Vetrina sfondata durante le proteste e gli scontri del 18 ottobre 2026 in piazza Duomo a Milano
Una vetrina sfondata durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in piazza Duomo a Milano (Getty Images)

Se fossero stati di destra, non avrebbero perso un istante: avrebbero evocato il nazismo, il rogo dei libri, si sarebbero avventurati in accorate analisi sociopolitiche per spiegare quali e quanti danni faccia la mancanza di cultura. Non abbiamo dubbi a riguardo, anche perché ieri, dopo aver assistito allo scempio in varie città d’Italia, c’è stato chi ha avuto il coraggio di dire che «assomigliano ai forconi e ai no vax», perché «non hanno leader né una testa pensante». Tutte balle: i leader li hanno eccome, e pure le teste pensanti. E sono esattamente quei leader e quelle teste, per lo più appartenenti all’area dei centri sociali, ad avere allestito l’osceno spettacolo andato in scena sabato.

Il cui momento più emblematico è stato di certo l’assalto alla libreria Feltrinelli di Porta Nuova, a Torino. I ragazzotti incappucciati sono entrati a forza, sbattendo in terra i libri, sfasciando gli espositori. Potremmo dire che sia la chiusura di un cerchio, che dice tanto se non tutto sulla matrice ideologica delle sommosse e sugli inevitabili esiti di una precisa propaganda.

La rivoluzione mancata e il raid alla Feltrinelli

I facinorosi sono entrati in una libreria che fa parte di una catena fondata da Giangiacomo Feltrinelli, una sorta di nonno o bisnonno degli antagonisti di oggi. Uno che certo aveva una cultura di cui gli odierni imbecilli sono sprovvisti, ma che per tutta la vita — fino alla morte su un traliccio a Segrate, in un attentato finito male (per lui) — ha sognato la rivoluzione.

Ed eccoli lì, i nipotini della rivoluzione, animati da ciò che resta del delirio sovversivo comunista: un’orda belluina di maranza e centri sociali che porta acqua al sistema che finge di combattere. L’aristocrazia progressista di cui Feltrinelli era membro di rilievo ora comanda, e pure da un bel po’. Ha prodotto il mondo che gli studenti dicono di detestare e che l’intellighenzia sinistrorsa fa mostra di voler criticare (salvo sguazzarci amabilmente).

È la stessa intellighenzia che nelle ultime settimane ha coccolato i presunti studenti contestatori di Francia e poi d’Italia, che si è eccitata per gli scontri in strada e le scuole distrutte, che si è messa a pontificare sul carovita e il disagio. Ancora ieri qualcuno aveva il fegato di scrivere che «la violenza va sempre condannata», ma le ragioni della protesta sono valide. Certo, come no. Guardate come è finita: con i libri di questi signori intellettuali sbattuti a terra e calpestati dai maranza mannari. Con la libreria di sinistra che espone i libri antagonisti presa d’assalto e devastata. Che patetico contrappasso.

Dalla lotta al sistema alle vetrine di Foot Locker

E mentre a Torino l’orda devastava i saggi pensosi e impegnatissimi, altrove la manovalanza della sovversione dimostrava la sua profonda coscienza politica sfasciando i negozi di scarpe da ginnastica firmate. In fondo è questo che brama il maranza: non vuole sovvertire il sistema, vuole la sua fetta di torta, e che sia bella glassata e ripiena.

Ecco qui la lotta contro il razzismo, il desiderio di integrazione, il disagio sociale: tutte menate infrante sulle vetrine di Foot Locker. Alla faccia della Cgil e di tutti coloro che hanno voluto raccontare un’inarrestabile spinta politica proveniente dal fondo della società. La realtà è che l’unica propulsione politica è venuta dall’alto, dalle élite progressiste che hanno aizzato e tentato di cavalcare il cupio dissolvi dei «nuovi italiani» e degli antagonisti farlocchi. Ciò che hanno ottenuto è sotto gli occhi di tutti, pure se ora questi fenomeni cercano di svincolarsi dalle devastazioni o — come il sindaco di Milano — cercano di scaricare le responsabilità sulla questura.

Un tempo la Feltrinelli stampava gli opuscoli dei guerriglieri, ora viene devastata dai maranza. La Storia si ripropone sotto forma di farsa. Peccato che i nuovi sovversivi non leggano Marx né Foucault. Al massimo li sbattono a terra, frustrati per non avere ancora saccheggiato gli scaffali con le nuove Air Jordan.

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