• Quasi 6 milioni di haitiani sono alla fame, mentre le gang criminali spadroneggiano nel vuoto politico. 5.700 le morti violente solo nel 2024. 700.000 gli sfollati.
  • Storia di Haiti, dalla dominazione spagnola all’indipendenza. Dal terrore vudù della dittatura di François Duvalier «Papa Doc» fino all’anarchia violenta del terzo millennio.

Lo speciale contiene due articoli.


L’isola caraibica di Haiti sembra ormai totalmente fuori controllo ad un passo dal baratro come ha dichiarato Maria Isabel Salvador, rappresentante speciale delle Nazioni Unite nel Paese centroamericano. Lo stato non esiste praticamente più e le bande criminali si sono spartite il territorio, arrivando a controllare l’85% della capitale Port-au Prince. Il fragile equilibrio della travagliata isola è crollato nle luglio del 2021 quando venne assassinato il presidente Jovenel Moise all’interno della sua abitazione. Da quel momento sono cominciati gli scontri politici sulla sua successione ed in questo vuoto di potere le gang hanno dilagato. Il successore di Moise, Ariel Henry, ha cercato un aiuto internazionale, ma dopo aver firmato un accordo per l’arrivo ad Haiti di un contingente di poliziotti dal Kenya, non è nemmeno riuscito ad atterrare nella capitale perché l’aeroporto era finito sotto controllo di una banda. Henry ha continuato ad esercitare le sue funzioni da Puerto Rico, senza rimettere piede ad Haiti e senza nessun reale potere. Il 12 aprile del 2024, dopo le dimissioni di Henry si è insediato a Port-au Prince il Consiglio Presidenziale di Transizione che ha cercato di coinvolgere tutti i partiti haitiani, cosa impossibile perché nell’isola le formazioni politiche sono oltre un migliaio. Nell’ultimo anno le cose sono addirittura peggiorate e la giovane e combattiva ministro degli Esteri Dominique Dupuy chiede l’aiuto internazionale da mesi. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha parlato di timori di un imminente collasso della presenza dello Stato ad Haiti e della necessità di un imminente sostegno al paese per evitare che la capitale cada totalmente sotto il controllo delle gang criminali. Ericq Pierre è un economista di fama mondiale ed è il Rappresentante Permanente di Haiti presso le Nazioni Unite e lancia un disperato grido di aiuto. «Il mio paese sta morendo lentamente sotto i colpi delle bande criminali, dei trafficanti di droga e dei trafficanti di armi. Gli haitiani non hanno più una vita e chiedo l’immediato intervento internazionale per salvare il nostro popolo. La Missione Multinazionale di Sicurezza (MMAS), assolutamente insufficiente, è lontana dal raggiungere i 2500 poliziotti promessi. Ad oggi sono arrivati soltanto 100 agenti, soprattutto dal Kenya, ma il loro apporto alla lotta contro il crimine organizzato è molto limitato perché è soltanto la polizia haitiana a combattere. Il Kenya ha dichiarato di avere altre 300 poliziotti pronti a partire, ma mancano i fondi per la logistica. Fino ad oggi soltanto il Canada e gli Stati Uniti hanno sostenuto finanziariamente questa operazione, ma servono investimenti molto superiori o la battaglia per la sopravvivenza sarà persa». Gli ultimi report parlano di circa 1200 morti soltanto nei primi tre mesi del 2025, mentre nel 2024 oltre 6000 persone sono state assassinate ed oltre 50mila hanno dovuto abbandonare i propri quartieri divenuti terreni di scontro fra i criminali e le forze di polizia. Gli stupri si contano a centinaia, anche di gruppo e non esistono più zone sicure della capitale. Il quartiere di Petionville, quello dove si trovano gli edifici governativi e le poche ambasciate ancora aperte, è stato pesantemente attaccato nelle settimane scorse ed i cittadini si sono ormai organizzati in milizie di autodifesa che scendono in strada affiancando la polizia negli scontri. L’aeroporto internazionale «Toussainte Louverture» è stato nuovamente chiuso perché riconquistato dalla banda «Viv Ansamn » (Vivere Insieme), guidata dall’ex poliziotto Jimmy Cherizier, detto Barbecue. Questa gang è riuscita a mettere insieme più gruppi criminali ed ha preso il controllo sia dell’aeroporto che del porto della capitale, due aree chiave che la polizia aveva faticosamente riconquistato e che isolano Port-au Prince dal resto del mondo. Smith Augustin è un diplomatico che ha servito come ambasciatore nella Repubblica Dominicano ed oggi è un membro del Consiglio Presidenziale di Transizione e ci racconta una situazione drammatica. «Stiamo lavorando per mantenere l’esistenza dello stato ad Haiti, si tratta di una lotta fra la legalità e l’illegalità. Il mondo deve sostenere questa battaglia per la nostra sopravvivenza, le gang non possono vincere. Abbiamo arruolato una forza di intervento speciale che si chiama Brigata per la Sicurezza delle Aree Protette (BSAP) ed abbiamo fatto una chiamata patriottica dei cittadini. Oggi si combatte perché Haiti non diventi un covo di criminali e si possa continuare a vivere senza la paura di essere assassinati. Soltanto la settimana scorsa nella regione di Kenscoff ci sono stati 300 morti e la polizia si è dovuta ritirare. Qui una banda ha preso il controllo di un deposito di armi ed hanno dichiarato di voler chiudere la strada che porta dalla capitale alle province meridionali». Questa mossa disperata del governo provvisorio sembra soltanto creare l’ennesimo problema, perché nessuno sa a chi questi paramilitari rispondano realmente e sembra invece che dietro ci sia un tentativo di colpo di stato con milizie private da parte di alcuni membri del Consiglio Presidenziale di Transizione. La speranza sembra aver definitivamente abbandonato Haiti.

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