Schermate delle chat del Movimento 17 ottobre con i messaggi sulle manifestazioni e sui concentramenti annunciati all’ultimo momento
Le schermate delle chat del Movimento 17 ottobre con le indicazioni agli organizzatori sui luoghi dei concentramenti e sulle modalità della protesta

Il Movimento 17 ottobre annuncia i punti di ritrovo alle 14.30, mezz’ora prima dei concentramenti. Nelle chat circolano istruzioni per affrontare gli sbarramenti e gestire lacrimogeni ed esplosioni. A Milano schierati 500 paracadutisti della Folgore.

Quelle annunciate per oggi in diverse città italiane non sono manifestazioni, ma prove di guerriglia urbana. Nessuna segnalazione alle prefetture e ben poco di spontaneo. Si tratta di azioni studiate a tavolino, pianificate già in origine come violente, permeabili alle infiltrazioni dei maranza, utili ad alzare il livello dello scontro, e ben definite nella strategia, che prevede esplicitamente di «sfondare gli sbarramenti» e, se possibile, utilizzare la folla come scudo.

Le città bersaglio — numerose quelle di provincia, oltre a Milano e Bologna, già fulcro delle devastazioni dello scorso weekend — da giorni sono sotto stretta sorveglianza delle forze di polizia, che oltre ai controlli quotidiani hanno effettuato perquisizioni personali e in abitazione in 18 centri urbani e a carico, tra gli altri, di 51 minorenni che avevano partecipato ai saccheggi e agli assalti di sabato e domenica.

Tra il materiale sequestrato figurano «telefoni cellulari, computer e altri dispositivi informatici, armi soft air, oggetti atti a offendere, munizioni da guerra, armi da taglio, coltelli, manganelli telescopici» e ancora «tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenenti benzina, indumenti per il travisamento, come passamontagna e scaldacollo».

L’allerta è alta ovunque, i negozi dei centri storici sono pronti a chiudere al primo accenno di pericolo e, in particolare, Milano oggi sarà blindata dai 500 militari — paracadutisti della Folgore — messi in campo con poteri di pattugliamento e sorveglianza, perquisizioni e intervento diretto in caso di reato.

Il Movimento 17 ottobre cambia i piani

Rispetto a una settimana fa, oltretutto, sono gli attori in gioco a essere cambiati e, se possibile, peggiorati. Piazza Italia ha rinunciato a partecipare per timore di nuovi scontri e sono poche le scuole, in tutto il Paese, che hanno ufficializzato la loro presenza, mentre — per paradosso — i pro Pal sono gli unici ad aver chiesto l’autorizzazione per un presidio da 300 persone previsto alle ore 16, sempre a Milano.

A scendere per le strade fin dalle 15, con cortei poco pacifici, saranno dunque soprattutto gli adepti del Movimento 17 ottobre, il movimento virtuale, che esiste solo sui social, che dopo essersi intestato i successi della prima edizione è diventato il catalizzatore — di evidente matrice antagonista — delle pulsioni anti-Meloni che varia sinistra cova da tempo.

E proprio ieri pomeriggio il Movimento 17 ottobre ha cambiato i piani. Dopo aver annunciato per giorni cortei e proteste a Milano, in piazza Duomo, Bologna, in piazza Nettuno, Torino, in piazza Castello, Roma, al Circo Massimo, e ancora nelle piazze simbolo di altri capoluoghi di provincia — Firenze, Padova, Bari, Genova, Ferrara, Cagliari, Perugia, Modena, L’Aquila, Bergamo, Treviso e Venezia — ieri gli appuntamenti sono stati annullati.

«Niente più raduni nelle piazze preannunciate», hanno scritto gli organizzatori sulla chat di riferimento, «la protesta si improvvisa domani alle 14».

La nuova strategia, riportata nelle chat che contano migliaia di membri, è la seguente: «Le piazze iniziali non sono più valide, alle 14.30 in punto, in ogni città, comunicheremo tre concentramenti. Tre punti distinti, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. Ogni gruppo si dirige verso il concentramento geograficamente più vicino, basta seguire la logica della prossimità. Alle 15.30 comunicheremo la piazza finale».

E ancora: «I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato, per ritrovarsi insieme in un’unica grande piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno».

Nelle chat le istruzioni per affrontare gli sbarramenti

Se la zona in cui si concentreranno i disordini non è ancora nota, evidenti sono invece le intenzioni. La tattica — spiegata ai partecipanti alla chat nel dettaglio — prevede di «scendere tutti uniti in piazza e marciare in file parallele» per «provare a sfondare i loro sbarramenti».

Se la polizia «comincia a picchiare», scrivono ancora gli organizzatori, «le file davanti arretrano di qualche passo, ma senza mai fermare gli slogan», perché «più la folla si avvicina alle file delle forze di sicurezza, meno queste possono lanciare i lacrimogeni», precisano gli organizzatori, «e in questo modo cresce la nostra pressione su di loro».

Nella chat non mancano indicazioni su come comportarsi in caso di incidenti: «Se lanciano lacrimogeni restare fermi e calmi: il panico fa inalare più fumo», «se senti un’esplosione, non scappare, resta in fila e proteggiti la testa», «non toccare il bossolo del lacrimogeno senza guanti».

E nemmeno l’outfit può essere trascurato. Per tutti l’indicazione è di procurarsi «occhiali protettivi acquistabili a poco prezzo in qualsiasi ferramenta», «kefiah per proteggere bocca e polmoni dai lacrimogeni», «felpa o maglione con il cappuccio, che aiuta a tenere i gas lacrimogeni lontano dal viso», «guanti da cucina che aiutano a proteggere le mani» e, infine, «scarpe comode per correre e muoversi in fretta».

Insomma, la tipica tenuta da pacifista, a cui vanno aggiunti, come un kit di pronto soccorso, «cerotti, bende, disinfettante», «antidolorifici e Maalox liquido (o miscele di antiacido liquido e acqua, spesso 50/50) per attutire gli effetti dei gas lacrimogeni», oltre a «sapone neutro per lo spray al peperoncino».

«I palazzi sono come torri di avvistamento e osservazione a favore del movimento popolare», concludono i «ribelli» del 17 ottobre, ricordando a ogni manifestante che è vietato «rimanere passivi, se si fa parte della rivoluzione».

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