Il Wall Street Journal critica l’assistenzialismo della manovra ma loda la flat tax: «Migliore stimolo fiscale alla produzione negli ultimi anni». Anche il Financial Times è duro: «Il governo ha diritto di governare».

Per la terza volta, arrivano i nostri dagli Stati Uniti. Dieci giorni fa, era stato un uomo forte di Jp Morgan, Nick Gartside, a dire che la banca Usa avrebbe non solo confermato ma addirittura aumentato l’acquisto dei Btp italiani. A stretto giro di posta, era arrivato anche l’esplicito incoraggiamento all’Italia da parte del segretario al Tesoro dell’Amministrazione Trump, Steven Mnuchin.

Adesso, mentre la Commissione Ue sta meticolosamente apparecchiando da giorni un attacco anche mediatico contro il governo gialloblù, innescando un fuoco di fila di aggressioni sulla stampa internazionale come pendant della salita dello spread e dalla discesa della Borsa, è stato il Wall Street Journal, forse il quotidiano più autorevole al mondo, a mettere in dubbio la narrazione concepita tra Bruxelles e Strasburgo.

E lo ha fatto non con un commento qualsiasi, ma con un editoriale attribuibile alla direzione (firmato cioè dall’Editorial board). Focus sulla crescita e sulle misure più adatte per irrobustirla, e sottotitolo che dice tutto: «I mandarini di Bruxelles scelgono di fare con Roma la battaglia sbagliata».

Paragrafo dopo paragrafo, il Wsj fa a pezzi la sceneggiatura di Moscovici e compagni. Intanto, ecco la fulminante sintesi della bocciatura della manovra: «I mandarini di Bruxelles hanno preso la decisione senza precedenti di chiedere che l’Italia riscriva la sua cattiva manovra (bad budget) in linea con i cattivi principi fiscali (bad fiscal principles) di Bruxelles». E già qui a Moscovici dev’essere andato di traverso il caffè: «bad» lui e le sue regole, né più né meno degli italiani e della loro manovra.

A seguire, una lezione di democrazia: «La Commissione vuole che Roma consegni un budget in linea con gli impegni del precedente governo. Ma le elezioni hanno conseguenze». E quindi, fa capire il Wsj, è impensabile che le forze vincitrici rinuncino al loro programma.

Poi il cuore del commento, equilibratissimo e carico di suggerimenti acuti, tra critiche e elogi. «Gli altri governi europei, i contribuenti e gli investitori», scrive il Wsj, «hanno ragione a esser preoccupati di alcune parti del piano italiano: decine di miliardi di euro in nuova spesa sono stanziati per regalie assistenziali impossibili per l’Italia senza sprechi e corruzione: nulla di ciò innescherà crescita economica». Messaggio che i grillini faranno bene a metabolizzare, e i loro alleati leghisti a non sottovalutare. Ma poi arriva l’incoraggiamento: «Però altre parti del budget italiano meritano sostegno, in particolare la flat tax a due aliquote proposta dal leader leghista Matteo Salvini, che è il miglior colpo di riforma fiscale “supply side” di cui si abbia memoria in Italia». Morale: una chiara distinzione tra la parte sviluppista e antitasse del programma e quella assistenzialista, e un invito a un riequilibrio a favore della prima sulla seconda.

Ma soprattutto una critica feroce a Bruxelles: «Nessuno nella Commissione sembra in grado di distinguere tra tagli di tasse che incentivano la crescita, e spesa che non lo fa». Peggio, annota il Wsj: «Una parte delle richieste di Bruxelles è che l’Italia aumenti l’Iva fino al 25% nel 2021 dal 22% attuale». Gli economisti di Bruxelles non capiscono che «pareggiare il bilancio attraverso aumenti di tasse è controproducente, perché poi la minore crescita incide sul gettito».

Conclusioni: «Il rischio principale è che Bruxelles imponga una multa pari allo 0,2% del Pil e che Roma sia costretta ad abbandonare la flat tax pro crescita. A quel punto Roma potrà dire con ragione che sono stati i burocrati Ue non eletti da nessuno a coartare la volontà dei cittadini italiani. Se Bruxelles vuole vincere una battaglia sul bilancio, dovrebbe preoccuparsi meno di discutibili target fiscali, e più delle politiche che possono aiutare l’Italia a crescere».

A dare un’altra amarezza al team Juncker ha provveduto anche il Financial Times, solitamente molto severo verso il governo italiano, a cui però il quotidiano della City destina una critica di forma assai meno grave di quella di sostanza rivolta a Bruxelles: «La Commissione deve stare attenta a non giocare al gioco dei populisti italiani, dando l’impressione che un governo regolarmente eletto non possa perseguire le politiche economiche che sceglie», anche perché «non tutte le idee del governo italiano sono sbagliate. I nuovi leader hanno diritto di volere un cambiamento» anche se «il problema è che, nella loro disperazione di spingere l’Italia fuori dalla palude, stanno governando in un modo disordinato e imprevedibile che allarma i mercati e solleva profondi dubbi a Bruxelles e nell’Eurozona».

Quanto alla Borsa, giornata difficile, con una chiusura pesantemente negativa (-1,69%), mentre lo spread si è arrampicato fino a quota 322,50.

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