- L’Ue vuole la procedura d’infrazione. Nel mirino i conti (parziali) 2019, quelli 2018 targati Pier Carlo Padoan e quota 100. Giuseppe Conte: «Mi impegno a trattare». Matteo Salvini: «La flat tax è la soluzione».
- L’assist perfetto ai piani del Colle. La minaccia della Commissione è benzina per le aspettative di Sergio Mattarella. Su tutte, inserire un europeista alla Enzo Moavero Milanesi nella rosa dei nomi per la Commissione. Utilizzando la paura di stangate come lubrificante.
- Niente panico sui mercati. Il cane dello spread abbaia però alla fine non morde. Le Borse avevano scontato in anticipo le mosse di Bruxelles. Dopo l’annuncio il differenziale Btp/Bund rimbalza, ma chiude in calo.
- La multa si giocherà al super suk delle nomine. Decisivo l’Ecofin del 9 luglio. Ma negli incontri precedenti, su commissari e Bce, i gialloblù possono incidere.
Lo speciale comprende quattro articoli.
Scontata come un film già visto, è arrivata la rispostaccia di Bruxelles: la Commissione considera «giustificata» l’apertura di una procedura contro l’Italia per debito eccessivo. La «regola» non è stata rispettata nel 2018 (quando per molti mesi al governo c’era il Pd), e, secondo Jean-Claude Juncker e soci, non lo sarà neanche nel 2019 e nel 2020. Ora tocca al Comitato economico e finanziario del Consiglio pronunciarsi entro due settimane. Infine, palla all’Ecofin, l’8-9 luglio, che ha il potere di attivare i passi successivi, anche se per le vere e proprie sanzioni serviranno (o servirebbero) anni.
Altrettanto prevedibile la sceneggiata dei due commissari economici, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, interpreti anche ieri del collaudato numero del poliziotto cattivo e del poliziotto (apparentemente) buono. Il lettone si è assunto la parte del bad cop, pronunciando torvo la sua requisitoria, e sostenendo che l’Italia abbia «tutti gli indicatori macroeconomici in rosso». Ha solo omesso di ricordare che la Lettonia riceve ogni anno dall’Ue 500 milioni, pari al 2% del Pil lettone. Per capirci, se l’Italia ricevesse altrettanto, avremmo ogni anno da Bruxelles 32-33 miliardi. Fantascienza pura.
Il francese Moscovici, invece, sforzandosi di apparire soave, si è travestito da good cop, recitando una battuta forse lungamente provata allo specchio: «La mia porta resta aperta». Frase pronunciata in italiano in conferenza, e scritta sempre in italiano pure su Twitter.
Ma solo un illuso (o qualcuno in malafede) può credere all’«amicizia» di Moscovici. Esattamente come nei mesi scorsi solo all’Italia fu riservato il trattamento mediatico che sappiamo (dichiarazioni di fuoco a Borse aperte, per incendiare lo spread e terremotare i mercati), e come solo all’Italia fu riservata la conferma e l’inasprimento delle clausole di salvaguardia, allo stesso modo ieri soltanto a noi è stata prospettata la procedura. C’erano infatti quattro paesi nel mirino, e cioè Italia, Francia, Belgio e Cipro, ma solo per noi è stato «raccomandato» il trattamento peggiore. Per la sua Francia, invece, Moscovici ha fatto sapere che lo sforamento del 3% «è solo temporaneo» (peccato che sia avvenuto quasi sempre negli ultimi 10-12 anni) e che «i criteri di deficit e debito sono rispettati». Converrà annotarsi queste chiose di Moscovici, anche in considerazione delle ultime misure di spesa allegra decise da Emmanuel Macron.
Nel frattempo, e la cosa farebbe quasi sorridere se non parlassimo di cose tremendamente serie, la Commissione ha proposto di chiudere la procedura nei confronti della Spagna dopo dieci anni. Avete letto bene: dopo dieci anni.
Tutto scontato quindi? Forse due cose non erano prevedibili. Primo: il fatto che ad assumersi la responsabilità di un colpo così pesante verso l’Italia sia stata una Commissione al capolinea, i cui membri hanno letteralmente gli scatoloni in mano, e che anziché agire con prudenza hanno deciso di operare politicamente da kamikaze. Secondo: il carattere provocatorio delle raccomandazioni, per non dire dei diktat, che Bruxelles invia all’Italia.
Se l’Italia accettasse il pacchetto a scatola chiusa, sarebbe un vero e proprio pilota automatico imposto da Juncker e soci. Alcuni passaggi sono retorici e vuoti, il solito elenco di buone intenzioni (combattere il sommerso, far crescere il lavoro femminile, investire in educazione-ricerca-sviluppo, rendere più efficiente la Pa, accorciare i processi, irrobustire la concorrenza, ecc), ma altri sono autentiche provocazioni. Eccole: riforma del catasto (cioè un ulteriore aumento della tassazione immobiliare, mentre l’Italia è già massacrata da un’insostenibile patrimoniale da 21 miliardi sul mattone), ridurre l’utilizzo del contante (cosa c’entra con deficit e debito?), ridurre l’ammontare di npl nei bilanci bancari (quando la vendita accelerata – anzi la svendita – delle sofferenze ha già dato una mazzata alle nostre banche), e implementare la riforma delle pensioni (tutti hanno letto in questo passaggio un attacco a quota 100).
Di tutta evidenza, it’s politics: politica, un attacco politico. Al quale Matteo Salvini ha risposto tenendo il punto: «L’unico modo per ridurre il debito creato in passato è tagliare le tasse (flat tax) e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio. Con tagli, sanzioni e austerità, sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione: dobbiamo fare il contrario. Non chiediamo i soldi degli altri, vogliamo solo investire in lavoro, crescita, ricerca e infrastrutture. Sono sicuro che a Bruxelles rispetteranno questa volontà».
Più vago – quasi neodemocristiano – Luigi Di Maio: «Noi siamo persone serie, l’Italia è un paese serio, che rispetta la parola data. Ci metteremo seduti al tavolo con responsabilità, non per distruggere ma per costruire». Un nota altrettanto anodina di Palazzo Chigi ha aggiunto che «il governo intende continuare a dialogare con la Commissione».
Intanto, un primo segnale (da non disprezzare) è venuto dallo spread, che non si è infiammato, e ha chiuso a 271. Almeno per il momento, i soliti incendiari non potranno titolare: «Allarme spread». Forse i mercati aspettano più un taglio di tasse e politiche pro crescita che le giaculatorie dei commissari in uscita.
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