- I ribelli yemeniti prendono atto della tregua, spinti dai loro protettori iraniani che vogliono tornare in gioco dopo la batosta e sfruttare le timide aperture di Donald Trump.
- L’estremismo islamico rialza la testa in India e Pakistan. Occhi puntati su Kabul. Con il ritorno dei talebani, l’Afghanistan è tornato un rifugio per i terroristi.
Lo speciale contiene due articoli
L’accordo di pace ottenuto a Sharm el Sheikh da Donald Trump continua a cambiare la geopolitica del Medio Oriente. Gli Houthi dello Yemen, che per mesi hanno terrorizzato il Mar Rosso attaccando tutto il naviglio che navigava in direzione del Canale di Suez, hanno scritto una lettera alle Brigate Ezzedin Al Qassam di Hamas, dove hanno dichiarato che avrebbero sospeso gli attacchi contro Israele e contro le navi che dall’Asia cercavano di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Rosso.
Questa lettera è stata inviata dal neo-nominato capo di stato maggiore, Yousef Hassan Al Madani, succeduto a Mohammed Al-Ghamari dopo la sua morte in un attacco aereo israeliano.
Si tratta di una notizia di enorme valore strategico ed economico, che dimostra quanto gli equilibri mediorientali siano determinanti per una vasta fetta di mondo. Questa tribù, originaria delle montagne dello Yemen, che ha preso il potere con la forza conquistando circa metà della nazione, ha voluto sottolineare nella lettera che se la tregua verrà interrotta, ricomincerà con maggiore forza con l’obiettivo, sempre dichiarato, di distruggere quella che loro chiamano entità sionista, ovvero lo Stato di Israele.
Lo Yemen vanta una posizione strategica determinante per i commerci fra Asia ed Europa e gli attacchi alle navi hanno causato un aumento dei prezzi e dei tempi di consegna. Questa situazione ha messo in crisi soprattutto l’economia egiziana che ha al primo posto delle sue entrate gli introiti che derivano dal passaggio delle navi dal Canale di Suez. Proprio Il Cairo ha ufficialmente dichiarato che sta lavorando ad una serie di piani necessari per la ripresa degli scambi commerciali attraverso il Canale di Suez, riportandoli a prima del 7 ottobre.
Intanto la compagnia di container francese Cma Cgm ha testato questa settimana il ritorno sulla rotta di Suez dopo essersi spostata sulla circumnavigazione del continente africano nell’ultimo anno. Il peso politico di questa dichiarazione va guardato anche nell’ottica dell’Iran, mentore e punto di riferimento degli Houthi.
Dopo la cosiddetta guerra dei 12 giorni fra Israele e Iran che ha dimostrato la debolezza della resistenza iraniana, gli Stati Uniti hanno tenuto una politica di blanda apertura verso Teheran. Al fondamentale vertice organizzato a Sharm El Sheikh era stato infatti invitato anche Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, che non aveva accettato, ma era stato chiaro che la mossa era stata concordata dal presidente dell’Egitto e da Donald Trump con l’obiettivo di mantenere aperto un canale diplomatico con gli eredi della Persia.
L’Iran sta cercando un riposizionamento dopo il crollo di quello che aveva pomposamente definito come Asse della Resistenza, smantellato pezzo dopo pezzo da Israele e non può precludersi nessuna via né diplomatica né politica.
La notizia è stata ripresa dai media vicini al governo Houthi, ma non c’è stata nessuna conferma ufficiale dai miliziani che spesso usano televisione e radio da loro controllate per dare notizie. Il ritorno alla normalità del traffico marittimo nel Mar Rosso, circa il 12% del commercio globale, ha un peso significativo anche per l’Europa che ha sofferto la situazione.
Intanto gli Stati Uniti hanno annunciato il progetto di costruzione di una grande base militare In Israele, vicino al confine con Gaza, con l’idea di destinarla alle forze internazionali che opereranno nella Striscia per mantenere il cessate il fuoco. La notizia è stata riportata dai media israeliani che hanno spiegato che la base costerà circa mezzo miliardo di dollari e che avrà la possibilità di ospitare diverse migliaia di soldati. Qui potrebbe prendere alloggio la Forza di stabilizzazione (nota anche come Isf) che avrà molti compiti diversi e che non è ancora chiaro da quanti uomini sarà composta.
Gli Stati Uniti hanno proposto che la durata minima sia di due anni e sembra che l’Egitto potrebbe essere la nazione che guiderà questa forza di interposizione. Al momento hanno dato la disponibilità a partecipare anche Giordania, Turchia, Indonesia e Azerbaigian, oltre ad alcuni Paesi europei come l’Italia.
In questa fase di progetti di ricostruzione della Striscia di Gaza l’amministrazione statunitense sta progettando di costruire una sera di alloggi temporanei per circa 25.000 persone dentro la Linea Gialla, la parte della Striscia di Gaza controllata da Israele, destinata ai palestinesi che non abbiano legami con Hamas. Questo piano denominato «Comunità sicure alternative» sarebbe costruito su territori palestinesi. Tutto in divenire però anche perché un’inchiesta del quotidiano Politico ha rivelato che alcuni alti funzionari dell’amministrazione Trump sarebbero preoccupati per la tenuta dell’accordo di pace tra Israele ed Hamas soprattutto per le difficoltà nell’applicazione delle sue clausole fondamentali. Un equilibrio estremamente fragile e che vede anche il ritorno dello Stato Islamico in Siria ed al confine con il Libano con i due governi che stanno faticosamente cercando di limitarne l’influenza.
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