono ai beneficiari la possibilità di soggiorno, lavoro e accesso ai servizi sanitari per la durata di tre anni.

Questi programmi hanno permesso di garantire protezione immediata agli ucraini senza passare dalla procedura di richiesta d’asilo tradizionale, per cui occorre dimostrare di essere stati vittime di persecuzioni individuali o fattispecie simili. È per questo motivo che, nonostante i numeri elevati di arrivi, le richieste d’asilo accolte restano contenute. Come riportato dal Guardian, dal 2023 solo 47 cittadini ucraini hanno ottenuto lo status di rifugiato e 724 hanno ricevuto una forma di protezione umanitaria.

Il punto è che, adesso, i visti concessi nel 2022, stanno per arrivare a scadenza. Per ovviare a questo problema, peraltro, il governo di Londra non è rimasto con le mani in mano, ma ha annunciato all’inizio del 2025 un’estensione del visto di 18 mesi per gli ucraini che già risiedono nel Regno Unito e che stanno beneficiando di questi tre programmi umanitari speciali.

Dopo questo anno e mezzo, però, che cosa succederà? Come specificato dal Guardian, molti di questi ucraini vorrebbero rimanere a tempo indeterminato in Gran Bretagna, che hanno eletto a loro patria d’adozione. Secondo un recente sondaggio, la percentuale di rifugiati intenzionati a rientrare in Ucraina è diminuita in modo significativo dall’inizio del conflitto: se nel 2022 circa il 77% dei rifugiati dichiarava di voler tornare in patria, questa quota è scesa nel 2024 al 43%.

Rimanere per sempre in Gran Bretagna, tuttavia, è una richiesta già più impegnativa. Lo status di rifugiato prevede infatti, per sua stessa natura, un periodo di soggiorno temporaneo. Il suo scopo, in altre parole, è quello di garantire protezione ai richiedenti asilo fintantoché la situazione nel loro Paese d’origine non ritorni alla normalità. E appunto, per il governo britannico, alcune zone dell’Ucraina sono oggi sufficientemente sicure. Si può discutere nel merito quanto si vuole, ma concedere a centinaia di migliaia di cittadini stranieri di risiedere indefinitivamente nel Regno Unito è una decisione che spetta al Parlamento, non alle Ong e alle associazioni sponsorizzate dal Guardian.

In ogni caso, un portavoce del ministero dell’Interno ha risposto così alle proteste del quotidiano britannico: «Dall’invasione di Vladimir Putin, abbiamo offerto o esteso la protezione a oltre 300.000 ucraini. Il programma Homes for Ukraine, inoltre, rimane attivo. Tutte le richieste di asilo vengono attentamente valutate nel loro merito, in conformità con i nostri obblighi internazionali. Nessuno che sia ritenuto a rischio di gravi danni sarà costretto a tornare in Ucraina».

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