• Dalla «Stampa» a Michele Serra: dramma cavalcato per una filippica sugli stranieri. Tiziana Ferrario (ex Rai): «Priorità ai minori di Gaza».
  • La piccina affetta da una patologia genetica è spirata nella notte tra domenica e lunedì: «Nell’hospice assistenza carente, le hanno staccato per sbaglio gli antidolorifici».

Lo speciale contiene due articoli.

E allora i figli degli immigrati? Mentre Indi Gregory era in agonia, i fustigatori della vituperata «ideologia» pro vita rinfacciavano al governo Meloni di aver strumentalizzato politicamente la tragedia. Lanciando, al contempo, un’altra strumentalizzazione politica: e allora i figli degli immigrati? A loro la destra non dà la cittadinanza?

«Non fanno numero né mercato», lamentava domenica La Stampa, impegnata in complicate piroette qualunquiste: «Se è giusto spendersi per una bambina, è giusto spendersi per ogni bambino, da quelli che muoiono in Medio Oriente e in Ucraina a quelli che muoiono in mare». E che noi, ogni volta che ci riusciamo, salviamo. Dalle onde e dalle bombe. Quanti ne abbiamo soccorsi nel Mediterraneo? Quanti ne abbiamo accolti dall’Est martoriato? Sì, nel mondo una miriade di bambini soffre. Ma a due passi dai nostri confini patrii, chi di loro viene obbligato a morire dai giudici, contro la volontà dei genitori e nonostante l’offerta di aiuto di un eccellente ospedale straniero? Chi di loro viene costretto a esalare l’ultimo respiro in un hospice, perché il magistrato non lo autorizza nemmeno a tornare a casa?

A Che tempo che fa, Michele Serra ha sgridato il Consiglio dei ministri: «Sarebbe bello che si riunisse per dare la cittadinanza italiana anche alle centinaia di migliaia di figli di immigrati». E uno immagina orde di invisibili, destinati a patire fame e freddo, reietti, ignorati o disprezzati. Invece Serra stesso ha aggiunto che i perseguitati, in realtà, «studiano qui, lavorano qui, pagano le tasse qui e parlano italiano meglio di tanti deputati». Dunque, quale basilare diritto staremmo negando loro? Se dal Senegal arrivasse una piccina con la stessa patologia genetica di Indi, al Bambino Gesù le chiuderebbero le porte in faccia? In Italia abbiamo una buona legge: i minori, accompagnati o meno, li accogliamo, li mandiamo a scuola, in ospedale se è necessario. A un certo punto diamo loro la cittadinanza. E va bene così.

Il fermento degli indignati non s’è arrestato neppure dinanzi alla morte della piccola Gregory. L’ex volto del Tg1, Tiziana Ferrario, su X, era «perplessa. Qual è il rigore giornalistico che fa aprire i tg Rai del pranzo con la morte di una bimba inglese malata incurabile e non con i neonati morti a Gaza tra le bombe per la mancanza di corrente alle incubatrici?». Anche la Ferrario – ovvio – si è preoccupata di denunciare il «cinismo» dell’esecutivo di Giorgia Meloni, distratto nei confronti dei «ragazzi/e nati qui alle prese con le lentezze per avere la cittadinanza». Soltanto che, nel frattempo che aspettano, non rischiano di morire. Studiano, lavorano, appunto. Se li ricoverano, li assistono. Li curano.

In effetti, sarebbe ora di uscire dall’equivoco: qui nessuno si aspettava che Indi guarisse. Nessuno pensava al «miracolo», su cui ha ironizzato Serra in tv. I medici di Roma offrivano cura, mica guarigione. Ecco: la battaglia di mamma e papà Gregory era quella di chi spera che un proprio caro lasci la Terra in un posto in cui se ne prendono cura. Non dove brigano per staccargli la spina.

Eh – ribattono i «competenti» – ma i dottori britannici sono i più bravi del pianeta. Ce l’hanno ripetuto diversi commentatori, a cominciare dalla virostar Andrea Crisanti. Secondo l’editorialista della Stampa, Eugenia Tognotti, contestare la saggezza del magistrato inglese, Robert Peel, significa non rendere «un buon servizio alla scienza». Quale? Quella dei camici bianchi italiani, che promettevano trattamenti palliativi e gestione del dolore per la bambina, non contava nulla? Erano cialtroni? Come mai i grandi luminari d’Oltremanica volevano lasciar morire Tafida Raqeeb, che a Genova hanno recuperato?

C’è persino chi ha avuto il coraggio di tirare fuori i vaccini. Alessio De Giorgi, responsabile del sito del Riformista, considera Indi una vittima «di due genitori no vax e no scienza», che le avrebbero «prolungato inutilmente l’esistenza». Si fossero iniettati tre dosi, non avrebbero combinato quel casino, no? Si sarebbero rassegnati all’idea che, a giudicare dell’utilità di una vita malata, c’era il savio justice Peel. L’uomo che, al console italiano che aveva invocato il trasferimento della nostra connazionale, ai sensi della Convenzione dell’Aia, ha risposto a bimba morta. Con una lettera dal retrogusto oltraggioso: «Assumo che non voglia procedere con la richiesta». Oramai…

Il rubricista di La 7, Luca Bottura, ha accusato la Meloni di aver pubblicato, «per quattro consensi», una foto della piccina solo debolmente pixellata, violando la deontologia giornalistica. Riccardo Magi, di +Europa, ha definito «un atto politico», anziché umanitario, concedere la cittadinanza alla Gregory. Vista la carrellata degli sfregi postumi, in fondo in fondo ha ragione Serra: il dramma di Indi «meriterebbe il silenzio». Più che per lei, per certi pessimi predicatori.

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