Teheran (per adesso) in mano a un filorusso
Mohammad Mokhber (Ansa)
  • A guidare la Repubblica islamica fino al voto sarà Mokhber, braccio destro di Khamenei e artefice dell’accordo con Mosca sui droni. Il cambio di vertici potrebbe rafforzare le ambizioni nucleari del regime e, di conseguenza, compromettere la distensione con Riad.
  • Polemiche per la solidarietà di Bruxelles. L’olandese Wilders: «Non in mio nome». Ursula muta, Michel e Borrell afflitti.

Lo speciale contiene due articoli.

È uno scenario ricco di incognite quello che si apre con la morte di Ebrahim Raisi, rimasto ucciso l’altro ieri insieme al ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, a seguito di un incidente in elicottero.

Innanzitutto a livello di politica interna: arrivato alla presidenza iraniana nel 2021, Raisi era considerato un possibile successore dell’ayatollah Ali Khamenei alla carica di guida suprema. Non è quindi escludibile che la sua improvvisa scomparsa possa portare a un periodo di instabilità politica, scatenando una lotta di potere. La presenza di Khamenei ai vertici della Repubblica islamica rende improbabile che possano verificarsi dei cambiamenti di rotta sostanziali nella politica iraniana. Le incognite sorgono semmai su altre questioni. In primis, c’è l’età dello stesso Khamenei: ha 85 anni e il fatto che uno dei suoi più probabili successori sia improvvisamente morto crea una potenziale instabilità. Va anche ricordato che, assieme a Raisi, veniva dato in corsa il figlio dello stesso Khamenei, Mojtaba, che adesso potrebbe acquisire maggior peso politico. Non è comunque chiaro se disponga del sostegno sufficiente per arrivare alla carica di guida suprema. In secondo luogo, si apre la partita per la presidenza. Le Guardie della rivoluzione faranno di tutto per mantenere la loro influenza su questo scranno: in tal senso, un nome che già circola è quello del presidente del parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf. Il punto è che non si possono escludere delle divisioni tra gli stessi pasdaran. Bisognerà infine capire se, oltre ai funerali in programma giovedì, si svolgeranno manifestazioni di piazza. E, in caso, di quale orientamento.

Le prossime elezioni sono state programmate per il 28 giugno. Per il momento, l’incarico di presidente è passato nelle mani del primo vicepresidente iraniano, Mohammad Mokhber. Considerato assai vicino a Khamenei, Mokhber è un ex ufficiale delle Guardie della rivoluzione e intrattiene stretti legami con la Russia. Fu proprio lui, nell’ottobre 2022, a concludere un accordo con Mosca per fornirle droni e missili. Guarda caso, ieri Vladimir Putin e Mokhber hanno avuto una telefonata, evidenziando la loro «reciproca intenzione di rafforzare ulteriormente l’interazione russo-iraniana». Non solo. Il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha anche reso noto che Mosca assisterà Teheran nel cercare di far luce sulle cause dell’incidente: un’inchiesta in tal senso è stata del resto annunciata dal capo di Stato maggiore iraniano, Mohammad Bagheri.

Delle pesanti incognite si registrano frattanto anche sul fronte della politica estera. La leadership iraniana si è infatti ritrovata parzialmente decapitata nel pieno della crisi di Gaza. Se dovesse finire preda di una lotta di potere intestina, la Repubblica islamica rischierebbe di ritrovarsi con una strategia regionale azzoppata.

Non è un mistero che Teheran stia da tempo foraggiando un pericoloso network terroristico, per cercare di ridurre l’influenza di Israele e degli Stati Uniti sul Medio Oriente. Non a caso, a esprimere ieri le proprie condoglianze per la morte di Raisi sono stati Hamas, Hezbollah e gli Huthi: tutti gruppi finanziati da Teheran. Insomma, la crisi di Gaza potrebbe avviarsi verso una svolta: un Iran spaccato al suo interno e ripiegato su sé stesso porterebbe all’indebolimento della propria rete di proxy (a partire da Hamas). Senza contare che una simile situazione potrebbe sfibrare il network internazionale tessuto da Raisi in questi anni: ieri, a porgere le loro condoglianze, sono stati, tra gli altri, Cina, Turchia, Siria e Libano. Israele, che per bocca di un funzionario ha categoricamente escluso un proprio coinvolgimento nella morte del presidente iraniano, potrebbe ora ribaltare la situazione a suo favore nello scontro regionale col regime khomeinista.

Un’altra incognita riguarda le pericolose ambizioni nucleari di Teheran. Il presidente defunto aveva rafforzato i rapporti della Repubblica islamica con potenze nucleari tutt’altro che raccomandabili, come Pakistan e Corea del Nord. Era inoltre metà aprile, quando il Washington Post rivelò che l’Iran sarebbe stato molto vicino alla bomba atomica. Ciononostante, il mese scorso, l’amministrazione Biden non aveva smentito che i colloqui indiretti tra Washington e Teheran per ripristinare il controverso accordo sul nucleare iraniano stessero proseguendo: un ulteriore esempio del pericolosi appeasement dell’attuale Casa Bianca verso gli ayatollah. Da questo punto di vista è significativo il fatto che, a sostituire Abdollahian come ministro degli Esteri, sia stato ieri Ali Bagheri Kani: uno dei principali negoziatori iraniani per il nucleare. A luglio scorso, lo stesso Mokhber sostenne che l’Iran avrebbe dovuto diventare autosufficiente nella realizzazione di reattori nucleari. È quindi improbabile che Teheran abbandonerà le proprie ambizioni atomiche.

Ambizioni che tuttavia stanno compromettendo la sua distensione con Riad. I sauditi temono che gli iraniani possano entrare in possesso dell’ordigno nucleare. E sono rimasti anche impensieriti dal recente attacco di Teheran contro Israele. Una serie di circostanze che sta portando Riad a riavvicinarsi a Washington: appena l’altro ieri, il consigliere per la sicurezza nazionale americano, Jake Sullivan, ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman per discutere di un accordo in materia di sicurezza e di assistenza sul fronte del nucleare a uso civile. Insomma, Teheran sta ormai cadendo in una spirale di crescenti difficoltà.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…