Oggi comincia la fine dell’Europa dei Macron
  • Il vertice Ue nasce inconcludente. E dimostra che l’attuale sistema è agli sgoccioli.
  • Emmanuel Macron furioso: «In Italia pochi sbarchi, non è un’emergenza». Matteo Salvini: «Arrogante». E si prepara per la campagna di Libia.
  • La nave Lifeline è ancora bloccata nel Mediterraneo. Il comandante provoca il ministro italiano: «Vuole arrestarmi? Lo aspetto». I porti maltesi rimangono chiusi: «Non è nostra responsabilità». E la Guardia costiera italiana avvisa le Ong: «Chiamate i libici».
  • A leggere i veri dati, La Valletta sembra aver blindato le proprie coste da tempo.


Lo speciale contiene quattro articoli.

La rabbia sta infettando il cervello di Emmanuel Macron come lebbra. Solo così si spiegano gli attacchi stizzosi che il presidente francese rivolge al nostro Paese ormai da giorni. Anche ieri ha berciato di «estremisti che giocano sulle paure» (cioè i nostri attuali governanti); ha voluto ribadire che «l’Italia non sta vivendo una crisi migratoria»; ha ringhiato che lo sbarco dei migranti deve avvenire «nel porto sicuro più vicino» (ovvero, in buona sostanza, sulle nostre coste). Poi, non pago, ha minacciato: «Sanzioni per Paesi che non accolgono migranti» (e dire che il primo a chiudere le frontiere è proprio lui, forse dovrebbe sanzionarsi da solo…).

La sua rabbia scaturisce da una consapevolezza: l’Unione europea così come la conosciamo, a partire da oggi, comincia a sgretolarsi. I Paesi membri non sono mai stati divisi come ora: ciascuno fa per sé, ciascuno cerca disperatamente un vicino disposto a sostenere una pur minima causa comune. Macron tenta di fare sponda con il premier spagnolo Pedro Sánchez, lisciandoli il pelo con ruffianeria. Lo spagnolo, tuttavia, ha già reso noto nei giorni che di migranti in più da accogliere non ne vuole sapere. Non li vogliono gli spagnoli, non li vogliono i francesi, e neppure i tedeschi, che su questo tema stanno rosolando Angela Merkel. Non li vuole l’Austria, e infatti ieri il cancelliere Sebastian Kurz ha dichiarato che rafforzerà i controlli alle frontiere se la Germania insisterà con l’idea di rispedire gli immigrati nei Paesi confinanti.

«Faremo tutto il necessario per difendere i nostri confini», ha detto Kurz alla Bild. «Ciò significa proteggere la frontiera al Brennero e altrove». Ovviamente, gli stranieri non li vogliono vedere nemmeno in fotografia i Paesi del gruppo Visegrad, che oggi non si presenteranno nemmeno all’incontro consultivo europeo organizzato da Jean Claude Juncker. Un summit – lo sappiamo ormai da giorni – destinato a non concludere nulla. Ma che, però, funge da efficacissima cartina di tornasole dello stato dell’Europa: un’Unione a pezzi.

Il caos migratorio, è evidente, è solo la parte superficiale di una faglia che è decisamente più profonda. La frattura è economica, geopolitica, riguarda l’intelligence, i rapporti con gli Stati Uniti e la Russia. Eppure è indicativo che il colosso di Bruxelles si sfarini a partire dalle migrazioni, un tema di enorme interesse popolare.

Quella che sta franando è, appunto, l’Europa dei Macron, dei caporioni arroganti che fino ad oggi hanno deciso sopra le nostre teste, incuranti della volontà popolare, per altro contando sulla complicità di chi ci ha governato.

Lo «schema chiaro» che Macron intende proporre oggi è la replica esatta del sistema attualmente in vigore, quello in base al quale l’Italia (magari con un contributo della Grecia) deve farsi carico di tutti i recuperi in mare e di gran parte dell’accoglienza. Un sistema che è stato sostenuto anche dal nostro Paese finché Paolo Gentiloni è rimasto in carica. Proprio Gentiloni, un paio di giorni fa, si è congratulato con il greco Alexis Tsipras, facendogli i complimenti perché «ha salvato il suo Paese scommettendo sull’Europa». Ecco, il dramma economico greco che ancora persiste mostra chiaramente gli effetti della sottomissione (la «scommessa» cui faceva cenno Gentiloni) all’Ue. Il caos migratorio italiano è un’altra faccia del medesimo disastro.

Ora che alcuni dei «sottomessi» hanno alzato la testa su vari fronti, tutto il sistema vacilla. La Merkel in difficoltà cerca di rattopparlo, il tronfio Macron sputa veleno. Gli altri, nell’attesa, coltivano l’orticello dei propri affari. Cosa che, finalmente, abbiamo cominciato a fare anche noi.


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