Hanno investito su di lui, anche sul piano emotivo. Per dirla con Sergio Mattarella, gli insegnanti dell’istituto comprensivo della Barona, quartiere alla periferia di Milano, si sono fatti carico del suo malessere. Tuttavia, essersi sobbarcati il disagio di questo bambino – il ragazzino ha 11 anni – a quanto pare non è servito a molto.

Le immagini delle devastazioni nel capoluogo lombardo, infatti, ritraggono il minorenne, immigrato quattro anni fa dal Marocco, mentre, con un passamontagna sul volto, scappa con la roba rubata o cerca di sfondare i vetri di un supermercato. Sembra che, dopo aver visto i video, alcuni docenti abbiano pianto presi dallo sconforto e c’è da capirli.

Però c’è anche da comprendere il fenomeno che abbiamo di fronte: averlo accolto, averlo affidato a un insegnante di sostegno e aver cercato di costruire un rapporto con la famiglia, cosa non semplice, non ha evitato che a 11 anni questo bambino si unisse a migliaia di altri ragazzini per compiere atti di vandalismo e furti.

E quanti sono quelli che, più o meno alla sua età, si comportano allo stesso modo? Perché si fa presto a dire che il governo inasprisce le pene a carico degli adolescenti invece di affrontarne il disagio. Così come è facile definire strampalate le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che parla di costruire nuove carceri per i ragazzini.

Ma, forse, prima di parlare bisognerebbe dare uno sguardo ai numeri che, come dice Elly Schlein, sono testardi quasi quanto quegli esponenti di sinistra che ancora si rifiutano di guardare in faccia la realtà. Cominciamo con i dati pubblicati dal Sole 24 ore, che mettono a confronto i reati commessi in tutta Italia.

In generale, le denunce per furti, rapine e pure per delitti sono in calo, ma c’è un vero e proprio boom di quelle che hanno per protagonisti dei minorenni. Si parla del 34% tra il 2024 e il 2025 e all’interno di questa percentuale c’è molto da indagare. In poco più di sei anni, le risse scatenate o a cui hanno partecipato ragazzi con meno di 18 anni sono cresciute del 93%, le rapine del 53%. I minori denunciati o arrestati per lesioni negli ultimi dieci anni sono raddoppiati. E le violenze sessuali compiute da chi ha meno di 18 anni, in sei anni sono aumentate di un terzo e solo di un quarto o poco più i tentati omicidi.

L’aspetto più preoccupante, tuttavia, è costituito dall’abbassamento dell’età di chi commette questi reati. Si tratta, cioè, di giovanissimi e le prime denunce si segnalano quando ancora questi piccoli delinquenti (vista la qualità delle accuse, la minore età non può certo attenuare la portata dei comportamenti criminali) non hanno ancora 15 anni. Oltre alla crescita dei reati compiuti da minorenni e alla diminuzione dell’età, c’è un ulteriore elemento da tenere presente per consentire una più generale riflessione sul fenomeno.

Secondo gli ultimi dati, la rete della giustizia minorile segue 16.603 adolescenti e, in base alle cifre del Garante dei detenuti, i ragazzi oggetto di misure di restrizione della libertà erano, alla fine dello scorso anno, 4.747, l’8% in più di quelli registrati nel 2024.

Non è finita, perché ci sono altri numeri testardi: più del 40% dei detenuti (le statistiche oscillano fra il 42 e il 44%) sono immigrati o figli di immigrati.

Tuttavia, mi sento in dovere di spezzare una lancia per i ragazzi, in favore dei quali sento, ora, discorsi molto preoccupati. Ma gli uomini delle istituzioni che oggi lanciano appelli invitandoci a capire il disagio giovanile dov’erano quando questi minorenni venivano chiusi in casa per effetto di una misura che non soltanto non ha evitato il diffondersi del coronavirus, ma ha fatto aumentare in maniera esponenziale il malessere di migliaia di adolescenti? Lo dicono i dati dei servizi sociali e gli studi medici: i disturbi psichici di quell’epoca hanno pesato e pesano. E adesso, chi ha chiuso in casa i ragazzi e aperto le porte all’accoglienza ci fa pure la predica.

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