Kiev pronta allo scambio di territori
Volodymyr Zelensky e Donald Trump (Ansa)
Donald Trump chiede 500 miliardi di terre rare. E minaccia: «Parte dell’Ucraina può diventare russa». Volodymyr Zelensky snobba il Vecchio continente: «Inutile senza l’America».

Nonostante il piano di pace americano sulla guerra in Ucraina non sia pronto, con Mosca e Kiev non ancora sedute al tavolo delle trattative, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cercato di imprimere un’accelerazione con una serie di dichiarazioni. Nell’intervista rilasciata a Fox News è tornato a parlare del tema delle terre rare ma anche dell’integrità territoriale ucraina.

Il tycoon ha infatti raccontato che si aspetta che Kiev ripaghi gli aiuti forniti dagli Stati Uniti in questi anni, spiegando: «Ho detto loro che voglio l’equivalente di 500 miliardi di dollari di terre rare e hanno sostanzialmente accettato di farlo, così almeno non ci sentiamo stupidi». Parole che sono state seguite da un segnale concreto: il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, sarà a Kiev nei prossimi giorni per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Sempre al canale televisivo americano, Trump ha fatto alcune considerazioni sul futuro dell’Ucraina, non dando per scontato alcun tipo di esito, inclusa la possibilità che una parte diventerà della Russia. Ha infatti dichiarato: «Potrebbero fare un accordo e potrebbero non farlo. Potrebbero essere russi un giorno o potrebbero non esserlo». Immediata la risposta del Cremlino con il portavoce, Dmitry Peskov, che oltre a rendere noto l’aumento dei contatti tra Russia e Stati Uniti, ha sostenuto: «Una parte significativa dell’Ucraina vuole diventare Russia e lo è già diventata. Questa è la realtà», facendo riferimento all’annessione di Mosca di quattro regioni ucraine nel 2022. Intanto, Zelensky non è intervenuto in merito, ma al Guardian ha comunicato che è disposto, in fase di trattativa, a uno scambio territoriale con la Russia. «Scambieremo un territorio con un altro» ha detto, riferendosi alla possibilità di cedere i territori occupati da Kiev nella regione russa di Kursk. E ha anche aggiunto che è pronto a offrire alle aziende americane appalti per la ricostruzione, nel tentativo di convincere Trump a continuare la collaborazione. Il tycoon per ora sembra non concedere sconti a Kiev, con il Guardian che riferisce che nella lista Paesi colpiti dal 25% dei dazi sull’acciaio rientrerebbe anche l’Ucraina.

Ma c’è di più: Il presidente degli Stati Uniti avrebbe in mente, secondo Reuters, di spingere l’Europa ad acquistare le armi americane da inviare a Kiev. Zelensky intanto ha sottolineato, in modo realistico, che l’Ue da sola non sarà in grado di sostenere Kiev, spiegando al Guardian: «Le garanzie di sicurezza senza l’America non sono vere garanzie di sicurezza». Il leader ucraino si è anche mostrato scettico sull’utilità delle truppe di pace in Ucraina, a meno che non siano in larga scala. Il peacekeeping morbido non funzionerebbe: «Non penso che le truppe Onu o qualcosa di simile abbiano mai veramente aiutato qualcuno nella storia» ha concluso Zelensky. E non ha nessuna intenzione di inviare soldati a Kiev il Pentagono, con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che dalla Germania ha fatto sapere: «Non invieremo truppe statunitensi in Ucraina».

Intanto l’Ue continua a chiedere agli Stati Uniti «la massima pressione economica e militare su Mosca» come ha comunicato l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, al vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ieri durante l’incontro a Parigi a cui ha partecipato anche il presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Dalla Casa Bianca è arrivato invece un annuncio positivo che ha anche risolto il mistero sull’aereo arrivato a Mosca da Washington che secondo i media trasportava l’inviato speciale americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Notizia poi confermata: è stato infatti liberato il detenuto americano, Marc Fogel, dal 2021 imprigionato in Russia. E di prigionieri, ma ucraini, ne ha parlato il Wall street journal, rivelando le torture e gli abusi condotti «senza pietà» dalle guardie carcerarie russe.

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