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Il negozio Foot Locker di san Babila a Milano dopo il saccheggio (Getty Images)

Mentre nelle chat Telegram c’è già chi prepara il prossimo appuntamento con la violenza, due degli arrestati per l’assalto al Foot Locker di via Passarella si sono mostrati al gip «spaesati e spaventati». Ma in piazza, precisa il giudice che li ha privati della libertà, non si sarebbero affatto sottratti «all’euforia di poter entrare in un negozio e impossessarsi di scarpe e vestiti senza pagarli».

Abderrazak E. O., nordafricano di appena 19 anni nato e cresciuto in Italia, ha provato a giustificarsi parlando dei suoi problemi mentali e persino di istinti suicidi.

Yasin Arafat, invece, appena diciottenne e residente in provincia di Lodi, ha dichiarato di essere entrato nel negozio solo a devastazione avvenuta per prendere un paio di scarpe che poi ha deciso di lasciare.

Versioni che per il gip del tribunale di Milano, Fabrizio Filice risultano «del tutto incompatibili» con i dati raccolti dalla polizia e con le testimonianze rese dal responsabile del negozio e dall’addetto alla sicurezza.

Assalto al Foot Locker di Milano, tre giovani restano a San Vittore per devastazione e saccheggio

E ora entrambi (oltre al tunisino di 19 anni Farouk Mabrouk accusato di aver prima distrutto le vetrine a colpi di spranga e poi essersi impossessato della merce che ancora stringeva tra le mani all’arrivo della polizia) resteranno rinchiusi nel carcere di San Vittore con le pesanti accuse di devastazione e saccheggio, così come richiesto dalla Procura.

Un centinaio i devastatori che avrebbero assaltato il negozio, con il preciso obiettivo di portar via felpe, scarpe e magliette. E per il gip entrambi gli arrestati hanno «attivamente partecipato all’assalto al negozio» anche perché «il loro tentativo di sottrazione della merce non è scindibile materialmente dalle condotte di devastazione e saccheggio massivo in atto».

A tutela della salute di Abderrazak e alla luce della documentazione medica prodotta dal suo difensore, il giudice ha chiesto di sottoporre il giovane a visita psichiatrica in carcere e predisporre il protocollo per la prevenzione di eventuali gesti autolesivi.

Nel frattempo l’attenzione si sposta verso il prossimo fine settimana.

Col passare delle ore si moltiplicano gli eventi di piazza annunciati in decine di città, da Nord a Sud. Il Movimento 17 ottobre con un post pubblicato su Instagram ha annunciato una mobilitazione permanente fissando l’appuntamento: ogni sabato alle 15.

«Bisognerebbe aumentare la violenza»: su Telegram si prepara la prossima guerriglia

Ma è su un apposito gruppo Telegram che i «manifestanti» mettono a punto idee, strategie e veri e propri manuali per incitare ad altra violenza. «Con il libro di filosofia alla mano e 4 vetrine rotte dove volete arrivare», scrive un utente della chat ottenendo subito una risposta inquietante: «Ma infatti a parer mio bisognerebbe aumentare la violenza».

Dai manuali per gli scontri ai gruppi Signal per seguire gli spostamenti della polizia

C’è chi, invece, si preoccupa maggiormente di come prepararsi al meglio in vista dei nuovi disordini: «…ci vuole più organizzazione sia per lo scontro che per la difesa, molti sono stati colpiti gravemente» viene ricordato in chat, ma qualcuno decide di alzare ulteriormente il tiro, chiedendo un vero e proprio manuale.

Si arriva così a parlare espressamente di «formazione allo scontro» senza lasciare nulla al caso dai «materiali» alle «strategie» con un preciso obiettivo, ovvero «limitare le perdite tra di noi… per evitare che decine di ragazzi vengano presi e di conseguenza far dilagare la paura tra di noi e il conseguente spegnimento delle rivolte».

Discorsi che per qualcuno sarebbe meglio affrontare altrove. «Telegram è un po’ poco sicuro» fa notare un utente (il gruppo viaggia al ritmo di centinaia di messaggi all’ora suddivisi per argomenti) ma c’è chi trova subito una soluzione e propone di «muoversi su Signal».

Ma nel vademecum in vista dei prossimi scontri c’è molto altro. La chat che ne ospita i contenuti si chiama «Materiali per lo studio» dove vengono fissate le priorità dei movimenti di piazza tra «cordoni e servizi d’ordine compatti» e la creazione di gruppi Signal «per comunicare come e dove si spostano gli sbirri» con l’accortezza di cancellarli «subito dopo la piazza» per non lasciare «tracce».

Nella stessa chat c’è chi pubblica una guida recentissima in francese e chi posta i titoli e la trama di documentari sulle rivolte in Cile, Grecia e persino quella di Honk Kong.

Piantedosi lancia l’allarme sull’indottrinamento social: nel mirino i giovanissimi

E proprio all’incessante appello alla violenza che viaggia da giorni in rete è stato dedicato un focus specifico durante la riunione di ieri del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito in Prefettura a Milano.

Tra i temi al centro del confronto tra istituzioni e forze dell’ordine il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha evidenziato quello relativo all’ingaggio e l’indottrinamento che viene fatto attraverso i social.

Un fenomeno che supera i confini milanesi e diventa di «portata generale» con un’attenzione particolare ai giovanissimi.

E, non a caso, le verifiche delle ultime ore hanno portato la Digos a denunciare due minorenni tra La Spezia e la Lunigiana con l’accusa di concorso per istigazione a delinquere.

Via social istigavano coetanei a compiere furti e danneggiamenti in un negozio Apple e nel centro commerciale Le Terrazze nella giornata di sabato 24 ottobre. Ma fortunatamente sono stati fermati prima di entrare in azione.

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