- Al raduno di Pontida il vicepremier traccia la rotta: «Le europee del 2019 saranno un referendum fra l’Ue dei banchieri e quella dei popoli e del lavoro. Penso a una Lega delle leghe, che metta assieme tutti i movimenti liberi su scala continentale».
- La linea dura italiana è efficace: i taxi del mare si fanno da parte e la Marina libica riprende il controllo delle operazioni. La cancelliera, isolata sui migranti, ora rischia.
Lo speciale contiene due articoli
«Facciamoci sentire con la Merkel, con Macron, con Saviano… Facciamoci sentire fino agli attici di New York». Daniele Belotti, lo storico speaker di Pontida, ultras dell’Atalanta, si sgola aprendo il discorso del leader Matteo Salvini. E decide di far volare il popolo del pratone con un richiamo da «internazionale populista», come l’ha già ribattezzata il Financial Times paragonando il nuovo vento politico europeo al celebre slogan di Karl Marx nel Manifesto: «Proletari di tutto il mondo unitevi». Belotti non lo fa a caso. Perché è lì che vuole arrivare il vicepremier e ministro dell’Interno: sovranisti, populisti, nazionalisti e chiunque sia contro le élite devono unirsi per conquistare l’Europa. Magari il mondo, con un’alleanza forte con il presidente statunitense Donald Trump. Insomma, terminate le elezioni amministrative Salvini si è già messo in cammino per una nuova campagna elettorale, quella del 2019, quando ci saranno le elezioni europee.
A Pontida c’è chi ha stampato il santino elettorale, come Angelo Ciocca che invita i militanti a votarlo il 26 maggio del prossimo anno. Mancano quasi 12 mesi: ci si porta avanti. La data, a quanto pare, c’è già. «Le europee dell’anno prossimo», ha detto più volte Salvini negli ultimi due giorni, «saranno un referendum fra l’Europa delle élite, delle banche, della finanza, dell’immigrazione e del precariato, e l’Europa dei popoli e del lavoro. Grazie alla Lega», ha detto in un altro passaggio, «l’Europa diventerà una comunità di popoli, non di burocrati. Penso a una Lega delle leghe in Europa che metta insieme tutti i movimenti liberi, sovrani». Il segretario leghista ne è convinto, vuole costruire «un’alleanza internazionale dei populisti. E per me populista è un complimento». Come si metta in pratica questa nuova Lega 3.0, capace di conquistare Bruxelles e il mondo, è al momento ancora poco chiaro – forse nella stessa mente del segretario – ma da quel che trapela Salvini intende muoversi come già fece nel 2014, incontrando i partiti populisti e sovranisti d’Europa. All’epoca c’era Marine Le Pen in Francia, ma era un altro mondo. Era diversa anche la Lega di allora, che arrivò al 6,2%, mentre ora veleggia nei sondaggi oltre il 30%.
Per di più il Carroccio di quattro anni fa era dilaniato dalle guerre interne. Ora viaggia compatto. Ieri sul pratone non si sono fatti vedere gli ex segretari, Roberto Maroni e Umberto Bossi. Il dado è tratto e la Lega salviniana, nazionalista, populista, sovranista, continua la sua marcia. «Sono qui per un patto d’onore e per un patto d’amore. La vita è troppo breve», ha aggiunto Salvini, «lasciamo che siano gli altri a odiare e rosicare. Noi abbiamo tempo solo per costruire. Si rassegnino i compagni: l’Italia che noi governeremo per i prossimi 30 anni è un’Italia che non ha paura di niente e nessuno, è un’Italia orgogliosa e fondata sulle autonomie». La Pontida del 2018 doveva essere ricordata come quella della svolta italiana. In realtà la vecchia guardia padana resiste ancora. Sulla collina davanti al palco c’è il solito striscione «Secessione», mentre tra gli stand gastronomici si possono trovare leghisti calabresi, siciliani e umbri. È un miscuglio fatto di mille contraddizioni, ma che viaggia più compatto che mai. Sul palco si succedono i governatori di centrodestra, da Luca Zaia a Giovanni Toti, mentre sul prato – dove si segnalano malori per il gran caldo – si trovano pure elettori del Movimento 5 stelle pentiti, passati subito con la Lega. Del resto la ruspa di Salvini punta a inglobare definitivamente Forza Italia di Silvio Berlusconi – le prossime elezioni regionali di Abruzzo e Basilicata in autunno saranno un buon campo di prova – ma soprattutto a erodere altri consensi ai grillini. L’obiettivo, al momento, è stato raggiunto. La Lega voleva porsi come forza populista capace di governare. Per adesso gli italiani sembrano apprezzare. Ma dovranno arrivare i risultati di governo.
Non a caso durante il suo discorso Salvini ha ribadito alcuni punti fermi, come l’abolizione della legge Fornero. Ma è all’Europa che pensa il segretario della Lega, ben sapendo che la destra radicale è ormai la seconda forza politica, di poco dietro al Partito popolare euopeo (Ppe) tanto caro a Silvio Berlusconi. Le vittorie di pentastellati e Lega in Italia il 4 marzo scorso, la vittoria della Brexit due anni fa in Inghilterra, il lento declino di Angela Merkel in Germania come i sondaggi al lumicino del socialista francese Emmanuel Macron, fanno pensare che il prossimo anno il Parlamento europeo potrebbe essere del tutto rivoluzionato. Già il Corriere della Sera, l’11 marzo, spiegava sondaggi alla mano che ci potrebbero essere già oltre 30 milioni di voti per un blocco politico di questo genere. Ma i nodi da sciogliere sul tappeto sono troppi. Per esempio Fidesz, del premier ungherese Viktor Orbán, sta nel Ppe. Ma il vento è lo stesso che spira in Austria e Polonia. La sfida adesso sarà quella trovare una sintesi anche con il M5s, che però nelle ultime settimane ha iniziato a presentare spaccature al suo interno, con il presidente della Camera, Roberto Fico, già pronto a capeggiare il dissenso interno. Ma una super Lega insieme ai grillini potrà conquistare l’Europa? Ieri John J. Judis, autore di The populist explosion: how the Great recession transformed american and european Politics, mostrava scetticismo al Sole 24 Ore su tale possibilità, spiegando che i vari partiti sono troppo diversi tra loro sull’euro, sull’immigrazione, persino su temi sensibili come quello della famiglia. «I partiti populisti sono di solito di destra, ma ci sono anche quelli che hanno programmi nazionali più vicini alla sinistra», ha detto Judis nell’intervista. Salvini ci penserà più avanti. Ora si gode la sua Pontida di lotta e di governo.
Alessandro Da Rold
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