La Meloni prova a sfilare la Tunisia a Macron
Giorgia Meloni e Kais Saied (Twitter)
  • Visita del premier nel Paese nordafricano, sul tavolo l’emergenza migranti, i prestiti del Fmi e l’energia. Parole al miele di Kais Saied: «Lei dice a voce alta quello che altri pensano in silenzio». Un feeling che non farà piacere alla Francia, presenza storica nell’area.
  • L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope. Ieri la presentazione con il presidente del Consiglio, Antonio Tajani, Anna Maria Bernini e Alfredo Mantovano.

Lo speciale contiene due articoli.

Il contrasto ai flussi migratori illegali, il sostegno agli aiuti del Fmi e dell’Ue, la tutela delle infrastrutture e della cooperazione energetica. C’è stata tanta carne al fuoco nella missione tunisina di ieri del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proprio in virtù del fatto che la precaria situazione economica del Paese nordafricano potrebbe generare, se non adeguatamente gestita, una vera e propria catastrofe umanitaria a pochi chilometri dal nostro Paese e un’impennata degli sbarchi, che già negli ultimi mesi hanno visto un aumento determinato dai vari scenari di instabilità che si sono prodotti nell’Africa subsahariana. Una visita, quella del nostro premier, che si è svolta nel solco di quel «piano Mattei» additato come obiettivo del suo governo dal momento dell’insediamento e che è culminata nel faccia a faccia – durato un’ora e 45 minuti – col presidente tunisino Kais Saied nel Palazzo presidenziale. Prima e dopo di quello con Saied il nostro presidente del Consiglio ha avuto due colloqui (uno all’aeroporto di Tunisi appena atterrata e l’altro nella sede dell’esecutivo tunisino) con l’omologa nordafricana Najla Bouden.

Tutte le questioni affrontate sono state pacificamente riconosciute come strettamente legate, a partire da quella dei flussi migratori: la Tunisia è sull’orlo del default, ma il sostegno internazionale tarda a giungere. Sul tavolo ci sono due miliardi promessi dal Fmi in cambio di una serie di riforme e 500 milioni da parte dell’Ue. Meloni ha ribadito l’impegno del nostro Paese a spingere per l’arrivo nel minor tempo possibile di queste risorse a Tunisi: «Nel pieno rispetto della sovranità tunisina», ha dichiarato il nostro premier, «ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese. Abbiamo confermato a Saied», ha proseguito, «il sostegno al bilancio tunisino e anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue – ha concluso – ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen».

Il timore è che i buoni rapporti bilaterali, di fronte al precipitare degli eventi, non servano a contenere la pressione migratoria interna ed esterna alla Tunisia: «Abbiamo fatto fin qui un ottimo lavoro insieme alla Tunisia», ha spiegato il premier, «gli sbarchi in Italia sono sensibilmente diminuiti a maggio rispetto a marzo e aprile. Chiaramente siamo di fronte alla stagione più difficile da questo punto di vista, non possiamo che essere preoccupati per i prossimi mesi e riteniamo che si debba intensificare il nostro lavoro comune rafforzando la collaborazione con le autorità tunisine nell’attività di prevenzione soprattutto nella regione di Sfax, dal cui parte la gran parte dei migranti irregolari. Noi», ha proseguito, «abbiamo già contribuito e contribuiamo alla capacità di gestione delle frontiere in Tunisia, siamo pronti a fare di più anche con il coinvolgimento dell’Unione europea ma l’approccio securitario non è sufficiente se poi non si fa un lavoro importante che riguardi anche investimenti, sviluppo, formazione, flussi regolari e la possibilità di offrire alle persone condizioni di vita migliori». A questo proposito, nel corso della sua visita a Tunisi, Meloni ha rilanciato l’ipotesi di tenere a Roma una conferenza internazionale su migrazioni e sviluppo «per cercare di mettere assieme tutte le necessità legate a un fenomeno che è sicuramente molto imponente e va affrontato a 360 gradi». «Faremo del nostro meglio» , ha concluso Meloni, «per immaginare un evento di questo tipo nel minore tempo possibile». L’importanza della missione di Palazzo Chigi è stata evidenziata anche a Bruxelles, dal commissario agli Affari interni Ylva Johansson, per il quale «la visita di Giorgia Meloni oggi (ieri,ndr) è cruciale perché l’Italia gioca un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni con Tunisi, su questo la Commissione e Roma sono alleate nell’aumentare la cooperazione con questo Paese». Il «buon feeling» che si è instaurato tra Meloni e Saied, come hanno tenuto a far filtrare fonti della presidenza del Consiglio, è stato testimoniato dalle frasi con cui lo stesso presidente tunisino si è rivolto al nostro premier, di fronte ai cronisti: «Lei è una donna», ha detto, «che dice a voce alta quello che gli altri pensano in silenzio».

Come si diceva, il deterioramento economico e politico della situazione tunisina contiene anche un rischio enorme per il mantenimento degli accordi di cooperazione energetica e per la sicurezza delle infrastrutture. Come è noto, l’Italia ha di recente siglato una serie di importantissimi accordi, che hanno fatto della Tunisia, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il primo fornitore di gas al nostro Paese. Tutto questo in una fase in cui invece la Francia, storicamente dominante nell’area, sta invece incontrando difficoltà in Nordafrica.

A questo si aggiunge una nuova infrastruttura per la fornitura di energia elettrica: il cavo Elmed che – come ha sottolineato il nostro presidente del Consiglio – «rappresenta una infrastruttura strategica che lega ulteriormente il destino delle nostre due nazioni, che diventano degli hub di approvvigionamento energetico per l’Europa e per i Paesi africani».

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